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lunedì, settembre 29, 2008

Aforismi: Carl Gustav Jung


"E' importante e salutare parlare di cose incomprensibili."

"Mostratemi un uomo sano di mente e lo curerò per voi."

"Di regola le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza."

"Non vi è nulla di più difficile da tollerare che se stessi."


"L'inconscio è, in primo luogo e prima di ogni altra cosa, il mondo del passato, riattivato dalla limitatezza dell'atteggiamento cosciente."

"Chi evita l'errore elude la vita."

"La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta."

venerdì, luglio 18, 2008

Illusione ottica


Clicca QUA e una volta arrivata la pagina sposta con il tasto sinistro del mouse le bande nere verticali molto lentamente sull'immagine da sinistra verso destra.

[Tratto da: Psicocafè.it]
http://psicocafe.blogosfere.it/2008/07/galop-illusione-ottica.html

venerdì, luglio 04, 2008

Io negli occhi degli altri, storie di microscopi e di satelliti


[...]Leggere nella mente degli altri è vitale per la nostra esistenza: il frutto di tale lettura ci orienta nel mondo, calibra i nostri atteggiamenti e modifica i nostri comportamenti nella direzione di un perfezionamento positivo della nostra immagine ai loro occhi. [...]

[leggi tutto l'articolo su psicocafè.it]

martedì, ottobre 16, 2007

Psicologia: le regole per gestire i diverbi


Meglio «aiutare» l’interlocutore nervoso

Un esperto di comunicazione illustra le sette regole per uscire indenni da un diverbio, evitando di trascendere in lite

WASHINGTON - Il vostro prossimo è nervoso? Colleghi, amici, conviventi, vigili urbani e parenti possono guastare le giornate anche del buon Samaritano, per questo secondo Sartre “l’inferno è l’altro” (inteso appunto come il prossimo), per uscire vivi e possibilmente senza troppi danni da una conversazione che si fa troppo accesa, un guru della comunicazione ha stilato i suoi personali comandamenti.

Si tratta di Stephen J. Hopson, già broker a Wall Street che dall’anno scorso si è trasformato in un motivational speaker, una sorta di motivatore della comunicazione interpersonale. In base alla sua inveterata esperienza a trattare soprattutto con gli uomini d’affari incravattati e, spesso, sull’orlo di una crisi di nervi, Hopson propone sette semplici regole cui attenersi in caso di imminente litigio.

LE 7 REGOLE:

1. Restate calmi: regola d’oro in quasi tutte le situazioni, secondo Hopson quando il diverbio è in atto meglio tacere e lasciare sfogare l’arrabbiato.

2. Lasciate che l’altro conduca la conversazione: premessa al primo punto, se l’altro gestisce la conversazione sarà più facile tacere durante lo sfogo. Nella maggior parte dei casi l’interlocutore disputante ha solo voglia di sfogarsi un po’ e di essere ascoltato.

3. Tenete in considerazione il punto di vista altrui: altrimenti state parlando da soli.

4. Riconoscete le ragioni dell’interlocutore: altrimenti state di nuovo parlando da soli, oppure siete passati dalla parte dell’interlocutore arrabbiato. Hopson consiglia la seguente formula per dichiarare all’altro la vostra attenzione: «Sì, sì, capisco quello che intendi».

5. Se gli insulti sono sulla punta della lingua, andatevene: quando butta proprio male, fate presente che l’ira è cattiva consigliera e cambiate momentaneamente aria.

6. Se siete in errore ammettetelo: facile a dirsi, quando accade l’interlocutore probabilmente vi amerà per il resto della vita.

7. Usate l’immaginazione: se proprio non potete calmare, blandire, coccolare e scappare, usate l’immaginazione e trasformate il tiranno che vi sta innanzi in un orco buono, in un personaggio delle favole, con una psicologia semplice e burbera. Sarà più facile tollerare l’attacco e uscirne indenni.
Chissà cosa ne penserebbe Sartre.

Gabriele De Palma
28 settembre 2007

[Tratto dal Corriere.it]


giovedì, ottobre 11, 2007

IAT (Implicit Association Test) e Autostima

Che cosa è lo IAT? L’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e Schwartz, 1998) per studiare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria.
Per esempio, lo IAT può essere efficacemente utilizzato per rispondere alla domanda: il concetto di sé (ossia la rappresentazione che le persone hanno di se stesse) è associato maggiormente al concetto di ‘positività’ o a quello di ‘negatività’?
Questo strumento ha avuto ed ha un successo enorme nella ricerca psicologica. E’ importante evidenziare che non si tratta di un singolo test standardizzato, ma di unformato procedurale’ (Lane, Banaji, Nosek e Greenwald, 2007). In altre parole lo IAT è una procedura, utilizzabile per indagare diversi tipi di concetti psicologici. Sebbene le applicazioni iniziali di questo strumento riguardassero soprattutto l’indagine del pregiudizio, il suo uso è stato esteso successivamente anche all’indagine degli stereotipi, dell’identificazione sociale, degli atteggiamenti verso il cibo e esistono applicazioni nell’ambito clinico, per esempio nello studio delle fobie.
E' possibile eseguire il test dal sito-Laboratorio web di Cognizione sociale gestito da Cristina Zogmaister dell'Università di Padova.
Le informazioni raccolte verranno trattate in maniera anonima per scopi di ricerca e non verranno mai divulgate in nessun modo.

Clicca qui per ulteriori informazioni sullo IAT.
Clicca qui per svolgere il test. (per il test è necessario scaricare il plug-in del software inquisit dal link presente nella pagina sia per firefox che per Explorer)



venerdì, settembre 28, 2007

L'uomo che ruba la vita degli altri

Come Zelig, si immedesima in chi gli sta davanti
Leonard Zelig esiste davvero. Il camaleontico protagonista del film cult di Woody Allen, nella realtà, ha le sembianze di A.D., napoletano, 65 anni, con una carriera da professionista bruscamente (e drammaticamente) interrotta da un disturbo comportamentale che non ha precedenti nel suo genere: si trasforma nel suo interlocutore, è medico quando ha a che fare con un medico, diventa un esperto di cocktail se si trova di fronte a un barman, è un cuoco provetto se entra in una cucina. La sua storia è raccontata dalla rivista medica inglese «Neurocase», che ha pubblicato uno studio di tre psicologi della casa di cura «Villa Camaldoli» di Napoli: Giovannina Conchiglia, Gennaro Della Rocca e Dario Grossi. Sono loro che studiano il caso di A.D., vittima due anni fa di un arresto cardiaco che ha provocato un’ipossia cerebrale con danni al lobo fronto-temporale. Una patologia grave, che può provocare disturbi della memoria e del comportamento. Ma che A.D. fosse colpito dalla «sindrome di Zelig», questo i medici proprio non se l’aspettavano.

«Abbiamo trattato molti casi di pazienti che imitano i gesti dei loro interlocutori, o che tendono a usare tutti gli oggetti che hanno davanti: si chiama sindrome da dipendenza a m b i e n t a l e » , spiega la dottoressa Conchiglia. Ma l’immersione di A.D. nel contesto in cui di volta in volta si trova è pressoché totale. Gli psicologi hanno eseguito una serie di test dai risultati sorprendenti. Lo hanno portato in un bar, e lui si è trasformato in barman. A chi gli chiedeva come si preparasse un determinato cocktail, ha risposto di essere ancora in prova: «Sono qui da due settimane, spero di avere il posto fisso». In cucina era un cuoco provetto: «Sono uno chef specializzato in menu per diabetici», ha spiegato senza un’ombra di esitazione, assolutamente immedesimato nella sua nuova identità. L’unico ruolo in cui non si è calato è stato, chissà perché, quello di addetto alla lavanderia della casa di cura. Ma per il resto, A.D. ha «rubato» il mestiere a tutte le persone che aveva davanti.

Psicologo fra gli psicologi, cardiologo fra i cardiologi, ha cercato anche di usare un linguaggio appropriato all’occasione. «Gli abbiamo fatto delle domande-trabocchetto a cui ha risposto con frasi passe-partout - racconta la dottoressa Conchiglia -. Al cardiologo che gli ha chiesto a quale patologia corrispondesse una determinata anomalia del battito cardiaco, ha replicato in modo generico ma più appropriato possibile. Ha detto: la domanda è troppo complessa, dipende da paziente a paziente ». Da perfetto «Zelig», A.D. usa inconsciamente una formidabile arma di difesa contro il suo involontario trasformismo: cancella totalmente dalla memoria la «parte» che ha appena sostenuto quando si tratta di sceglierne un’altra. Quando è un medico non è mai stato un barman o un libero professionista, nè sa dire nulla di quando sosteneva di saper cucinare alla perfezione. Ma sarebbe sbagliato dire che, durante i suoi numerosi e repentini trasferimenti di identità, l’uomo-camaleonte annulli completamente se stesso. «Qualsiasi ruolo assuma, non perde mai il suo carattere e la sua personalità.

Quel che maggiormente colpisce, piuttosto, è la capacità di adattarsi ai contesti sociali più diversi in cui viene a trovarsi », spiega ancora Giovannina Conchiglia. A.D. è in cura da due anni. Probabilmente non guarirà mai, anche se le terapie in day hospital a cui è sottoposto hanno consentito un lieve miglioramento delle sue condizioni. Anche se le crisi sono meno frequenti, l’uomo- camaleonte non è certo in grado condurre un’esistenza normale. Naturalmente la sua autonomia è limitata: la moglie e i figli, che riconosce e di cui ricorda quasi sempre i nomi, non lo perdono di vista per un istante anche a causa delle crisi di amnesia che lo colpiscono all’improvviso. Non esce quasi mai, e quando lo fa non lo lasciano solo.

Il suo mondo è circoscritto dalle mura di casa e da quelle della clinica in cui si reca per tenere sotto controllo la malattia. Il caso di A.D. è talmente particolare da avere indotto una rivista prestigiosa come «Neurocase» a pubblicare la relazione dei tre psicologi che hanno in cura il paziente. «La sindrome da dipendenza ambientale è piuttosto frequente - conferma la dottoressa Conchiglia -. Ma che io sappia non è mai capitato che un disturbo comportamentale abbia queste caratteristiche ». Tranne che nella finzione cinematografica e nella fantasia di un genio come Woody Allen, naturalmente. Da oggi, insomma, sappiamo che Leonard Zelig c’è davvero, e vive fra noi.

[Fulvio Milone, la stampa.it]

mercoledì, settembre 05, 2007

I serotini sono più creativi?

Qualche tempo fa abbiamo parlato della cronotipia, ossia del continuum di schemi di sonno individuali che va dalle allodole estreme (i "mattutini"), che si addormentano al primo accenno di crepuscolo, ma che si svegliano prima dell'alba, ai gufi estremi ( i "serotini" ) che stanno svegli fino a tardi e si svegliano quando il sole è già alto.
Fra questi due estremi si colloca la maggiorparte delle persone che [...]

[Leggi l'articolo per intero]





Scopri se sei un serotino o un mattutino: compila il test.

[Articolo tratto da: Psicocafè]

martedì, aprile 03, 2007

TEST SUI TIPI PSICOLOGICI DI C.G.JUNG


Il test Tipi Psicologici punta a identificare vari tipi di personalità. Si basa sulla teoria dei tipi psicologici di C G Jung. E’ simile, nella sua impostazione, ad altri test che partono dalla medesima teoria junghiana. Per esempio i test di Singer-Loomis, di Keirsy e il Myers-Briggs Type Indicator (MBTI) che rappresenta il riferimento scientifico più noto in questo campo.
Il questionario è composto da 68 domande. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Devi soltanto indicare le tue preferenze. Se non riesci a rispondere ad una domanda puoi saltarla anche se è preferibile cercare di non farlo (in caso di risposte incomplete, il sistema propone delle domande aggiuntive qualora dovesse avere difficoltà a definire il tuo profilo). La finalità del test è di darti una indicazione sul tuo profilo psicologico. È un contributo all’individuazione dei tuoi punti di forza e di debolezza, a una miglior valutazione dei ruoli professionali che puoi ricoprire e a una comprensione più approfondita di come gli altri vedono il mondo.

Per iniziare il test CLICCA QUA
Per approfondimenti sui tipi psicologici di Jung CLICCA QUA
Per conoscere tutti i 16 tipi psicologici CLICCA QUA

[fonte: www.altamira.it]


martedì, gennaio 23, 2007

Simbologia della Morte nei sogni


Al contrario di quanto si possa pensare la morte è un simbolo onirico positivo indice di cambiamento, mutazione, evoluzione che si manifesta in fasi di rinnovamento di sè in epoche diverse della propria vita.

Tutta la nostra esistenza consta di tante piccole morti e rinascite riconducibili ad altrettanti "passaggi" da una fase all'altra della vita. In questi momenti particolari i sogni di morte sono più numerosi e suggestivi, tesi a mostrare quanto si deve lasciare di vecchio...

[Leggi l'articolo per intero...]


lunedì, settembre 11, 2006

SINCRONICITA'

Pensiamo ad un amico che non vediamo da tempo... Dopo qualche istante suona il telefono: è lui. Questa è, per Carl Gustav Jung, una sincronicità, che può avere anche carattere precognitivo e chiaroveggente. Se, con Freud, la regolarità delle leggi della natura poteva essere spiegata attraverso la causalità (ogni evento ha una sua causa oggettiva), Jung ritenne che, in certi casi, il legame tra due eventi potesse non essere causale, ma spiegabile altrimenti. Questa formulazione traeva spunto dalla ricerca scientifica che osservava in quegli anni la disintegrazione radioattiva: un fenomeno che si presentava come un effetto senza causa. Ciò spingeva alcuni filosofi e scienziati ad ipotizzare che anche le leggi della natura potessero essere acausali. Secondo Jung "...soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa...." ed ancora : "La causalità è solo un principio e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito vive ugualmente di fini".
In campo psicologico, Jung formulò dunque il concetto di ‘sincronicità’, un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli, o ‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell'inconscio collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali, universali, che si perdono nelle origini più profonde della psiche.
Attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su alcuni sorprendenti avvenimenti della sua vita, che sembravano sfuggire ad ogni interpretazione razionale, Jung approfondì ulteriormente questi temi. La sincronicità venne così distinta dal semplice "sincronismo" relativo ad eventi che accadono simultaneamente, ma che non hanno alcuna connessione di significato.
Nel 1952 Wolfang Pauli, fisico quantistico e premio Nobel pubblicò insieme a Jung un libro sul concetto di ‘sincronicità, "Naturer-klung und Psyche". Nella parte scritta da Jung, dal titolo "Sincronicità come principio di nessi acausali" l’analista propone un parallelismo fra psicologia del profondo e fisica, in particolare sulla relatività delle categorie di spazio e tempo. Se Jung cercava in questo libro di spiegare la psicologia attraverso al fisica, Pauli parlava nel suo saggio della presenza di ‘archetipi ‘nelle teorie di Keplero, confermando un parallelo fra lo studio della fisica e della psicologia.
Jung e Pauli sostenevano che alla triade della fisica classica composta di tempo, spazio e causalità dovesse essere aggiunta anche la sincronicità.
Il concetto junghiano di sincronicità viene spesso utilizzato per dare una spiegazione ‘scientifica’ all’astrologia o ad altre pratiche divinatorie, in una pericolosa commistione fra scienza e magia.

La Sincronicità (1952) - Carl Gustav Jung
Biblioteca Bollati Boringhieri



Altri articoli correlati:

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto. La Sincronicità
Sincronicità ed E.S.P.
Wikipedia: Sincronicità

sabato, settembre 02, 2006

Carl Gustav Jung

Kesswil 1875 - Kusnacht 1961

Figura di spicco nella storia del pensiero del XX secolo, autore di un numero più che rilevante di lavori scientifici, Jung si laureò in medicina nel 1901. Dotato di interessi che spaziavano dalla filosofia alla religione, dalla scienza alla parapsicologia, dalle patologie psichiche ai fenomeni occulti, si iscrisse al corso facoltativo di psichiatria e compì il suo tirocinio pratico all'ospedale Burgholzli di Zurigo, sotto la direzione di E. Bleuler, dove rimase fino al 1909. Furono questi anni fondamentali per la sua formazione, anni vissuti in un contatto ravvicinato con i pazienti schizofrenici, alla cui comprensione dedicò i suoi più importanti sforzi di ricerca. E' del 1907 la pubblicazione della Psicologia della dementia praecox, in cui trovano una sistemazione teorica più accurata le sue osservazioni sui pazienti psicotici, l'applicazione del metodo associativo a cui si rifaceva la scuola di Bleuler e le nascenti scoperte di Freud sul "complesso sessuale" quale fondamento eziologico delle psicopatologie osservate.

Jung pose a fondamento delle patologie psichiche e pertanto del suo edificio teorico, la nozione di "complesso a tonalità affettiva" e, seguendo l'eredità della psichiatria francese, individuò nella costitutiva scindibilità della psiche l'origine della malattia.

Il rapporto di Jung con Freud è testimoniato da un nutrito carteggio, ricco di note personali, di informazioni di circostanza e di un prezioso scambio di osservazioni e di punti di vista scientifici che tratteggiano, meglio di qualsivoglia biografia, la personalità dei due uomini di scienza.

Anno cruciale per la vita di Jung fu il 1913, in cui a) si consacrò il distacco definitivo, personale e teorico, da Freud, testimoniato dallo scritto La libido. Simboli e trasformazioni, b) propose per il proprio ambito di ricerca la denominazione di "psicologia analitica", c) inaugurò un periodo, che si protrarrà fino al 1919, noto come "malattia creativa" durante il quale approfondì la sperimentazione dei propri prodotti inconsci, attraverso la tecnica dell' "immaginazione attiva" e il lavoro dell' "amplificazione" applicata ai disegni ricavati dalle immagini oniriche.

La sua concezione del "relativismo psicologico" trovò espressione nei Tipi psicologici pubblicati nel 1921, in cui mise a punto la fondamentale ineludibilità del punto di vista soggettivo e la conseguente inesauribilità dell'inconscio e della psiche umana. Su queste premesse, Jung richiamò l'attenzione sull'importanza etica della consapevolezza della propria prospettiva cognitiva e affettiva, nell'esame delle situazioni cliniche e delle formulazioni teoriche.

Negli anni immediatamente successivi, attraverso l'approfondimento dell'amicizia con il sinologo Richard Wilhelm, si dedicò allo studio della religiosità e della filosofia cinesi, che rappresentò il primo momento della sua apertura verso culture diverse da quella occidentale. Nel 1924 iniziò le ricerche etnopsicologiche presso gli indiani pueblo nel Nuovo Messico e nell'Arizona. Sempre nello stesso anno fondò negli Stati Uniti la prima associazione di psicologia analitica che divenne poi Istituto.

Negli anni successivi le sue ricerche si aprirono a ventaglio verso molteplici direzioni: dai rapporti tra psicologia e educazione, tra psicologia analitica e concezione del mondo, mitologia, alchimia, filosofia gnostica, ad una riflessione più approfondita intorno al concetto di "energia psichica" in quanto "relazione", che trovò espressione nello scritto L'io e l'inconscio del 1928. Nello stesso anno inaugurò un seminario dal titolo "Dream Analysis" che continuò fino al 1930. Testimonianza del suo interesse per i sogni inquel periodo, si trova nel lavoro Applicabilità pratica dell'analisi dei sogni.

Nel 1933 l'avvento del nazismo in Germania, portò alle dimissioni di Kretschmer da presidente dell'Artliche Gesellschaft fur Psychotherapie per il suo rifiuto a conformarsi all'ideologia nazista e quindi alla discriminazione razziale. Il posto fu preso da Jung che ritenne, in quanto straniero, di poter godere di una maggiore libertà di movimento, ma sottovalutò la forza di impatto del regime hitleriano, fino a che, sempre più limitato nella sua possibilità di azione, nel 1940 il suo nome comparve nella lista nera dei nazisti e i suoi scritti furono messi al bando in Germania e in tutti i paesi occupati.

Le riflessioni teoriche di quegli anni condussero Jung ad un approfondimento dei concetti di "archetipo" e di "inconscio collettivo", che costituiscono la naturale conseguenza delle nozioni di "complesso a tonalità affettiva" e di "energia psichica"; ugualmente definì sempre più il percorso analitico come una tappa del più generale processo di individuazione.

Psicoterapeuta dotato di una robusta concretezza, osservatore acuto ricco di una duttile immaginazione, uomo di una straordinaria cultura e di molteplici interessi. Jung si adoperò molto nell'organizzazione e diffusione della "sua" psicologia analitica: nel 1916 costituì lo Psychologischer Club Zurich, nel 1935 la Schweizerische Gesellschaft fur Psichologie, nel 1948 lo Jung-Institut, nel 1957 la Società Svizzera di Psicologia Analitica e nel 1958 l'Associazione Internazionale di Psicologia Analitica. Nel 1961, anno della sua morte, venne fondata in Italia l'Associazione Italiana di Psicologia Analitica, da cui nascerà nel 1966 il Centro Italiano di Psicologia Analitica


Fonte: Centro Italiano Psicologia Analitica


Letture consigliate:

- Carl Gustav Jung - Sogni, ricordi, riflessioni raccolti ed editi da Aniela Jaffè [Biblioteca Universale Rizzoli]
- Carl Gustav Jung - Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti [Universale Bollati Boringhieri]
- Carl Gustav Jung - Psicologia e Poesia [Universale Bollati Boringhieri]
- Carl Gustav Jung - La sincronicità [Universale Bollati Boringhieri]