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giovedì, settembre 11, 2008

Session 9

mercoledì, settembre 10, 2008

martedì, luglio 15, 2008

La fantascienza di Marc Caro torna al cinema con Dante 01


A diversi anni dagli esordi in tandem con Jean-Pierre Jeunet, torna al cinema Marc Caro, con un'opera sci-fi che prosegue un preciso percorso nello sviluppo della creazione di un universo completo e coerente.





Tredici anni dopo La città perduta, realizzato insieme all'amico Jean-Pierre Jeunet come l'esordio Delicatessen, si rivede al cinema Marc Caro, con una nuova opera sci-fi che prosegue un preciso percorso nello sviluppo della creazione di un universo completo e coerente. Con Dante 01 il regista e illustratore francese dirige per la prima volta da solo, raccontando la storia di un gruppo di criminali, prigionieri in una stazione spaziale che ruota in un'atmosfera tossica attorno al pianeta ostile Dante, vittime di esperimenti genetici. A portare scompiglio tra queste cavie umane è un uomo misterioso che rivelerà presto i suoi poteri miracolosi, nonostante le ostilità dei compagni e il tentativo da parte dei dottori di renderlo inoffensivo. Il budget limitato ha costretto Caro e l'altro sceneggiatore Pierre Bordage a cercare sempre nuove idee per rendere credibile questa storia dalle forti implicazioni metafisiche e religiose. Tra gli interpreti Lambert Wilson e Dominique Pinon, attore feticcio suo e di Jeunet. Dante 01 sarà distribuito dal 25 luglio nelle nostre sale in 40 copie. Nel frattempo, Marc Caro ha incontrato la stampa alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma.

Marc Caro, com'è giunto a realizzare questo suo nuovo film che continua a muoversi nell'ambito della fantascienza?

Marc Caro: Ho cominciato come disegnatore di fumetti di fantascienza per varie riviste, tra cui l'italiana Frigidaire, e i miei film precedenti si muovevano sempre in questo ambito. Ho avuto molte difficoltà nella realizzazione di Dante 01 per via del budget risicato che avevamo, ma ho voluto continuare comunque per la mia strada. Per ridurre i costi siamo stati costretti a trovare idee sempre nuove. All'inizio, per esempio, volevo fare una base circolare, ma i soldi che avevamo a disposizione non ce l'hanno permesso e abbiamo ripiegato su una base quadrata, a forma di croce. In precedenza, avevo cercato di fare altri film prima di questo, ma costavano tutti troppo. Poi ho puntato su Dante 01 che richiedeva meno sforzo in questo senso, poteva essere girato in interni, con pochi personaggi e un universo con una sua coerenza e una finestra sull'esterno. Vedo molti film in cui gli attori dicono tre parole e già si sa come andrà a finire. Io ho cercato di dare ambiguità e complessità alla storia per proporre qualcosa di diverso, ho usato la simbologia nei nomi e nei colori. I nomi dei vari personaggi rappresentano tutti un peccato. Ho quindi cercat di creare un universo simbolico e iniziato per restare nel budget basso.

A quali pellicole si è ispirato nella realizzazione di Dante 01?

L'influenza maggiore è stata la fantascienza degli anni '60 e '70. Mi sono ispirato a film come 2001: Odissea nello spazio, al primo film diretto da George Lucas, cioè L'uomo che fuggì dal futuro, e ancora ai film sovietici come quelli di Andrei Tarkovsky. Adoro naturalmente anche i film di fantascienza americani più recenti, ma a me interessava proporre qualcosa di nuovo, di alternativo rispetto a quello che c'è in giro. Del cinema americano ho preso la figura dell'eroe, anche se il mio non è un cowboy spaziale, ma una sorta di Cristo che aiuta gli altri. Importanti punti di riferimento sono stati anche i film di animazione giapponesi come Ghost in the Shell, Akira e quelli di registi come Satoshi Kon. Inoltre, un'altra importante fonte di ispirazione è venuta da quel cinema in cui si fa un attento uso della musica, accostandola alle immagini. Penso a Rota, a Morricone e a Fellini. Io volevo esprimere cose attraverso la musica legandole alle immagini, come per esempio il senso dell'angoscia. Infine, altre influenze sono state Luigi Russolo e naturalmente Dante.

In che modo si è ispirato a Dante?

Purtroppo ho letto una sola volta versione della Divina Commedia tradotta in francese, con le illustrazioni di Gustave Doré, e perciò confesso che spesso ho guardato più le immagini rispetto alla storia. Nel film ho cercato di rappresentare i diversi cerchi dell'inferno, ma visti i fondi che avevamo mi sono dovuto accontentare solo di tre gironi dell'inferno. Magari chissà, in futuro girerò i restanti.

In un film come Dante 01 quanto è importante lo storyboard?

Non ho disegnato io lo storyboard, se ne sono accupati altri due disegnatori. C'è questo bisogno naturale di visualizzare il film prima di partire con le riprese. Lo storyboard è quindi uno strumento molto utile per la realizzazione del film, perché ci sono informazioni importanti sulle luci, sui costumi, sulla posizione degli attori, ecc. Per me rappresenta un supporto necessario.

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ci dobbiamo aspettare ancora film di fantascienza?

Continuerò sicuramente con la fantascienza perché è quello che mi piace. Amo il cinema mitico, astratto e simbolico. I miei antenati Melies e Cocteau rimangono comunque delle grandi influenze per me. Forse ho un aspetto masochista perché tra Lumiere e Melies scelgo sempre la strada del soprannaturale, rispetto a quella più razionale.

Perché secondo lei l'ambito fantascientifico è spesso utilizzato per esplorare l'ambito metafisico?

Ho la sensazione che la fantascienza sia una letteratura di speculazione, in cui ci si chiede sempre "cosa succederebbe se". Inoltre, tratta di argomenti come l'immortalità e di quello che succederà dopo la morte, quindi fantascienza e metafisica sono due cose strettamente collegate. C'è un problema in Francia con l'irrazionalità, forse perché il nostro pensiero è dominato dalle teorie di Cartesio, dal razionalismo, e anche se spieghiamo l'irrazionalità con la scienza e i numeri non viene mai percepita come possibile.

Cosa ci dice invece dei temi della disumanizzazione e della tecnologia che tornano spesso in questo tipo di pellicole?

Per quel che riguarda la fantascienza parliamo sempre di ciò che ci circonda nella realtà. Non ho niente contro la scienza, se si usasse per migliorare l'umanità andrebbe bene, ma spesso se ne fa un uso sconsiderato per distruggere l'uomo. Da quando esiste, la tecnologia è sempre stata utilizzata per distruggere, piuttosto che per migliorare.

Perché si è concluso il suo sodalizio con Jeunet?

Ho profonda ammirazione per i film realizzati da Jean-Pierre Jeunet, ma non sono cose che voglio fare ora. In una coppia creativa ci sono gusti differenti e quelli che sono simili spesso vanno messi da parte per crescere. L'aspetto fantastico per me è indispensabile ed è su questo punto che è avvenuta la separazione. Poi avevo anche voglia di esplorare aspetti metafisici, strani, più scuri e perciò sono andato per la mia strada, perché fondamentalmente sono un taoista punk e voglio continuare a esserlo. Comunque, io e Jeunet siamo rimasti grandi amici e lui ha finanziato la scrittura di una mia nuova sceneggiatura, un film intitolato Maitre Cube, che sarà caratterizzato da un maggior umorismo e sarà a metà strada tra Buster Keaton e Jacques Tati.

[Tratto da: www.movieplayer.it]

lunedì, giugno 09, 2008

Ridley Scott torna alla fantascienza con "Il Mondo Nuovo"


Ridley Scott torna alla fantascienza: sedici anni dopo 'Blade Runner' il regista portera' sullo schermo l'adattamento di 'Il mondo nuovo' di Aldous Huxley. Lo rivela il Los Angeles Times, spiegando che il protagonista del film, Bernard Max, sara' interpretato da Leonardo Di Caprio e che la sceneggiatura sara' affidata alla penna di Andrew Nichols. 'Ho aspettato venti anni per tornare a questo genere di film - aveva dichiarato nei mesi scorsi Scott - Cercavo un libro adatto, ora capisco di averlo trovato'. (AGI) - Los Angeles, 6 giu. -


[fonte: www.agi.it]

mercoledì, marzo 19, 2008

Addio ad Arthur Clarke, gigante della fantascienza

Londra, 19 mar. (Adnkronos/Ign) - Lo scrittore inglese Arthur C. Clarke, uno dei giganti della fantascienza insieme a Isaac Asimov e Ray Bradbury, celeberrimo per il film '2001 Odissea nello Spazio' di Stanely Kubrick tratto dal suo racconto 'La sentinella', è morto ieri sera nell'ospedale Apollo di Colombo, la capitale dello Sri Lanka.

Aveva 90 anni e dallo scorso dicembre era stato ricoverato a più riprese per complicazioni respiratorie. ''Sir Arthur si è spento per una crisi cardio-respiratoria'', ha annunciato il suo segretario personale, Rohan da Silva. Clarke viveva in Sri Lanka dalla metà degli anni Cinquanta.

Scrittore di fantascienza tecnologica, Clarke è riesciuto mirabilmente a riversare in narrativa le idee scientifiche alla base dei suoi studi: è autore di oltre 50 libri, tradotti in 30 lingue diverse, stampati in decine di milioni di copie. Ed è anche lo studioso, lo scienziato, il geniale ideatore dei satelliti geostazionari, il teorico degli ascensori orbitali, delle coltivazioni sottomarine, del cavo cristallino monomolecolare.

Arthur Charles Clarke nasce il 16 dicembre 1917 a Minehead, una cittadina balneare del Somerset, in Inghilterra. A 21 anni si trasferisce a Londra, viene assunto dalla British Interplanetary Society, e comincia a interessarsi delle nascenti ricerche aerospaziali. Durante la Seconda Guerra Mondiale combatte nelle fila della Raf, l'aeronautica inglese, con i gradi da ufficiale. Partecipa anche agli esperimenti con i primi radar e i pionieristici sistemi di atterraggio cieco. Racconta in seguito quest'esperienza nel suo libro (non fantascientifico) 'Sentiero di discesa', e la ricorda anche più tardi, forse inconsciamente, nella stesura del romanzo 'Ombre sulla Luna'.

Al termine della guerra, Clarke pubblica l'articolo tecnico 'Extra-terrestrial Relays', discutendo della possibilità di posizionare satelliti in orbita geostazionaria per le comunicazioni. Per l'epoca si tratta di un'intuizione assolutamente straordinaria. Passano infatti 25 anni prima che essa venga realizzata, e Clarke ha rimpianto a lungo che, se solo avesse brevettato la sua idea, sarebbe diventato miliardario. Comunque, essa gli frutta in seguito grandi riconoscimenti nel mondo della ricerca scientifica (medaglia d'oro del Franklin Institute, Premio Lindbergh, Borsa di Studio del King's College di Londra). Ma la massima gratificazione gli viene concessa dall'Associazione Astronomica Internazionale, che battezza ufficialmente l'orbita geostazionaria a 42.000 chilometri Orbita di Clarke. Curiosamente, la carriera di scrittore procede di pari passo con quella di scienziato. Infatti, nello stesso 1945, Clarke pubblica anche il suo primo racconto di fantascienza. Si tratta di 'Rescue Party', scritta nel marzo di quell'anno ed apparsa nel maggio dell'anno successivo su 'Astounding Science'.

Nel 1948 Clarke ottiene il First Class Honor (importante titolo accademico inglese) in matematica e fisica presso il King's College di Londra. Il 15 giugno 1953 sposa l'americana Marilyn Mayfield, da cui divorzia appena sei mesi dopo. Interrogato a tale proposito, lo scrittore confessa: "Sapevo già di non essere tipo da matrimonio, ma pensavo che ogni uomo dovesse sposarsi almeno una volta nella vita".

Negli anni successivi Clarke-scienziato si interessa di meteorologia (profetizzando come i satelliti ed i razzi meteorologici siano destinati a rivoluzionare questa branca della scienza) e di esplorazione oceanica. Clarke scrittore, invece, in questo periodo scrive i suoi più importanti romanzi di fantascienza, nonché opere di saggistica e di divulgazione. Nel 1962 termina il libro 'Profiles of the Future', in cui si sforza di estrapolare con precisione e rigore scientifico le principali caratteristiche del mondo di domani. Nel 1964 egli inizia la collaborazione con il regista Stanley Kubrick per la realizzazione di una pellicola liberamente tratta dal suo racconto 'The Sentinel' (La Sentinella). Da questa collaborazione nascerà il capolavoro cinematografico '2001: Odissea nello Spazio' (1968).

Nel 1969 Clarke, insieme con Walter Cronkite e Wally Schirra, partecipa alla radiocronaca delle missioni dell'Apollo 11, 12 e 13 per la rete televisiva americana CBS. Negli anni '80 realizza due serie televisive, trasmesse in numerosi paesi, tra cui anche l'Italia: si tratta di 'Arthur C. Clarke's Mysterious World' (1981) e 'Arthur C. Clarke's World of Strange Powers' (1984). Prende parte anche ad altre trasmissioni televisive con tema lo Spazio, ad esempo la serie 'Universo' di Walter Cronkite nel 1981.

Il successo del film '2001: Odissea nello Spazio' produce una fioritura di sequel letterari. Nel 1985 Clarke pubblica '2010: Odyssey Two', e collabora con Peter Hyams per la versione cinematografica del romanzo. Poiché già da tempo Clarke si è stabilito a Sri Lanka, lui e Hyams (che invece vive a Los Angeles) lavorano insieme esclusivamente via modem. Clarke trova il modo di raccontare persino quest'esperienza scrivendo un ennesimo libro: 'The Odyssey File - The Making of 2010'.

[Tratto da Adnkronos.com]

giovedì, gennaio 17, 2008

Io sono leggenda - Francis Lawrence, 2008

Questa di Francis Lawrence è la terza trasposizione cinematografica del famoso romanzo omonimo di Richar Matheson edito nel 1954.
Ripensando al Dracula di Todd Browning, Matheson immaginò di rovesciarne la situazione base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi.
Il romanzo racconta dello scienziato Robert Neville l’unico uomo vivo rimasto sulla terra a non essere stato contagiato da un virus portato dal vento che ha trasformato gli uomini in una sorta di vampiri.
Di giorno Neville si dedica alla ricerca di cibo, acqua, medicinali, e tutto quanto possa permettergli la sopravvivenza in quel mondo ormai stravolto.
La sua routine quotidiana prevede anche la caccia dei superstiti contaminati (che di giorno sono inattivi a causa della loro forte fotosensibilità) e il rogo dei cadaveri.
Di notte è lui ad essere la preda. Barricato nella sua casa cerca di non pensare alla folla di persone che fuori chiedono la sua pelle. Così procede il romanzo tra claustrofobia, solitudine e terrore, mentre Neville indaga sulle cause della sua immunità per riuscire a creare un antidoto adatto a debellare il virus. Ma un giorno si accorgerà di non essere il solo a non aver contratto il virus e…

Il primo remake italiano intitolato L’ultimo uomo della terra del 1964 fu diretto da Ubaldo Ragona e interpretato da Vincent Price e Franca Bettoia. Questa è la trasposizione cinematografica più vicina al romanzo di Matheson. Sebbene per certi versi un po’ ingenua (oggi vedere Neville che appende dell’aglio alla porta per tenere lontano i vampiri, o vedere i vampiri stessi che avanzano lentamente con la faccia spiritata e bianca in perfetto stile zombesco del Romero sessantottino fa un po’ sorridere. Ma dobbiamo considerare che questo film uscì nei primi anni sessanta!) questa versione resta senza dubbio la migliore. Mentre la seconda del 1971 intitolata 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (titolo originale the Omega man) diretta da Boris Sagal e interpretata da Charlton Eston, oltre che differire dal soggetto originale, scade in momenti di pura ilarità ai limiti del trash.
Il nuovo Io sono leggenda di Lawrence vede Willy Smith nei panni del dottor Robert Neville alle prese con una New York deserta. Il virus questa volta non è portato dal vento, ma creato accidentalmente dall’uomo. Sebbene le scene in solitudine siano ben concepite e convincenti, il film non brilla né per contenuti, né per originalità, per molti motivi. L’eccessivo uso di (pessima) computer grafica per le scene in cui i “vampiri” (che poi sono niente altro che uomini affamati di carne umana, affetti da una sorta di rabbia che modifica geneticamente anche il loro aspetto fisico), e la loro eccessiva forza e agilità, fa sembrare tutto tremendamente falso. La forzata spettacolarizzazione dell’azione in perfetto stile hollywoodiano è un’altra pecca che poteva essere evitata. Per fortuna che di queste scene non ce ne sono poi molte.
Cambia però il senso di ribaltamento presente nel romanzo: Neville (impegnato ogni giorno nel cacciare metodicamente gli infetti proprio nel momento in cui sono più deboli piantando paletti nel cuore dei malcapitati), solo, in un mondo di vampiri, è il mostro che semina paura e deve essere ucciso. E’ una leggenda. I vampiri lo temono e lo vogliono uccidere senza troppo interessarsi di capirlo come uomo, proprio come lui fa con loro di giorno.
Il film di Lawrence perde questo relativismo. La caccia metodica di Neville è solo vagamente accennata e sembra quasi accidentale. Della paura provata dai vampiri non c’è traccia.
Ne resta un banale film sci-fi/ horror con un fastidioso ed eccessivamente rimarcato messaggio del regista (fortunatamente assente nel romanzo di Matheson, più cinico e nichilista) che insiste sulla capacità dell’uomo e della scienza di distruggere l’intera umanità e inneggia l’abbraccio di Dio come unica salvezza del mondo.
Nel complesso è un film godibile, almeno per chi è appassionato del genere fantascienza-horror. In un giorno di pioggia, se proprio non avete altro da fare e non c’è niente altro che vi interessa al cinema…



L'ultimo uomo della terra (Ubaldo Ragona, Italia 1964)




1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The Omega man - Boris Sagal, Usa 1971)



Io sono leggenda (I am a Legend - Francis Lawrence, Usa 2008)





Vai al sito ufficiale.

mercoledì, ottobre 17, 2007

Philip K. Dick: Genio e Follia.


«La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce. »
[Philip Kindred Dick - 16 Dicembre 1928 / 2 Febbraio 1982]



Attualmente sono due i film che prendono spunto da i racconti del visionario scrittore di fantascienza Philip Kindred Dick, il padre di romanzi come Ma gli androidi sognano le pecore elettriche (più noto come blade runner o cacciatore di androidi), L’uomo nell’alto castello (the man in the high Castle, noto anche come La svastica sul sole), un oscuro scrutare (a scanner darkly) e altri capolavori.
Il primo è Next, tratto dal racconto The golden man interpretato da Nicolas Cage e Jessica Biel e diretto da John Woo.

Il secondo (come afferma Fanucci nell’intervista che potete ascoltare ciccando sul link riportato sotto questo articolo), sarà un famoso quanto misterioso regista a firmarlo, che ha acquistato i diritti del romanzo di fantascienza Ubik per farne una trasposizione cinematografica.

Due sono anche le biografie: Quella di Bill Pullman, che interpreterà una pellicola sull’autore, e più precisamente un film che racconterà quello che passava dalla sua fervida e visionaria mente, in bilico tra genio e follia, droga e dissociazione, quando Dick era ancora in vita.

E quella di Paul Giamatti, che produrrà e interpreterà il film con la sua nuova casa di produzione Touchy Feely in collaborazione con la fondazione Philip K. Dick Estate (attraverso la casa di produzione interna Electric Sheep), con uno sviluppo più classico rispetto al film interpretato da Pullman.

Nonostante Dick sia stato definito autore di romanzi fantascientifici, questa definizione va a lui stretta. Egli infatti usa il futuro, la tecnologia, e tutti quegli artefici appartenenti a tal genere per indagare nel profondo dell’essere umano, della teologia, della metafisica, della politica e la psiche.

Le domande che spesso ricorrono nei suoi scritti sono: Cosa è umano? Cosa è reale?

E sempre scopriamo che niente è reale, che non esiste una realtà, ma un multiverso di infinite realtà ognuna vera quanto l’altra dove l’umanità non si trova mai dove ci si aspetta, ma sempre dove in teoria non dovrebbe trovarsi. L’uomo descritto da Dick è in eterna contraddizione e lotta con se stesso, l’antieroe per antonomasia (con qualche rara situazionale eccezione), mai completamente buono, né totalmente malvagio, che spesso si muove lungo il confine sottile tra normalità e follia.

L’uomo protagonista dei racconti di Philip K. Dick si muove in un mondo negativo, in un futuro spesso distopico, che si sfalda sotto gli occhi dello sbalordito lettore, oltre che a quelli del protagonista che vive in prima persona questa apocalittica entropia che si muove dal suo interno per avvolgere tutto ciò che gli sta attorno.

Il cinema, invece, tende alla spettacolarizzazione delle immagini in stile holliwoodiano (come nel pessimo Paychek interpretato da Ben Affleck e Uma Thurman tratto da I labirinti della memoria o dal brutto Minority report di Spielberg), facendo delle peripezie dei protagonisti e degli effetti speciali la colonna portante del film, a scapito dello spessore dei personaggi, alle prese con il loro mondo interiore e delle tematiche tanto care al nostro Dick.

Due sono le eccezioni che mi sento di fare: Il bellissimo Blade runner di Ridley Scott, tratto da Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?, che nonostante le sostanziali differenze della sceneggiatura rispetto alla trama del romanzo, riesce a mantenere le atmosfere e il significato dell'opera originale.

Seconda eccezione va fatta per il fedelissimo A scanner Darkly (Un oscuro scrutare, tratto dal romanzo omonimo) di Richard Linklater con Keanu Reeves, Winona Rider e Robert Downey Jr. girato e poi rielaborato con la tecnica Rotoscope.

Nell’attesa che gli ultimi riadattamenti cinematografici escano nelle sale, possiamo leggere la maggior parte delle opere che la casa editrice Fanucci ha ristampato per il venticinquesimo anniversario dalla morte del famoso scrittore.



Ascolta la puntata di “La storia in giallo” dedicata a Philip K. Dick andata in onda su radio 3 il 13.10.2007



«Quel che mi importa è scrivere, l'atto di produzione del romanzo, perchè mentre lo sto compiendo, in quel momento particolare, vivo davvero nel mondo di cui sto scrivendo. Diventa assolutamente reale, per me. Poi, quando ho finito e devo fermarmi, ritirarmi da quel mondo per sempre, sto malissimo.»
(Philip K. Dick)

Bibliografia http://www.geocities.com/fictionpub/autori/dickbib.htm
Sito ufficiale http://www.philipkdick.com/
Fan site http://www.pkdickbooks.com/

sabato, settembre 15, 2007

lunedì, luglio 30, 2007

E' morto il regista Ingmar Bergman maestro del cinema dell'anima

STOCCOLMA - Il regista svedese Ingmar Bergman è morto. L'annuncio è stato dato dalla figlia, Eva, all'agenzia svedese TT. Si è spento serenamente nella sua casa sull'isola di Faaro, nel mar Baltico, all'età di 89 anni. Famoso per capolavori come Fanny e Alexander e Il Settimo Sigillo, aveva realizzato oltre 40 film nella sua lunga carriera ed era considerato una delle personalità più eminenti nel panorama cinematografico mondiale.
Nato a Uppsala, a nord di Stoccolma, il 14 luglio 1918, figlio di un pastore luterano della corte reale svedese, fu segnato dalla severa educazione religiosa. Studiò all'università a Stoccolma e si avvicinò alla regia dal teatro facendosi le ossa su Shakespeare e Strindberg.
Dal 1944 condusse una carriera parallela, teatrale e cinematografica, ottenendo fama internazionale con il cinema ma rimanendo legato in modo particolare al teatro. La sua prima pellicola, Crisi, è del 1945, ma il successo arrivò nel 1956 con Il settimo sigillo che ottenne diversi riconoscimenti oltre al premio speciale al Festival di Cannes. Arrivarono poi l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia per Il posto delle fragole (1957).
Successivamente Alle soglie della vita e Il volto gli valsero il premio per la miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 La fontana della vergine gli fece ottenere il suo primo Oscar. Il nome di Bergman è legato anche a Sussurri e grida (1972), Scene da un matrimonio (1974) e Sinfonia d'autunno (1978).
Nel 1982, dopo quarant'anni di attività, Bergman decise di abbandonare improvvisamente il cinema, per dedicarsi al teatro e alla televisione. Fu quello l'anno del suo ultimo film per il grande schermo, Fanny e Alexander, nato originariamente per la televisione, e ispirato sontuosamente alla sua infanzia e alla sua passione per lo spettacolo. La pellicola vinse quattro Oscar, compreso quello per la regia, il terzo della carriera del maestro svedese.
Nel 2003 girò Sarabanda, il seguito di Scene da un matrimonio, e sul set disse: "Questo è il mio ultimo film". E stavolta lo fu veramente. Nel gennaio 2005 Bergman ricevette il Premio Federico Fellini per l'eccellenza cinematografica.
Dalla morte della sua ultima moglie Ingrid, nel 1995, Bergman viveva solo per gran parte dell'anno sull'isola di Faaro, in cui ha anche ambientato diversi suoi film.
Comandante della Legion d'onore, membro dell'Accademia delle lettere svedese, drammaturgo, Bergman ha sondato i rapporti fra uomo e donna in una luce spesso tragica, dominata dall'angoscia dell'esistenza. Ha rivelato molto della sua vita privata e professionale in una celebrata autobiografia, La Lanterna magica. Sposato cinque volte, Bergman lascia nove figli.

[Articolo tratto da Repubblica.it]

Scena tratta da "Il settimo sigillo" (1957)
Dialogo tra Antonius Bloch e la morte

giovedì, maggio 24, 2007

Consigli...

«Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti. Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che cono sco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta.»


[Tratto da "The Big Kahuna", 2000, regia J. Swanbeck]

lunedì, aprile 23, 2007

Sunshine - recensione


Studio 20th Century Fox
Regia Danny Boyle
Sceneggiatura Alex Garland
Cast Hiroyuki Sanada, Mark Strong, Benedict Wong, Cillian Murphy, Cliff Curtis, Michelle Yeoh, Troy Garity, Chris Evans, Rose Byrne
Genere Fantascienza - Thriller

S
inossi

Nell'anno 2057, il Sole sta morendo ed il genere umano rischia l'estinzione. L'ultima speranza della Terra è riposta nell'Icarus II, una navicella spaziale con un equipaggio di otto uomini e donne agli ordini del capitano Kaneda. La loro missione: trasportare un ordigno nucleare che dovrà ridar vita al Sole. Nel mezzo del loro lungo viaggio, senza un contatto radio con la Terra, l'equipaggio riceve un segnale di soccorso proveniente dall'Icarus I, che era scomparsa durante una missione analoga sette anni prima. Ma un terribile incidente mette in pericolo la loro missione e improvvisamente l'equipaggio si ritrova a dover lottare non solo per conservare la propria vita e la salute mentale, ma anche per il futuro di tutti noi.

Se, come me, vi aspettate un film di fantascienza intelligente come fu Solaris di Tarkovskij nel 1972 (rivisitato da Clooney e Sodembergh qualche anno fa), oppure il bellissimo 2001 odissea nello spazio di Kubrick nel 1968, non andate a vedere questo film.

Se è vero che la regia è curatissima, tanto da trarre in inganno l’ignaro spettatore che già vede nell’inquadrature interne dell’astronave Icarus II tracce di 2001, e negli astronauti che osservano il sole la poesia presente in Solaris, è altrettanto vero che in queste scene saranno gli unici momenti lirici del film e che il lato metafisico del racconto è solamente accennato.
La prima parte è ben fatta e riesce a trasmettere in modo efficace il senso di infinitamente bello, al tempo stesso di ignoto ed inquietante, che nello spazio è insito.
Pur non mancando i temi: il conflitto tra scienza e fede e tra l’uomo e i suoi limiti (Icarus, come Icaro, l’uomo che sfidò gli Dèi provando a volare verso il Sole e finì per venire punito), manca un messaggio. Il film procede con una serie di impicci e accadimenti che sfociano nel thriller fantascientifico caro agli americani lasciando in realtà sospeso ciò che Boyle si prefiggeva all’inizio: ossia dare un senso più profondo alla vicenda.
Peccato, perché Danny Boyle (Trainspotting, 28 giorni dopo) si riconferma un regista comunque interessante e degno di nota e anche questo film, nonostante non rispecchi le aspettative di un pubblico più esigente, è sicuramente sopra la media dei film di fantascienza attuali.



venerdì, aprile 13, 2007

giovedì, aprile 12, 2007

Esce in America Grindhouse il nuovo film di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez


E’ uscito nelle sale venerdì 6 aprile e la critica americana lo ha accolto con molto entusiasmo, così come il pubblico. La media dei voti della critica è un bel un B+.

Ecco alcuni commenti:

E! Online: se il trailer vi ha convinto, il film non vi deluderà. (A-)
Hollywood Reporter: come ogni doppia programmazione dei disgustosi, shockanti, perversi film-exploitation d'un tempo, uno è meglio dell'altro. (B)
Rolling Stone: "Tarantino and Rodriguez rock it." (A-)
San Francisco Chronicle: il segmento di Rodriguez è terrificante; quello di Tarantino troppo verboso e puerile. (B)
E c'è anche una piccola stroncatura del Seattle Post-Intelligencer che dà C+ perchè l'azione è esasperata fino al ridicolo e all'eccesso.


Ma l’eccesso è proprio quello esasperato del genere Grindhouse pieno di sesso e violenza, al quale il titolo stesso fa riferimento, in voga nel cinema americano anni settanta e ottanta di cui Tarantino è un appassionato cultore. Il film è quindi pieno di citazioni agli horror, ai sexploitation dell’epoca e ai double bill features, ovvero quegli spettacoli cinematografici che permettevano di assistere a due film con il prezzo di un solo biglietto. Questo a cominciare dalla struttura: Grindhouse infatti si divide in due episodi di 90 minuti ciascuno, più cinque fake trailers, ovvero trailers di film inesistenti creati per intervallare un episodio dall’altro proprio come avveniva nelle vecchie sale cinematografiche del genere.


La prima sceneggiatura è intitolata Planet terror ed è diretta da Robert Rodriguez:

In questo episodio William e Dakota Block, due dottori sposati che lavorano in ospedale, si trovano improvvisamente a fronteggiare una terribile orda di “sickos” (una sorta di zombi), esseri un tempo umani e ora ricoperti da terribili piaghe purulente, sguardo assente e istinti aggressivi.
Nella loro battaglia contro questi mostri non saranno soli: presto li raggiungeranno alcuni esponenti della forza di polizia locale e anche Cherry, una ballerina da locali notturni che ha perso la gamba durante un attacco dei sickos e l’ha sostituita con una mitragliatrice.
Sarà proprio l’indomita Cherry a guidare il gruppo dei sopravvissuti in una disperata quanto feroce lotta contro le orde degli infetti!


fake trailers sono veri e propri mini-film con impatto non certamente minore rispetto ai due episodi principali, diretti da grandi nomi del genere:

Cowgirls in Sweden: diretto da Quentin Tarantino, si riallaccia alla tradizione del sexploitation.
They call him Machete: diretto da Robert Rodriguez con il carismatico Danny Trejo nella parte del pericolosissimo Machete.
Thanksgiving: diretto da Eli Roth.
Werewolf Women of the SS: diretto da Rob Zombie, sembra essere il più promettente di tutti, con un Nicolas Cage nel ruolo di Fu Manchu che, durante la Seconda Guerra Mondiale, cerca di creare in laboratorio una donna licantropo da mettere al servizio del Reich.
Cameo da parte di Udo Kier, Sheri Moon e Bill Moseley!
A questi si aggiunge un filmato diretto da EdgarAlba dei morti dementiWright, abbastanza da richiamare in sala ogni tipologia di fan horror!


Il secondo episodio diretto da Quentin Tarantino è intitolato Death proof:

Alcune splendide ragazze (Jungle Julia, Arlene e Shanna) che, durante una loro notte di festeggiamenti fra locali quali il Guero’s e il Texas Chili Parlor, verranno inseguite e perseguitate da un misterioso maniaco, Stuntman Mike, dal volto segnato da cicatrici e alla guida di una possente Chevrolet Nova.

Nel cast Kurt Russell nei panni di Stuntman Mike (ma la prima opzione era Mickey Rourke) a Rose McGowan che torna anche in questo segmento, da Rosario Dawson (Sin City) a Vanessa Ferlito, da Eli Roth a Michael Parks.


In Italia, oltre a essere ancora sconosciuta la data di uscita, si vocifera su una possibile frammentazione in due parti del film per l’eccessiva durata, proprio come avvenne per Kill Bill.


Fonti:

Grindhouse, sito ufficiale del film

Mal-pertuis blog

Cineblog


mercoledì, aprile 04, 2007

Citazioni da film



«C'è un filo sottilissimo che separa il genio dalla follia e Barbagli era pazzo... ma per un pelo..»

[Corrado Guzzanti, Fascisti su Marte]

domenica, febbraio 04, 2007

Arriva il film su Lucio Battisti

'L'uomo di marzo', pensieri e parole di un poeta del '900


(ANSA) - ROMA, 1 FEB - Attesa a Sanremo per l'anteprima, il 3 marzo, della docu-fiction su Lucio Battisti 'L'uomo di marzo', di Gianni Volpe e Gianfranco Marrocchi. 'Il film - spiegano i registi - narra una storia surreale, dove un giovane Lucio (Mauro Spatocco), figlio dei fiori, incontra Margherita (Divina Giovinazzo), una splendida modella che diventa la sua musa ispiratrice. Un affresco di colori, suoni e ricordi, in cui lo spettatore cogliera' la magia dei pensieri e delle parole di questo grande poeta del '900'.

venerdì, settembre 08, 2006

Videominuto Pop Tv 2006

Giovedì 7 - Venerdì 8 - Sabato 9 Settembre al Museo Pecci di Prato.


Videominuto è una rassegna internazionale di video della durata massima di 1 minuto che si svolge tutti gli anni al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Il Festival è organizzato dall'emitente radiofonico toscano Controradio, dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e dall' associazione culturale GRAV, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Prato. L'idea del Festival è di indagare quanto la brevità del formato, quale unico imposto, condizioni la video opera in termini di incisività , scelte stilistiche e contenuti.



La Filosofia
Il tempo stringe, specie in video. Tocca essere rapidi, sintetici, efficaci. 60" possono bastare ad elaborare video-cartoline, appunti per lungometraggi a venire, aforismi, note filosofiche, short cuts, documenti in pillole, spot devianti, ipotesi narrative Tutto in 1 minuto.
Il Format
Videominuto offre agli autori 60", disponibili ai soggetti più diversi, privilegiando la sintesi come forma espressiva, libera e aperta a temi che vanno dal documento sociale all'attualità, dalla video-arte all'elettronica, alla sperimentazione pura. Il videominuto è un formato multipiattaforma: adatto per lo streaming sul web, come intermezzo nei palinsesti televisivi e nelle programmazioni dei canali digitali-satellitari. Soprattutto, il minuto in video è un formato sexy che ha fatto tendenza per la sua semplicità, la sua fattibilità (sia tecnica che economica), la sua democraticità nel permettere a chiunque di realizzare il proprio mini-film.



Videominuto 2006: vedi il programma delle serate.

martedì, settembre 05, 2006

Woody Allen

Quand'ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli.

La psicanalisi è un mito tenuto vivo dall'industria dei divani.

L'ultima volta che sono entrato in una donna fu quando ho visitato la statua della Libertà.

Le differenze maggiori tra i vari canali televisivi sono tuttora le previsioni del tempo.

Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'auto spinta da due tizi.

Domattina alle sei saro' giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque, ma ho un avvocato in gamba.

Se io faccio cosi' bene all'amore, e' perche' mi sono esercitato a lungo da solo.

Una volta, mentre facevamo all'amore, si e' verificata una stranissima illusione ottica: sembrava quasi che lei si fosse mossa.

Mia moglie e' una persona veramente immatura. L'altro giorno, per esempio, mentre mi facevo il bagno e' entrata e, senza motivo, mi ha affondato tutte le ochette!

Non sarai mai solo con la schizofrenia.

I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed e' una tacca piu' sotto di quella di un maniaco sessuale.

Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica.

Morire e' una delle poche cose che si possono facilmente fare stando sdraiati.

LA STELLA CHE NON C'E'


AL CINEMA DAL 8 SETTEMBRE 2006




Regia di: Gianni Amelio
Cast: Sergio Castellitto, Tai Ling, Angelo Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Sng, Enrico Vanigiani, Roberto Rossi
Genere: Drammatico

Sinossi:

Una delegazione cinese arriva in Italia per rilevare un grande impianto da un’acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà, manutentore specializzato nei controlli delle macchine, è convinto che l’altoforno in vendita non sia in buone condizioni e vuole ostinatamente trovare il guasto perchè non succedano, com’è già accaduto, incidenti gravi agli operai che dovranno manovrarlo. Vincenzo scopre il difetto dell’impianto quando però i cinesi sono già ripartiti con tutto il carico per il loro Paese. Non ci pensa due volte: vola a Shanghai per consegnare di persona la centralina idraulica modificata che permetterà all’altoforno di funzionare perfettamente. Ma lo aspetta una brutta sorpresa: l’azienda cinese che aveva comprato l’impianto lo ha già rivenduto ad altri, il capo della delegazione che Vincenzo aveva conosciuto in Italia è passato a nuovi incarichi e, soprattutto, nessuno sa o vuole dire dove sia finito l’altoforno...


SCARICA IL TRAILER

venerdì, settembre 01, 2006

Stati di allucinazione (Altered States). Regia: Ken Russel.


In stretta relazione con i due saggi di A. Huxley il film Altered States di Ken Russel del 1980 (Warner Bros.).
Lo scienziato ricercatore Eddie Jessup (William Hurt) è convinto che gli altri stati di coscienza siano reali quanto la realtà di tutti i giorni. Utilizzando la deprivazione sensoriale e aggiungendo potenti sostanze allucinogene, Jessup esplora questi stati di alterazione... e sopporta prove che fanno sembrare la pazzia una benedizione.
Il vincitore dell'Oscar William Hurt (al suo primo esordio) guida nei panni di Jessup un solido cast di cui fanno parte Blair Brown, Bob Balaban e Charles Haid. Lavorando sul romanzo di Paddy Chayefsky, il regista Kern Russel ci conduce con l'abilità di uno stregone attraverso il viaggio magico e orrendo di Eddie, regalandoci STATI DI ALLUCINAZIONE con abbaglianti effetti visivi e un efficace impato emozionale.