[Fonte: www.tiscali.it]
“Ogni singolo uomo vede soltanto una porzione della verità complessiva; e molto spesso, in realtà quasi sempre, egli deliberatamente s'inganna anche su questo piccolo prezioso frammento" [...] [Fred/Bob Arctor – Un oscuro scrutare - P.K.Dick]
martedì, ottobre 21, 2008
Usa, archiviata la querela contro Dio
[Fonte: www.tiscali.it]
sabato, settembre 20, 2008
Lhc live
Cliccando sul link sottostante potrete vedere l'esperimento in atto al Cern di Ginevra ripreso da telecamere a circuito chiuso.
LHC Compact Muon Solenoid Experiment Webcams
mercoledì, settembre 10, 2008
Cern, attivato l'acceleratore Lhc "E' andato tutto come previsto"
Al via l'esperimento preliminare dell'istituto nucleare di Ginevra Iniettati i primi fasci di protoni: le collisioni nei prossimi giorni. Le particelle hanno percorso senza problemi i 27 chilometri del tunnel.
LE FOTO - LO SPECIALE DI REPUBBLICA TV
La prova. Nel test di oggi per la prima volta un fascio di particelle, composto da un miliardo di protoni, ha percorso interamente l'anello di 27 chilometri, senza però essere "accelerato" dai magneti superconduttori e quindi con una velocità inferiore a quella prevista per gli esperimenti, che sfiora quella della luce. La prova preliminare ha poi visto l'iniezione di un altro fascio in direzione opposta, utile perchè si potesse verificare la perfetta percorribilità del tunnel in entrambi i "sensi di marcia".
Le reazioni. Il direttore del Cern Robert Aymar esulta. "Abbiamo due emozioni: la soddisfazione per aver completato una grande missione e la speranza di grandi scoperte davanti a noi''.
Gli fa eco il presidente del Cnr ed ex direttore del Cern, Maiani: "Il test di oggi è estremamente importante. Con Lhc si apre una nuova generazione di macchine, inoltre - precisa - il principio delle collisioni che oggi viene applicato con Lhc è stato inventato in Italia negli anni '60, a Frascati, nell'anello dell'acceleratore Ada da un fisico austriaco che all'epoca si era trasferito a fare ricerca da noi".
Sottolinea il contributo italiano anche il presidente dell'istituto nazionale di fisica nucleare Roberto Petronzio: "E' una svolta per la scienza, oggi comincia un nuovo percorso e i 600 fisici italiani che hanno collaborato all'esperimento potranno dire di esserci stati".
Il problema tecnico. Nella notte, durante i preparativi per il test della mattina, il Cern aveva comunicato che erano stati rilevati alcuni "piccoli problemi elettrici", che non hanno tuttavia impedito lo svolgimento dell'esperimento preliminare.
I prossimi esperimenti. Probabilmente già da questo ottobre saranno iniettati nuovi fasci di protoni, che verranno poi accelerati e fatti scontrare. Sono 4 gli esperimenti principali su cui si concentreranno i circa 3.000 fisici coinvolti nel progetto: Atlas e Cms daranno la caccia al bosone di Higgs, la cosiddetta "particella di Dio" che ha dato massa a tutte le altre, Lhcb studierà le differenze tra materia e antimateria, mentre Alice si occuperà dello stato della materia nei primi istanti dell'universo.
venerdì, settembre 05, 2008
Il rap degli scienziati per il test sul Big Bang
LA REPUBBLICA, 5 settembre 2008
Il 10 settembre è in programma il Large Hadron Collider. Secondo alcuni scienziati "si rischia la fine del mondo"
Il Cern spiega in musica perché non bisogna avere paura.
ASCOLTA IL RAP DEGLI SCIENZIATI
Perché le particelle elementari presentano masse diverse? Sappiamo che il 95% della massa dell'universo è costituita da materia diversa da quella ordinaria. Di che si tratta? In altre parole, cosa sono la materia e l'energia oscura? In termini per non addetti ai lavori, come ha avuto inizio l'universo? A queste ed altre domande i fisici di tutto il mondo sperano di trovare risposte esaurienti il 10 settembre.
In un tunnel di 27 chilometri di circonferenza, scavato tra 50 e 150 metri sotto terra tra le montagne del Giura francese e il lago di Ginevra in Svizzera, l'Lhc (Large hadron collider), il più grande e potente acceleratore di particelle esistente al mondo costato 6 miliardi di euro, farà scontrare due fasci di particelle atomiche che viaggiano in direzione opposte e ad altissima velocità (oltre il 99,9% della velocità della luce) generando temperature che supereranno un trilione di gradi Celsius (100 mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole) e una pioggia di nuove particelle che verranno studiate dai fisici. In questo modo gli scienziati sperano di individuare le particelle dette bosoni di Higgs, che, per ora solo in teoria, avrebbero dato massa ad ogni altra particella esistente.
La collisione avverrà in quattro punti, in corrispondenza di quattro caverne in cui il tunnel si allarga in altrettante sale, o stazioni sperimentali, che ospitano le sedi dei rivelatori dei principali esperimenti di fisica delle particelle programmati dal Cern. E' infatti il Centro europeo per la ricerca nucleare, con sede a Ginevra, alla guida del più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi, finanziato da venti paesi europei più gli Stati uniti ma che sta facendo discutere tra loro ricercatori di tutto il mondo.
Un gruppo di studiosi contrari all'esperimento, preoccupati dai rischi che potrebbe comportare il ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il big bang che ha dato origine all'universo, qualche tempo fa si era rivolto alla Corte europea dei diritti umani denunciando gli Stati sponsor del progetto di violare il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e chiedendo quindi la sospensione del test.
Il ricorso - comunque respinto - parla di mondo a rischio distruzione, di esperimento che potrebbe addirittura creare un mini buco nero che, nel giro di quattro anni, aumenterà di potenza e dimensioni fino a risucchiare in sé il pianeta stesso. Per fortuna questi scenari apocalittici sono molto lontani dalla realtà, anche perché - seppur in tono minore - è da trent'anni che si fanno test simili senza che siano state registrate conseguenze particolari.
Secondo il portavoce del Cern James Gillies, il ricorso non ha introdotto argomenti che non siano stati già stati esaminati in passato e se questi esperimenti fossero pericolosi già lo si saprebbe. Al Centro europeo per la ricerca nucleare sono convinti che non c'è nessun motivo per temere che la messa in opera dell'Lhc possa dar vita ad un buco nero, anche perché in natura - come quando i raggi cosmici colpiscono la terra - si producono continuamente collisioni di energia, persino più forti di quelle che saranno prodotte artificialmente dall'acceleratore.
[di MARINA ZENOBIO]
mercoledì, settembre 03, 2008
"Fermate il test sul Big Bang o la Terra sparirà"
L'esperimento fra 10 giorni. Guerra tra scienziati: "Un buco nero ci inghiottirà"
Il Cern di Ginevra: nessun rischio. Ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani
Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori l'esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta. Così, all'ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.
Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.
Qualcuno, tuttavia, teme che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c'è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l'acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent'anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.
Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni e polemiche perché è il più grande mai costruito, con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l'altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare eventualmente a un risultato del genere, per le difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro l'acceleratore.
Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro Ricerche Nucleari di Ginevra: "Il ricorso non introduce nessun argomento che non sia già stato esaminato e respinto in passato, se questi esperimenti fossero rischiosi lo sapremmo già".
In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10 settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire, darà luce verde all'iniziativa: che non sarà la "fine del mondo", ma un po' di curiosità al di fuori dei confini della scienza, in questo modo, l'ha ottenuta.
[ENRICO FRANCESCHINI]
mercoledì, marzo 19, 2008
Repubblica popolare cinese: 15 monaci tibetani in carcere
Si tratta di Samten, Trulku Tenpa Rig sang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup, Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa, in carcere dal 10 marzo per aver preso parte a una manifestazione pacifica a Barkhor, Lhasa, la capitale della Regione autonoma tibetana. Non si hanno ulteriori informazioni sul luogo in cui sono detenuti nè su eventuali accuse formulate nei loro confronti e Amnesty International teme il rischio di torture e altri maltrattamenti.
Firma l'appello per la loro scarcerazione cliccando QUA.
BACKGROUND:
Le proteste sono scoppiate lunedì 10 quando circa 400 monaci hanno marciato dal monastero di Drepung verso Lhasa, chiedendo la fine della campagna governativa che costringe i monaci ad abiurare il Dalai Lama e a subire propaganda politica. Oltre 50 di loro sono stati arrestati nel corso della marcia. I monaci di altri monasteri sono scesi in strada chiedendo la scarcerazione degli arrestati. Le proteste hanno dato vita a disordini a Lhasa e in altre zone del paese.
La polizia e i soldati hanno lanciato gas lacrimogeni, hanno assalito i dimostranti e hanno esploso proiettili nel tentativo di disperdere la folla. Venerdì le proteste a Lhasa hanno assunto un carattere violento.
Fonti ufficiali cinesi hanno annunciato la morte di 10 persone, per lo più uomini d'affari di Lhasa. Voci non confermate hanno riferito di un numero maggiore di vittime.
A Lhasa vige il coprifuoco e i negozi sono chiusi. La città è stata isolata tramite posti di blocco, mentre il centro è presidiato da veicoli blindati e mezzi della polizia. Le forze di sicurezza hanno anche circondato tre importanti monasteri di Lhasa, costringendo i monaci a serrarsi all'interno e picchiando chi tentava di uscire. I monaci del monastero di Sera hanno iniziato uno sciopero della fame per costringere i militari cinesi a sciogliere l'assedio.
Proteste pacifiche di tibetani si sono svolte anche in Nepal e in India.
Qui, i dimostranti che intendevano marciare verso il confine cinese sonos tati fermati e arrestati.
A Kathmandu, la capitale nepalese, le manifestazioni sono state sciolte con violenza e alcune persone sono state trattenute in carcere per breve tempo, picchiate e sottoposte a ulteriori maltrattamenti.
[Amnesty International, Sezione Italiana]
Addio ad Arthur Clarke, gigante della fantascienza
Aveva 90 anni e dallo scorso dicembre era stato ricoverato a più riprese per complicazioni respiratorie. ''Sir Arthur si è spento per una crisi cardio-respiratoria'', ha annunciato il suo segretario personale, Rohan da Silva. Clarke viveva in Sri Lanka dalla metà degli anni Cinquanta.
Scrittore di fantascienza tecnologica, Clarke è riesciuto mirabilmente a riversare in narrativa le idee scientifiche alla base dei suoi studi: è autore di oltre 50 libri, tradotti in 30 lingue diverse, stampati in decine di milioni di copie. Ed è anche lo studioso, lo scienziato, il geniale ideatore dei satelliti geostazionari, il teorico degli ascensori orbitali, delle coltivazioni sottomarine, del cavo cristallino monomolecolare.
Arthur Charles Clarke nasce il 16 dicembre 1917 a Minehead, una cittadina balneare del Somerset, in Inghilterra. A 21 anni si trasferisce a Londra, viene assunto dalla British Interplanetary Society, e comincia a interessarsi delle nascenti ricerche aerospaziali. Durante la Seconda Guerra Mondiale combatte nelle fila della Raf, l'aeronautica inglese, con i gradi da ufficiale. Partecipa anche agli esperimenti con i primi radar e i pionieristici sistemi di atterraggio cieco. Racconta in seguito quest'esperienza nel suo libro (non fantascientifico) 'Sentiero di discesa', e la ricorda anche più tardi, forse inconsciamente, nella stesura del romanzo 'Ombre sulla Luna'.
Al termine della guerra, Clarke pubblica l'articolo tecnico 'Extra-terrestrial Relays', discutendo della possibilità di posizionare satelliti in orbita geostazionaria per le comunicazioni. Per l'epoca si tratta di un'intuizione assolutamente straordinaria. Passano infatti 25 anni prima che essa venga realizzata, e Clarke ha rimpianto a lungo che, se solo avesse brevettato la sua idea, sarebbe diventato miliardario. Comunque, essa gli frutta in seguito grandi riconoscimenti nel mondo della ricerca scientifica (medaglia d'oro del Franklin Institute, Premio Lindbergh, Borsa di Studio del King's College di Londra). Ma la massima gratificazione gli viene concessa dall'Associazione Astronomica Internazionale, che battezza ufficialmente l'orbita geostazionaria a 42.000 chilometri Orbita di Clarke. Curiosamente, la carriera di scrittore procede di pari passo con quella di scienziato. Infatti, nello stesso 1945, Clarke pubblica anche il suo primo racconto di fantascienza. Si tratta di 'Rescue Party', scritta nel marzo di quell'anno ed apparsa nel maggio dell'anno successivo su 'Astounding Science'.
Nel 1948 Clarke ottiene il First Class Honor (importante titolo accademico inglese) in matematica e fisica presso il King's College di Londra. Il 15 giugno 1953 sposa l'americana Marilyn Mayfield, da cui divorzia appena sei mesi dopo. Interrogato a tale proposito, lo scrittore confessa: "Sapevo già di non essere tipo da matrimonio, ma pensavo che ogni uomo dovesse sposarsi almeno una volta nella vita".
Negli anni successivi Clarke-scienziato si interessa di meteorologia (profetizzando come i satelliti ed i razzi meteorologici siano destinati a rivoluzionare questa branca della scienza) e di esplorazione oceanica. Clarke scrittore, invece, in questo periodo scrive i suoi più importanti romanzi di fantascienza, nonché opere di saggistica e di divulgazione. Nel 1962 termina il libro 'Profiles of the Future', in cui si sforza di estrapolare con precisione e rigore scientifico le principali caratteristiche del mondo di domani. Nel 1964 egli inizia la collaborazione con il regista Stanley Kubrick per la realizzazione di una pellicola liberamente tratta dal suo racconto 'The Sentinel' (La Sentinella). Da questa collaborazione nascerà il capolavoro cinematografico '2001: Odissea nello Spazio' (1968).
Nel 1969 Clarke, insieme con Walter Cronkite e Wally Schirra, partecipa alla radiocronaca delle missioni dell'Apollo 11, 12 e 13 per la rete televisiva americana CBS. Negli anni '80 realizza due serie televisive, trasmesse in numerosi paesi, tra cui anche l'Italia: si tratta di 'Arthur C. Clarke's Mysterious World' (1981) e 'Arthur C. Clarke's World of Strange Powers' (1984). Prende parte anche ad altre trasmissioni televisive con tema lo Spazio, ad esempo la serie 'Universo' di Walter Cronkite nel 1981.
Il successo del film '2001: Odissea nello Spazio' produce una fioritura di sequel letterari. Nel 1985 Clarke pubblica '2010: Odyssey Two', e collabora con Peter Hyams per la versione cinematografica del romanzo. Poiché già da tempo Clarke si è stabilito a Sri Lanka, lui e Hyams (che invece vive a Los Angeles) lavorano insieme esclusivamente via modem. Clarke trova il modo di raccontare persino quest'esperienza scrivendo un ennesimo libro: 'The Odyssey File - The Making of 2010'.
[Tratto da Adnkronos.com]
domenica, novembre 11, 2007
Consumismo o follia?
Dopo l'inaugurazione del centro commerciale ad Empoli dove si sono verificati bivacchi notturni in attesa dell'apertura dei cancelli, con tanto di ressa e feriti per accaparrarsi televisori venduti ad un euro al pollice (offerta che poi si è rivelata inesistente), si è verificato un altro fatto di cronaca che fa pensare.
Leggi l'articolo.
domenica, ottobre 28, 2007
L'articolo 7 della Levi-Prodi
"Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro? Chi propone pubblicità dal suo sito, come ad esempio Google AdSense, ricade in questo caso? Chi vende un prodotto on line è un imprenditore del lavoro?
Levi cancella questo c...o di articolo 7 e non se ne parli più. Basta con le prese per il culo.
Il mondo ride di noi. Il Times in un articolo dal titolo: "Assalto geriatrico ai bloggers italiani" ci definisce come: "una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati".
No all'articolo 7, libertà per la Rete. Non molliamo!
[Tratto dal blog di Beppe Grillo]
Firma la petizione contro il DDL Levi-Prodi
lunedì, ottobre 22, 2007
Ddl editoria, Gentiloni ammette "Un errore la registrazione dei siti"
"L'allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato", scrive Gentiloni, aggiungendo che la correzione è necessaria perché la norma in questione "non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive".
Il ministro riconosce poi, come ha fatto anche il titolare delle Infrastrutture Antonio Di Pietro nel suo blog, la propria fetta di responsabilità nell'accaduto "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri". Il disegno di legge è stato approvato la settimana scorsa dal governo e già nei prossimi giorni dovrebbe essere preso in esame alla Camera.
"Pensavo - prosegue Gentiloni - che la nuova legge sull'editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull'editoria".
Per il ministro delle Comunicazioni, dunque, "va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog. Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in Parlamento che nei dibattiti pubblici, anche martedì scorso, rispondendo a una domanda del verde Fiorello Cortiana (in occasione del Festival Eurovisioni di Roma, ndr). Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l'attività di molti siti e blog". In definitiva, "meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l'errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare".
[La Repubblica.it, 20 ottobre 2007]
sabato, ottobre 20, 2007
La legge Levi-Prodi e la fine della Rete
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
[Tratto dal blog di Beppe Grillo]
venerdì, settembre 28, 2007
L'uomo che ruba la vita degli altri
«Abbiamo trattato molti casi di pazienti che imitano i gesti dei loro interlocutori, o che tendono a usare tutti gli oggetti che hanno davanti: si chiama sindrome da dipendenza a m b i e n t a l e » , spiega la dottoressa Conchiglia. Ma l’immersione di A.D. nel contesto in cui di volta in volta si trova è pressoché totale. Gli psicologi hanno eseguito una serie di test dai risultati sorprendenti. Lo hanno portato in un bar, e lui si è trasformato in barman. A chi gli chiedeva come si preparasse un determinato cocktail, ha risposto di essere ancora in prova: «Sono qui da due settimane, spero di avere il posto fisso». In cucina era un cuoco provetto: «Sono uno chef specializzato in menu per diabetici», ha spiegato senza un’ombra di esitazione, assolutamente immedesimato nella sua nuova identità. L’unico ruolo in cui non si è calato è stato, chissà perché, quello di addetto alla lavanderia della casa di cura. Ma per il resto, A.D. ha «rubato» il mestiere a tutte le persone che aveva davanti.
Psicologo fra gli psicologi, cardiologo fra i cardiologi, ha cercato anche di usare un linguaggio appropriato all’occasione. «Gli abbiamo fatto delle domande-trabocchetto a cui ha risposto con frasi passe-partout - racconta la dottoressa Conchiglia -. Al cardiologo che gli ha chiesto a quale patologia corrispondesse una determinata anomalia del battito cardiaco, ha replicato in modo generico ma più appropriato possibile. Ha detto: la domanda è troppo complessa, dipende da paziente a paziente ». Da perfetto «Zelig», A.D. usa inconsciamente una formidabile arma di difesa contro il suo involontario trasformismo: cancella totalmente dalla memoria la «parte» che ha appena sostenuto quando si tratta di sceglierne un’altra. Quando è un medico non è mai stato un barman o un libero professionista, nè sa dire nulla di quando sosteneva di saper cucinare alla perfezione. Ma sarebbe sbagliato dire che, durante i suoi numerosi e repentini trasferimenti di identità, l’uomo-camaleonte annulli completamente se stesso. «Qualsiasi ruolo assuma, non perde mai il suo carattere e la sua personalità.
Quel che maggiormente colpisce, piuttosto, è la capacità di adattarsi ai contesti sociali più diversi in cui viene a trovarsi », spiega ancora Giovannina Conchiglia. A.D. è in cura da due anni. Probabilmente non guarirà mai, anche se le terapie in day hospital a cui è sottoposto hanno consentito un lieve miglioramento delle sue condizioni. Anche se le crisi sono meno frequenti, l’uomo- camaleonte non è certo in grado condurre un’esistenza normale. Naturalmente la sua autonomia è limitata: la moglie e i figli, che riconosce e di cui ricorda quasi sempre i nomi, non lo perdono di vista per un istante anche a causa delle crisi di amnesia che lo colpiscono all’improvviso. Non esce quasi mai, e quando lo fa non lo lasciano solo.
Il suo mondo è circoscritto dalle mura di casa e da quelle della clinica in cui si reca per tenere sotto controllo la malattia. Il caso di A.D. è talmente particolare da avere indotto una rivista prestigiosa come «Neurocase» a pubblicare la relazione dei tre psicologi che hanno in cura il paziente. «La sindrome da dipendenza ambientale è piuttosto frequente - conferma la dottoressa Conchiglia -. Ma che io sappia non è mai capitato che un disturbo comportamentale abbia queste caratteristiche ». Tranne che nella finzione cinematografica e nella fantasia di un genio come Woody Allen, naturalmente. Da oggi, insomma, sappiamo che Leonard Zelig c’è davvero, e vive fra noi.
[Fulvio Milone, la stampa.it]
lunedì, luglio 30, 2007
E' morto il regista Ingmar Bergman maestro del cinema dell'anima
Nato a Uppsala, a nord di Stoccolma, il 14 luglio 1918, figlio di un pastore luterano della corte reale svedese, fu segnato dalla severa educazione religiosa. Studiò all'università a Stoccolma e si avvicinò alla regia dal teatro facendosi le ossa su Shakespeare e Strindberg.
Dal 1944 condusse una carriera parallela, teatrale e cinematografica, ottenendo fama internazionale con il cinema ma rimanendo legato in modo particolare al teatro. La sua prima pellicola, Crisi, è del 1945, ma il successo arrivò nel 1956 con Il settimo sigillo che ottenne diversi riconoscimenti oltre al premio speciale al Festival di Cannes. Arrivarono poi l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia per Il posto delle fragole (1957).
Successivamente Alle soglie della vita e Il volto gli valsero il premio per la miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 La fontana della vergine gli fece ottenere il suo primo Oscar. Il nome di Bergman è legato anche a Sussurri e grida (1972), Scene da un matrimonio (1974) e Sinfonia d'autunno (1978).
Nel 1982, dopo quarant'anni di attività, Bergman decise di abbandonare improvvisamente il cinema, per dedicarsi al teatro e alla televisione. Fu quello l'anno del suo ultimo film per il grande schermo, Fanny e Alexander, nato originariamente per la televisione, e ispirato sontuosamente alla sua infanzia e alla sua passione per lo spettacolo. La pellicola vinse quattro Oscar, compreso quello per la regia, il terzo della carriera del maestro svedese.
Nel 2003 girò Sarabanda, il seguito di Scene da un matrimonio, e sul set disse: "Questo è il mio ultimo film". E stavolta lo fu veramente. Nel gennaio 2005 Bergman ricevette il Premio Federico Fellini per l'eccellenza cinematografica.
Dalla morte della sua ultima moglie Ingrid, nel 1995, Bergman viveva solo per gran parte dell'anno sull'isola di Faaro, in cui ha anche ambientato diversi suoi film.
Comandante della Legion d'onore, membro dell'Accademia delle lettere svedese, drammaturgo, Bergman ha sondato i rapporti fra uomo e donna in una luce spesso tragica, dominata dall'angoscia dell'esistenza. Ha rivelato molto della sua vita privata e professionale in una celebrata autobiografia, La Lanterna magica. Sposato cinque volte, Bergman lascia nove figli.
[Articolo tratto da Repubblica.it]
Scena tratta da "Il settimo sigillo" (1957)
Dialogo tra Antonius Bloch e la morte
sabato, luglio 28, 2007
Festival della Mente 2007
Sarzana (SP) - dal 31 agosto al 2 settembre 2007
Il Festival della Mente - il primo festival europeo dedicato ai processi creativi - è giunto alla sua quarta edizione (31 agosto - 2 settembre 2007).
Il programma della quarta edizione prevede 48 appuntamenti tra conferenze, workshop, spettacoli, performance, letture e laboratori per bambini e ragazzi.
Ospiti del festival, una sessantina tra relatori scienziati, scrittori, filosofi, artisti, poeti, attori, intellettuali italiani e stranieri chiamati a prendere per mano il pubblico e accompagnarlo sui sentieri più vari che percorrono la creatività.
Tra le novità di quest’anno la sezione approfonditaMente, una serie di incontri-lezioni-laboratori a numero chiuso, della durata di circa mezza giornata ciascuno. Alla base di questo progetto, il gioco di rimandi tra teoria, concetti, progettualità e realizzazione: un esperimento su un piano decisamente differente dalle lezioni accademiche così come dai corsi centrati sulle nozioni pratiche.
ApprofonditaMente è in controtendenza rispetto al panorama degli eventi culturali italiani nell’offrire incontri di vero approfondimento sui temi della fotografia, scrittura, design, botanica, cinema, filosofia, fumetto.
http://www.festivaldellamente.it/
lunedì, aprile 02, 2007
Francia: aperto l'archivio segreto sugli Ufo
I dossier, oltre 400 su 1600, sono consultabili on line
PARIGI (FRANCIA) - Il mistero sull'esistenza degli ufo resta, ma, almeno, è stato svelato quello sul contenuto di uno dei principali archivi del mondo in materia, archivio che contiene moltissimi resoconti di presunti avvistamenti di oggetti volanti non identificati. La Francia è infatti diventata il primo Paese al mondo ad aver aperto al pubblico il suo archivio ufficiale che documenta gli avvistamenti di Ufo. Lo ha annunciato Jacques Patenet, il direttore del «Gruppo di studio e d'informazione sui fenomeni aerospaziali non identificati» presso il «Centro nazionale per gli studi spaziali» (il Cnes) di Parigi.
CORRIERE DELLA SERA - 23 marzo 2007
giovedì, settembre 14, 2006
Iraq, poligono di armi al laser
di Stefano Chiarini
Il Manifesto, 18 maggio 2006
"Nei corpi di alcune vittime della battaglia all'aeroporto di Baghdad nel 2003 ho riscontrato alcune stranezze inspiegabili come il fatto che "Tre passeggeri di una macchina avevano il volto bruciato e senza gli occhi ma i loro corpi non mostravano ferite di sorta, né segno alcuno di proiettili".
Con queste parole Majid al Ghazali, primo violinista dell'orchestra di Baghdad riferiva, all'indomani della seconda guerra del Golfo, i suoi sospetti al filmaker Usa Patrick Dillon, sulla possibile sperimentazione in Iraq da parte del Pentagono di nuove armi ad energia "non cinetica" ma ad energia diretta (laser) e a microonde. Armi "invisibili" che lanciano elettroni ad alta velocità e a grande distanza. Versione moderna e tragicamente funzionante del famoso "raggio della morte" proposto inutilmente nel 1942 agli Usa dal fisico Nicola Tesla.
Il musicista iracheno, Majid al Ghazali, assai noto, è uno dei testimoni oculari dalle cui parole si dipana l'inchiesta di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta sulle nuove armi sperimentate in Iraq e in Afghanistan ma che potremo presto vedere all'opera anche nel cuore dell'Occidente.
Il programma, presentato ieri alla Federazione Nazionale della Stampa a Roma dagli autori e da Roberto Morrione direttore di RaiNews 24, andrà in onda oggi, giovedì, alle 7,36, anche su RaiTre, e di nuovo alle 13,06, oltre ad essere consultabile in italiano, inglese e arabo sul sito www.rainews24.
Un'inchiesta "indiziaria", ha sostenuto Roberto Morrione, ma che poggia su indizi, testimonianze ed elementi di fatto assai solidi e concreti. Il violinista iracheno, rintracciato recentemente ad Amman dalla troupe di RaiNews24 ha infatti riferito anche altri tre importanti indizi: un autobus colpito vicino all'aeroporto si sarebbe "accartocciato come un vestito bagnato riducendosi alle dimensioni di un pulmino"; i soldati Usa in alcune aree dell'aeroporto - come poi sarebbe avvenuto di nuovo a Falluja due anni dopo - avrebbero "raschiato" il terreno portandolo via a bordo di grandi camion; i corpi delle vittime erano come rimpiccioliti e disidratati.
Ranucci e Torrealta hanno poi trovato un'altra interessante testimonianza, quella di alcuni medici dell'ospedale di Hilla,
Saad al Falluji, uno dei medici intervistati, racconta come un giorno durante la guerra del 2003 fosse arrivato al pronto soccorso un piccolo bus, appena colpito, nel quale una ventina di passeggeri erano stati come fatti a pezzi ma non si sa da cosa. Nessuno dei superstiti aveva sentito alcuna esplosione, non vi erano pallottole, schegge o frammenti di sorta nei loro corpi.
Gli autori dell'inchiesta di fronte a queste testimonianze hanno chiesto di intervistare le società produttrici dei sistemi d'arma al laser e a microonde ma il Pentagono ha opposto un netto rifiuto.
Eppure alla vigilia della guerra sia il Segretario alla difesa Rumsfeld, sia, soprattutto, il generale Meyers avevano fatto delle mezze ammissioni sulla loro disponibilità a sperimentare armi di questo tipo.
In realtà l'esistenza di sistemi d'arma laser non è cosa nuova ed è provata dalle immagini di numerosi test relativi al "THEL" acronimo di "Tactical High Energy Laser" - un progetto americano-israeliano - che mostrano alcuni missili e ogive di mortaio colpiti e distrutti da un raggio invisibile.
Il passaggio dalla sperimentazione in laboratorio di armi ad energia diretta a quella sui campi di battaglia sembra confermata dagli stessi ambienti militari Usa secondo i quali un dispositivo laser chiamato "Zeus" montato su alcuni Humvee, una specie di Jeep, sarebbe stato impiegato in Afghanistan per bonificare a distanza dei campi minati.
Inoltre secondo due accreditati siti di informazioni militari il "Defence Tech" e il "Defence Daily" almeno tre veicoli simili sono stati usati in Iraq.
L'inchiesta infine si occupa di un altra arma particolare, questa volta a microonde, chiamata "Active Denial System", meglio conosciuta come "Raggio del dolore".
Il sistema d'arma, montato anch'esso su un automezzo, ha la capacità di attivare, attraverso un raggio a microonde, i ricettori del dolore nelle persone colpite facendole impazzire dal dolore per alcuni secondi.
L'arma viene presentata come "non letale", tanto che ne è stato teorizzato l'uso per il controllo dell'ordine pubblico interno nelle città occidentali ma in realtà potrebbe provocare gravi ferite e danni permanenti e, per le sue caratteristiche, potrebbe essere usata per torturare e anche per uccidere.
Secondo la rivista militare "Defence Industry Daily" tre modelli di quest'arma montati su veicoli sarebbero stati ordinati, per 31 milioni di dollari, dal generale di brigata James Huggings, capo dello staff della Forza Multinazionale in Iraq che avrebbe anche chiesto l'approvazione per altri quattordici esemplari. Sempre per il bene degli iracheni e della democrazia.
Guarda il filmato in streaming (lingua inglese)