giovedì, luglio 05, 2007

MITO, SUONO, SCIENZA E MATERIA: «IN PRINCIPIO ERA IL VERBO»

IL MITO E LA RELIGIONE:
I miti dei popoli primitivi e le speculazioni cosmogoniche delle civiltà alte insegnano che il sostrato di tutti i fenomeni dell’universo è un elemento vibratorio e, specificatamente, acustico. La prima manifestazione sensibile della creazione è un suono che, secondo le tradizioni, emana dal tao, dall’abisso primordiale, da una caverna, da un singing ground, da un uovo fulgente, dal sole, dalla bocca spalancata di un dio o di uno strumento musicale che simboleggia il creatore. Questo suono emana dal vuoto nel quale si è formato un pensiero il quale fa vibrare il Nulla. Trasformandosi in monologo questo pensiero si riveste di un corpo ed è questo corpo sonoro che costituisce la prima manifestazione percettibile dell’Invisibile. […] Nel primo stadio della creazione la natura del mondo è dunque puramente acustica. Il creatore stesso non è che un canto, uno strumento musicale o una caverna che risuona, ed è assai probabile che la materializzazione dell’idea del creatore sotto specie di strumento musicale, di caverna, di corpo oppure soltanto di testa umana o animale sia soltanto una concessione al mito cui si voglia dare un carattere più concreto. In realtà il creatore è un essere puramente acustico, un canto o un grido, emesso probabilmente da una voce di testa che crea un mondo di suoni e di luce. L’apparizione della materia è un atto posteriore, reputato molto spesso uno stadio di decadenza. […]
Le tradizioni eurasiatiche ci dicono che gli dèi e i demoni non esitavano talvolta a fare un cattivo uso della forza del suono, ottenebrandola con la menzogna. La Tandhya Maha Upanishad riferisce che a causa di questa situazione insostenibile la parola un giorno fuggì, insieme agli dèi, andando ad allogarsi nelle acque e negli alberi, nei tamburi e nelle cetre. Ciò significa che una parte della forza sonora si rivestì di materia. […]
I primi uomini erano esseri sonori, luminosi e trasparenti che planavano sopra le acque, e soltanto a partire dal momento in cui cominciarono a posarsi sulla terra e a mangiare i frutti, i loro corpi divennero pesanti e opachi. Della loro natura sonora restò soltanto la voce. Ecco perché l’essenza di tutti gli esseri dotati della facoltà di emettere suoni si manifesta nella voce. […]
Il mondo fu creato da un suono iniziale che, uscendo dall’abisso primordiale, si rivestì di luce. A poco a poco una parte di questa luce sonora si convertì in materia. Ma la materializzazione non fu mai completa, perché in ogni oggetto continua a sussistere un residuo più o meno scarso della sostanza sonora da cui fu creato. (tratto da: Il significato della musica, Marius Schneider, SE)

LA SCIENZA:

Tutto ebbe inizio circa 15 miliardi di anni fa, con una immane esplosione, il Big Bang, talmente violenta e fragorosa da essere ancora oggi riconoscibile nella radiazione cosmica di fondo. Tutto, insomma, ebbe inizio da un suono primordiale.
“La materia è un materiale sonico diversamente orchestrato”. (Alfred Tomatis, “Ascoltare L'Universo”)
D'altronde, la materia in sé non è che un concentrato di vibrazioni tenuto in equilibrio da interazioni che agiscono sotto forma di atomi o di molecole: ogni atomo o molecola altro non è che la rappresentazione fisica di un fenomeno vibratorio, quindi sonico, più o meno complesso. Ciò che differenzia la luce dal suono è solo la velocità di propagazione - 300.000 km/sec e 340 m/sec - rispetto allo stesso ambiente.
“C'è un punto critico in cui l'energia diventa massa”, afferma la scienza mistica di Pietro Ubaldi. “Materia è energia, energia è materia”, afferma la scienza mistica di Albert Einstein. L'antica dottrina del Logos che crea mediante la Parola, afferma che la parola è vibrazione, e la vibrazione è ritmo, ritmo di crescita e di vita, che afferra la materia e la aggrega in un vortice a spirale. […]
(Tratto dal sito ecplanet.com)

giovedì, giugno 07, 2007

NASF3 - un pò di autopromozione (seconda parte)

Si è conclusa ieri la selezione dei racconti per il concorso di letteratura fantascientifica N.A.S.F. (Nuovi Autori Science Fiction) giunto ormai alla terza edizione.
Le opere dovevano essere inviate entro il 30 Aprile 2007 ed avere come tema una storia di fantascienza non superiore alle 20.000 battute (spazi inclusi), ambientata in uno dei seguenti scenari:
Robot: intesi anche come androidi, cyborg e ferraglia saldata.

Alien: qualunque storia coinvolgesse gli alieni e le loro interazioni con noi umani. Entrambi i temi erano liberamente interpretabili. Per la selezione finale, però, sono state agevolate le opere che contenenti omaggi e/o citazioni ad autori già famosi, ai loro personaggi o alle loro ambientazioni. I testi selezionati saranno inseriti nell’antologia cartacea N.A.S.F. 3 che uscirà orientativamente entro Giugno 2007. Il racconto vincitore sarà inoltre pubblicato sul primo numero disponibile di “Futuro Europa”, rivista edita dalla casa editrice Perseo.

Di seguito sono riportati gli autori dei racconti che faranno parte dell’antologia NASF3 “Robot Vs Alien”


Vincitore assoluto:

Simone Corà sezione Alien

Autori della sezione Robot:

Alessandro Conti, Andrea Laprovitera, Angela Catalini, Lorenzo Pedrazzi, Ettore Mariani, Giosué Cremonesi, Carlo Bramanti, Lorenzo Marchese, Marco Maria Sorge, Guido Marcelli, Alessandro Dalla Lana, Antonella Iacoli, Davis Fiore, Lucianna Ruggiero, Stefano Iatosti, Matteo Polloni, Bruno Giordano, Claudio Fallani, Gianluca Gendusa, Davide Di Candia, Giorgio Burello, Simone Conti, Claudio Zago, Filippo Skindrak, Luca Forgiarini, Riccardo Simone, Blond, Marco Cartello, Marco Iosa.

Autori della sezione Alien:

Michele Piccolino, Luigina Sgarro, Angelo Collina, Teresa Regna, Maria Galella, Biancamaria Massaro, Fabio Musati, Andrea Franceschin, Max Firinu, Matteo Mancini, Emanuele Natale, Ennio Cosenza, Francesco Troccoli, Jonathan Concas, Davide Piccirillo, Alberto Priora, Mauro Cancian



Le copertine delle due precedenti antologie di fantascienza N.A.S.F.1 "Nuovi viaggi, nuovi tempi, nuovi robot" e N.A.S.F.2 "Utopia, Distopia, Ucronia" a cura di Carlo Trotta, Massimo Baglione e Andrea Coco.

venerdì, giugno 01, 2007

Aforisma del giorno



Per ogni problema complesso, c'è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata.

[George Bernard Shaw]

microsoft surface

giovedì, maggio 24, 2007

Consigli...

«Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti. Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che cono sco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta.»


[Tratto da "The Big Kahuna", 2000, regia J. Swanbeck]

giovedì, maggio 10, 2007

domenica, aprile 29, 2007

Primi incontri













Dei nostri incontri ogni momento noi
festeggiavamo come epifania,
soli nell'universo tutto.
Tu piú ardita e lieve di un battito d'ala
su per la scala, come un capogiro
volavi sulla soglia, conducendomi
tra l'umido lillà, dentro il tuo regno
che sta dall'altra parte dello specchio.

Quando scesa la notte, a me la grazia
fu elargita, le porte dell'altare
si aprirono, nel buio prese luce
e lenta si chinò la tua nudità.

Sulla terra tutto fu trasfigurato,
anche le cose semplici - il catino,
la brocca - e tra noi di sentinella
stava l'acqua dura e stratiforme.

Chissà dove fummo sospinti,
dinanzi a noi s'aprivano miraggi
di città costruite per prodigio,
solo la menta si stendeva sotto i piedi
gli uccelli erano compagni di viaggio
i pesci balzavano dal fiume
il cielo si dispiegava ai nostri occhi.

Quando il destino seguiva i nostri passi
come un pazzo con il rasoio in mano.

[
Arsenij Aleksandrovic Tarkovskij]

sabato, aprile 28, 2007

Aforisma del giorno


"Tutti coloro che scrivono sono un po' matti. Il punto è rendere interessante questa follia."
[Francois Truffaut]


lunedì, aprile 23, 2007

Come arrivare da Roma a New York











Come arrivare da Roma a New York?
Semplicissimo!! Provate anche voi:

1. Aprite Google Maps
2. Cliccate su 'indicazioni stradali'
3. Digitate 'Roma' su indirizzo di partenza
4. Digitate 'New York' su indirizzo di arrivo

Seguite le indicazioni e mi raccomando non fatevi sfuggire il punto 46!!!

Sunshine - recensione


Studio 20th Century Fox
Regia Danny Boyle
Sceneggiatura Alex Garland
Cast Hiroyuki Sanada, Mark Strong, Benedict Wong, Cillian Murphy, Cliff Curtis, Michelle Yeoh, Troy Garity, Chris Evans, Rose Byrne
Genere Fantascienza - Thriller

S
inossi

Nell'anno 2057, il Sole sta morendo ed il genere umano rischia l'estinzione. L'ultima speranza della Terra è riposta nell'Icarus II, una navicella spaziale con un equipaggio di otto uomini e donne agli ordini del capitano Kaneda. La loro missione: trasportare un ordigno nucleare che dovrà ridar vita al Sole. Nel mezzo del loro lungo viaggio, senza un contatto radio con la Terra, l'equipaggio riceve un segnale di soccorso proveniente dall'Icarus I, che era scomparsa durante una missione analoga sette anni prima. Ma un terribile incidente mette in pericolo la loro missione e improvvisamente l'equipaggio si ritrova a dover lottare non solo per conservare la propria vita e la salute mentale, ma anche per il futuro di tutti noi.

Se, come me, vi aspettate un film di fantascienza intelligente come fu Solaris di Tarkovskij nel 1972 (rivisitato da Clooney e Sodembergh qualche anno fa), oppure il bellissimo 2001 odissea nello spazio di Kubrick nel 1968, non andate a vedere questo film.

Se è vero che la regia è curatissima, tanto da trarre in inganno l’ignaro spettatore che già vede nell’inquadrature interne dell’astronave Icarus II tracce di 2001, e negli astronauti che osservano il sole la poesia presente in Solaris, è altrettanto vero che in queste scene saranno gli unici momenti lirici del film e che il lato metafisico del racconto è solamente accennato.
La prima parte è ben fatta e riesce a trasmettere in modo efficace il senso di infinitamente bello, al tempo stesso di ignoto ed inquietante, che nello spazio è insito.
Pur non mancando i temi: il conflitto tra scienza e fede e tra l’uomo e i suoi limiti (Icarus, come Icaro, l’uomo che sfidò gli Dèi provando a volare verso il Sole e finì per venire punito), manca un messaggio. Il film procede con una serie di impicci e accadimenti che sfociano nel thriller fantascientifico caro agli americani lasciando in realtà sospeso ciò che Boyle si prefiggeva all’inizio: ossia dare un senso più profondo alla vicenda.
Peccato, perché Danny Boyle (Trainspotting, 28 giorni dopo) si riconferma un regista comunque interessante e degno di nota e anche questo film, nonostante non rispecchi le aspettative di un pubblico più esigente, è sicuramente sopra la media dei film di fantascienza attuali.



domenica, aprile 22, 2007

Fabbrica Europa

Ancora pochi giorni e alla Stazione Leopolda di Firenze si terrà la XIV edizione di Fabbrica Europa. Come negli anni passati si confronteranno le forme d'arte contemporanea provenienti da tutto il mondo. La manifestazione avrà inizio sabato 28 aprile e si protrarrà fino a sabato 26 maggio 2007.


CLICCA QUA PER LEGGERE IL PROGRAMMA


Red right hand - Nick Cave & the bad seeds.

venerdì, aprile 13, 2007

Citazioni da film

"Ezechiele, 25:17.
Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te!"

[Pulp Fiction - Jules Winnfield]


Sunshine, dal 20 aprile al cinema

giovedì, aprile 12, 2007

Esce in America Grindhouse il nuovo film di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez


E’ uscito nelle sale venerdì 6 aprile e la critica americana lo ha accolto con molto entusiasmo, così come il pubblico. La media dei voti della critica è un bel un B+.

Ecco alcuni commenti:

E! Online: se il trailer vi ha convinto, il film non vi deluderà. (A-)
Hollywood Reporter: come ogni doppia programmazione dei disgustosi, shockanti, perversi film-exploitation d'un tempo, uno è meglio dell'altro. (B)
Rolling Stone: "Tarantino and Rodriguez rock it." (A-)
San Francisco Chronicle: il segmento di Rodriguez è terrificante; quello di Tarantino troppo verboso e puerile. (B)
E c'è anche una piccola stroncatura del Seattle Post-Intelligencer che dà C+ perchè l'azione è esasperata fino al ridicolo e all'eccesso.


Ma l’eccesso è proprio quello esasperato del genere Grindhouse pieno di sesso e violenza, al quale il titolo stesso fa riferimento, in voga nel cinema americano anni settanta e ottanta di cui Tarantino è un appassionato cultore. Il film è quindi pieno di citazioni agli horror, ai sexploitation dell’epoca e ai double bill features, ovvero quegli spettacoli cinematografici che permettevano di assistere a due film con il prezzo di un solo biglietto. Questo a cominciare dalla struttura: Grindhouse infatti si divide in due episodi di 90 minuti ciascuno, più cinque fake trailers, ovvero trailers di film inesistenti creati per intervallare un episodio dall’altro proprio come avveniva nelle vecchie sale cinematografiche del genere.


La prima sceneggiatura è intitolata Planet terror ed è diretta da Robert Rodriguez:

In questo episodio William e Dakota Block, due dottori sposati che lavorano in ospedale, si trovano improvvisamente a fronteggiare una terribile orda di “sickos” (una sorta di zombi), esseri un tempo umani e ora ricoperti da terribili piaghe purulente, sguardo assente e istinti aggressivi.
Nella loro battaglia contro questi mostri non saranno soli: presto li raggiungeranno alcuni esponenti della forza di polizia locale e anche Cherry, una ballerina da locali notturni che ha perso la gamba durante un attacco dei sickos e l’ha sostituita con una mitragliatrice.
Sarà proprio l’indomita Cherry a guidare il gruppo dei sopravvissuti in una disperata quanto feroce lotta contro le orde degli infetti!


fake trailers sono veri e propri mini-film con impatto non certamente minore rispetto ai due episodi principali, diretti da grandi nomi del genere:

Cowgirls in Sweden: diretto da Quentin Tarantino, si riallaccia alla tradizione del sexploitation.
They call him Machete: diretto da Robert Rodriguez con il carismatico Danny Trejo nella parte del pericolosissimo Machete.
Thanksgiving: diretto da Eli Roth.
Werewolf Women of the SS: diretto da Rob Zombie, sembra essere il più promettente di tutti, con un Nicolas Cage nel ruolo di Fu Manchu che, durante la Seconda Guerra Mondiale, cerca di creare in laboratorio una donna licantropo da mettere al servizio del Reich.
Cameo da parte di Udo Kier, Sheri Moon e Bill Moseley!
A questi si aggiunge un filmato diretto da Edgar “Alba dei morti dementi” Wright, abbastanza da richiamare in sala ogni tipologia di fan horror!


Il secondo episodio diretto da Quentin Tarantino è intitolato Death proof:

Alcune splendide ragazze (Jungle Julia, Arlene e Shanna) che, durante una loro notte di festeggiamenti fra locali quali il Guero’s e il Texas Chili Parlor, verranno inseguite e perseguitate da un misterioso maniaco, Stuntman Mike, dal volto segnato da cicatrici e alla guida di una possente Chevrolet Nova.

Nel cast Kurt Russell nei panni di Stuntman Mike (ma la prima opzione era Mickey Rourke) a Rose McGowan che torna anche in questo segmento, da Rosario Dawson (Sin City) a Vanessa Ferlito, da Eli Roth a Michael Parks.


In Italia, oltre a essere ancora sconosciuta la data di uscita, si vocifera su una possibile frammentazione in due parti del film per l’eccessiva durata, proprio come avvenne per Kill Bill.


Fonti:

Grindhouse, sito ufficiale del film

Mal-pertuis blog

Cineblog


sabato, aprile 07, 2007

mercoledì, aprile 04, 2007

Citazioni da film



«C'è un filo sottilissimo che separa il genio dalla follia e Barbagli era pazzo... ma per un pelo..»

[Corrado Guzzanti, Fascisti su Marte]

martedì, aprile 03, 2007

TEST SUI TIPI PSICOLOGICI DI C.G.JUNG


Il test Tipi Psicologici punta a identificare vari tipi di personalità. Si basa sulla teoria dei tipi psicologici di C G Jung. E’ simile, nella sua impostazione, ad altri test che partono dalla medesima teoria junghiana. Per esempio i test di Singer-Loomis, di Keirsy e il Myers-Briggs Type Indicator (MBTI) che rappresenta il riferimento scientifico più noto in questo campo.
Il questionario è composto da 68 domande. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Devi soltanto indicare le tue preferenze. Se non riesci a rispondere ad una domanda puoi saltarla anche se è preferibile cercare di non farlo (in caso di risposte incomplete, il sistema propone delle domande aggiuntive qualora dovesse avere difficoltà a definire il tuo profilo). La finalità del test è di darti una indicazione sul tuo profilo psicologico. È un contributo all’individuazione dei tuoi punti di forza e di debolezza, a una miglior valutazione dei ruoli professionali che puoi ricoprire e a una comprensione più approfondita di come gli altri vedono il mondo.

Per iniziare il test CLICCA QUA
Per approfondimenti sui tipi psicologici di Jung CLICCA QUA
Per conoscere tutti i 16 tipi psicologici CLICCA QUA

[fonte: www.altamira.it]


dafank's playlist

Feeling good (dafank's mix)

durata: 5':34"
anno: 2004
genere: chill out
[contiene samples di "Feeling good" di Nina Simone, "Gettin' into it" di Sylk 130 ft. King Britt, "New love" di Sylk 130 ft. King Britt, "Rise and vibe" di King Britt e Obafunke, "Observation #3" di King Britt e Obafunke]






Attendere qualche secondo affinchè il player carichi il brano

The promise land (still waiting for you)


durata: 5':09"
anno: 2004
genere: chill house
[dafank: chitarra elettrica, tastiere, mix - Marco Zenzocchi: basso - contiene samples di "Wish you on a star" di Paul Weller, "Hole in a bucket" di Spearhead]





Attendere qualche secondo affinchè il player carichi il brano

Aforisma del giorno

Il segreto della felicità non è far sempre ciò che si vuole, ma voler sempre ciò che si fa
[Lev Tolstoj]

Il Simbolismo

PALAZZO DEI DIAMANTI DI FERRARA
dal 18 febbraio al 20 maggio 2007
Da Moreau a Gauguin a Klimt


Ferrara Arte, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, organizza una grande retrospettiva dedicata a rileggere e far conoscere un movimento artistico che ha segnato la storia dell’arte moderna. Una selezione di un centinaio di capolavori ripercorre l’evoluzione della poetica simbolista, dalle opere dei precursori alle ultime creazioni, oltre la soglia del Novecento. Moreau, Rossetti, Böcklin, Puvis de Chavannes, Redon, Gauguin, Klinger, Khnopff, Rodin, Munch, Previati, Pellizza da Volpedo, Mondrian, Klimt e molti altri artisti, faranno così rivivere il fascino e il mistero dei miti simbolisti con le loro opere gremite di allegorie e di raffinate allusioni.


Info e orari
Apertura della mostra
18 febbraio - 20 maggio 2007
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso:
dalla domenica al giovedì 9.00/20.00
venerdì e sabato 9.00/22.00

Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d'Este, 21 - 44100 Ferrara

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale.

De Chirico a Palazzo Zabarella

Giorgio de Chirico (1888-1978) ha profondamente rinnovato il linguaggio visivo del XX secolo.
Negli stessi anni in cui Picasso trasformava gli aspetti visibili della cose e Kandinsky ne faceva scaturire emozioni astratte di forma e di colore, egli gettò le basi di un nuovo modo di esprimersi fondato non sull’apparenza dell’oggetto ma sulle sue possibilità di significato. Per primo si rese conto che ogni forma che vediamo trae il suo vero valore dalla nostra coscienza per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare in noi. Convinto della fondamentale mancanza di senso del mondo e dell’inesistenza di una verità unica, tanto meno di quella visibile, egli ha fatto della sua arte il mezzo per mettere a nudo il mistero delle cose. Dipingendo immagini che appaiono come un ricordo o una depurata essenza spettrale degli oggetti, e accostandole non secondo la logica ma per associazioni intuitive e simboliche, de Chirico provoca in chi guarda reazioni psichiche ed emotive di grande intensità e di profonda poesia.
Far vedere ciò che non si può vedere è stato fin dall’inizio lo scopo della sua ricerca artistica e chiamò metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che il mistero e l’enigma non stanno al di là ma dentro le cose fisiche, nella “tranquilla e insensata bellezza della materia”, nella molteplicità di sensi che sprigionano le immagini qualora vengano rotti i nessi logici di relazione tra loro.
Il mondo di de Chirico non è un mondo di forme che appaiono ma di significati che si rivelano. Egli avvia un cambiamento fondamentale nelle arti visive, che estenderà la sua influenza dal Dadaismo al Surrealismo per giungere fino alla Pop Art, mettendo a nudo l’instabilità e la relatività dei linguaggi convenzionali della comunicazione.
Questa mostra vi accompagna a capire la sua arte, un'arte difficile e intellettualmente profonda che non può essere apprezzata in pieno se non decifrandone le metafore e i complessi simbolismi, ma che è strutturata in modo da indurre nello spettatore straordinarie emozioni. Nello stesso tempo, presentandovi un corpus di opere realizzate in stili completamente diversi a seconda delle varie epoche, vi aiuterà a cogliere gli elementi di continuità di un'ispirazione artistica che procede per oltre sessant'anni tra continue fratture, ricomposizioni e ritorni.


Paolo Baldacci
Gerd Roos

La mostra di De Chirico si svolgerà a Palazzo Zabarella di Padova dal 20 gennaio al 27 maggio 2007. Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale.

lunedì, aprile 02, 2007

Francia: aperto l'archivio segreto sugli Ufo

Resi pubblici i documenti raccolti dal «Centro nazionale per gli studi spaziali» che riportano verbali di polizia sugli avvistamenti
I dossier, oltre 400 su 1600, sono consultabili on line



PARIGI (FRANCIA)
- Il mistero sull'esistenza degli ufo resta, ma, almeno, è stato svelato quello sul contenuto di uno dei principali archivi del mondo in materia, archivio che contiene moltissimi resoconti di presunti avvistamenti di oggetti volanti non identificati. La Francia è infatti diventata il primo Paese al mondo ad aver aperto al pubblico il suo archivio ufficiale che documenta gli avvistamenti di Ufo. Lo ha annunciato Jacques Patenet, il direttore del «Gruppo di studio e d'informazione sui fenomeni aerospaziali non identificati» presso il «Centro nazionale per gli studi spaziali» (il Cnes) di Parigi.
«Si tratta di una prima mondiale», ha commentato Patenet. «È vero che negli Stati Uniti si può chiedere delle informazioni, ma soltanto sulla base di un singolo caso - ha spiegato Patenet - ma noi abbiamo fatto l'esatto contrario: abbiamo messo tutte le informazioni a completa disposizione del pubblico». Oltre 400 dossier che documentano altrettanti casi d'avvistamenti di oggetti volanti non identificati possono essere consultati su un'apposita sezione del sito web del Cnes . Al momento si tratta di un quarto dei circa 1.600 presunti casi di osservazioni di Ufo segnalati in Francia dall'inizio degli anni '50 ad oggi. Tutti i dossier saranno regolarmente on line entro la fine dell'anno, ha assicurato il responsabile del Cnes. «Stiamo lavorando sulla base del principio che non vi è nulla che non possiamo pubblicare online, salvo una sola eccezione: quella di proteggere, in alcuni casi, la privacy personale», ha spiegato Patenet. Gli «X-Files» francesi contengono i verbali della polizia, stesi sulla base di testimonianze, con i dati personali - che potrebbero aiutare a identificare i testimoni - oscurati da omissis.

CORRIERE DELLA SERA - 23 marzo 2007

giovedì, marzo 22, 2007

Aforisma del giorno


Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio.

[
Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, "Memorie dal sottosuolo"]

sabato, marzo 17, 2007

Pioggia bianca

[...] Si affacciò allo spesso vetro anti-rumore e guardò fuori. Le prime note di I talk to the wind echeggiarono con infinita dolcezza ai suoi orecchi. Il cielo plumbeo assunse un colore iridescente e acceso. I rari raggi di sole che flebili filtravano dalla coltre di nubi apparivano adesso più luminosi e di un giallo vivo, sino a sembrare quasi penetrare solidi l’atmosfera. Il grigio intenso delle zone più addensate di pulviscolo si alternava a quello più chiaro delle zone dove i detriti erano meno densi nell’atmosfera creando giochi cromatici di innaturale bellezza. Abbassando lo sguardo verso terra sulle rovine della città non potè fare a meno di notare i nuovi colori che stavano assumendo, tutto era più luminoso, più vivo. Osservò le crepe incresparsi ruvide e ne immaginò la consistenza tattile. Gli uomini del regime, quelle piccole forme verde smeraldo che si muovevano al passo dell’oca, sembravano adesso più umane. La musica aveva su di lui un potere visionario mistico che gli donava la capacità di vedere le cose trascendere da ogni significato, conferendo una bellezza insolita anche a ciò che normalmente aborriva. Ogni cosa realmente era, nulla più. E nella sua quintessenza poteva finalmente ritrovare tracce di un’entità divina andata persa nel reale. La musica agiva sul suo sistema percettivo come avrebbe potuto agire la Mescalina o il Peyotl. Era l’evasione che trasfigurava una cupa realtà in una più accettabile.
Ma non aveva solo questo effetto benefico e rigenerante (ricreazione… ), apriva le porte a nuovi schemi di pensiero. La musica induceva alla riflessione, e la riflessione era nemica dell’azione, per questo Perkins l’aveva proibita assieme alla letteratura e alla cinematografia.
Si tolse le cuffie, ripose il disco nella custodia e spense l’impianto audio, dopodichè risalì al piano superiore per prendere la sua dose giornaliera di Tumaxina in pillole. I dolori ai polmoni stavano iniziando, e il tumoxal li avrebbe calmati oltre a rallentare la corsa verso l’apoptosi cellulare. [...]


martedì, febbraio 20, 2007

Sulla Qualità..

[...] L'inversione copernicana di Fedro del rapporto tra Qualità e mondo oggettivo potrebbe sembrare astruso se non la si spiegasse con cura, ma lui non aveva nessuna intenzione di essere astruso. Intendeva dire semplicemente che, nell'attimo della discriminazione, prima di poter distinguere un oggetto deve esserci una sorta di consapevolezza non intellettuale che definì consapevolezza della Qualità. Si può essere consapevoli di aver visto un albero solo dopo averlo visto, e tra l'istante della visione e quello della consapevolezza deve esserci un intervallo di tempo, a cui talvolta viene attribuita scarsa importanza. Ma nulla giustifica un atteggiamento del genere.
Il passato esiste solo nella nostra memoria, il futuro solo nei nostri progetti. Il presente è l'unica nostra realtà. L'albero di cui sei consapevole intellettualmente, a causa di quel piccolissimo intervallo di tempo è sempre nel passato, e pertanto è sempre irreale. Qualsiasi oggetto concepito intellettualmente è sempre nel passato e pertanto è irreale. La realtà è sempre il momento della visione che precede la concettualizzazione. Non c'è nessun'altra realtà. Questa realtà preintellettuale è quanto Fedro sentiva di avere giustamente individuato come Qualità. Dato che tutte le cose identificabili intellettualmente devono emergere da questa realtà preintellettuale, la Qualità è la genitrice, la fonte di tutti i soggetti e gli oggetti.
Fedro capì che gli intellettuali sono quelli che fanno più fatica a vederla, proprio perchè non esitano un attimo a rinchiudere tutto in forme intellettuali. Chi fa meno fatica sono i bambini piccoli e la gente incolta. Ecco perchè, pensò Fedro, la squareness è una malattia così tipicamente intellettuale.
[...] Di solito gli square, diceva, a causa dei loro pregiudizi, danno poca importanza alla Qualità, cioè alla realtà preintellettuale; la ritengono un semplice periodo di transizione privo di accadimenti tra la realtà oggettiva e la sua percezione soggettiva. Non cercano neanche di scoprire se non sia per caso diversa dalla concezione intellettuale che ne hanno loro.
Invece è proprio diversa. [...]

[Tratto da: "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig]

venerdì, febbraio 09, 2007

Imagination


Imagination is funny, it makes a cloudy day sunny.

Makes a bee think of honey just as I think of you..

[Chet Baker]

domenica, febbraio 04, 2007

Aforisma del giorno

L'arte è un'astrazione: spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa e preoccupatevi più della creazione che del risultato.

[Paul Gauguin]

E' finita l'estate

E' fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.


[Arsenij Tarkovskij]

"Shine" - Videominuto 2001


Un motaggio video contro la guerra [guarda...]

Arriva il film su Lucio Battisti

'L'uomo di marzo', pensieri e parole di un poeta del '900


(ANSA) - ROMA, 1 FEB - Attesa a Sanremo per l'anteprima, il 3 marzo, della docu-fiction su Lucio Battisti 'L'uomo di marzo', di Gianni Volpe e Gianfranco Marrocchi. 'Il film - spiegano i registi - narra una storia surreale, dove un giovane Lucio (Mauro Spatocco), figlio dei fiori, incontra Margherita (Divina Giovinazzo), una splendida modella che diventa la sua musa ispiratrice. Un affresco di colori, suoni e ricordi, in cui lo spettatore cogliera' la magia dei pensieri e delle parole di questo grande poeta del '900'.

giovedì, febbraio 01, 2007

Gene memoria regola il sonno

Scoperta di due italiani dell'universita'' del Wisconsin



ROMA, 1 FEB - Uno dei principali geni legati alla formazione dei ricordi e all'apprendimento potrebbe essere un regolatore della profondita' del sonno. Lo scoperta e' stata fatta da Chiara Cirelli e Guido Tononi,due studiosi italiani dell' universita' del Wisconsin. Secondo lo studio il gene Bdnf regola il bisogno di dormire in quanto solo dormendo le nuove conoscenze potranno essere fissate nella memoria o perse se il cervello le giudica superflue.


[Notizia tratta da www.ansa.it]

mercoledì, gennaio 24, 2007

Aforisma del giorno

Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto?
[Tyler Durden - Chuck Palahniuk, Fight Club]

martedì, gennaio 23, 2007

Simbologia della Morte nei sogni


Al contrario di quanto si possa pensare la morte è un simbolo onirico positivo indice di cambiamento, mutazione, evoluzione che si manifesta in fasi di rinnovamento di sè in epoche diverse della propria vita.

Tutta la nostra esistenza consta di tante piccole morti e rinascite riconducibili ad altrettanti "passaggi" da una fase all'altra della vita. In questi momenti particolari i sogni di morte sono più numerosi e suggestivi, tesi a mostrare quanto si deve lasciare di vecchio...

[Leggi l'articolo per intero...]


domenica, gennaio 21, 2007

Chet Baker

.








Moon And Sand [ascolta..]

Deep is the midnight sea
Warm is the fragrant night
Sweet are your lips to me
Soft as the moon and sand

Oh, when shall we meet again?
When the night has left us with a spell
We may
Though waves invade the shore
Though we may kiss no more
Night is at our command
Moon and sand

Though waves invade the shore
Though we may kiss no more
Night is at our command
Moon and Sand


martedì, gennaio 16, 2007

Aforisma del giorno

Ammirazione: il nostro educato riconoscimento della somiglianza di un altro a noi stessi.
[Ambrose Bierce]

lunedì, gennaio 15, 2007

MUSICA, LA TOSCANA PREPARA UNA LEGGE


FIRENZE - La Toscana potrebbe essere la prima regione in Italia ad avere una legge regionale sulla musica. Tra coloro che la stanno preparando, insieme ai consiglieri regionali dei Ds, alcuni musicisti toscani come Piero Pelù, Jovanotti ed Enriquez Gretti della Bandabardò.

Valorizzare le attività musicali, favorire la formazione professionale, promuovere nuovi talenti, riconoscere e sostenere il ruolo dell'associazionismo senza fini di lucro, dare eco fuori regione all'immagine della musica popolare toscana. Sono queste alcune delle finalità che Enzo Brogi, consigliere regionale Ds, ha indicato aprendo i lavori di un convegno su 'La musica e' culturà che si svolge oggi a Firenze. All'incontro partecipano musicisti e organizzatori di eventi.

La mattinata sarà chiusa dalle relazioni del sottosegretario ai Beni Culturali Elena Montecchi e dal presidente della Regione Claudio Martini. Nel pomeriggio sono in programma quattro workshop che serviranno a preparare le linee guida della nuova legge. Le conclusioni sono affidate al presidente della Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali del Senato Vittoria Franco.

mercoledì, gennaio 10, 2007

I grandi clic della Storia nel museo. Il Getty approfitta dell'avvento del digitale.


L'istituzione fa incetta delle foto che raccontano il '900: è anche un business. I prezzi sono bassi e il momento è propizio: molti archivi vengono svuotati

L'ESECUZIONE sommaria di un vietcong non lontana da una crocifissione medievale. Il miliziano morente di Capa, il bonzo vietnamita in fiamme, sotto lo stesso tetto di un marmo ellenistico. Le immagini del "dolore degli altri", le dure e crude icone della storia entrano nei musei. Non più solo per iniziativa di quelli più eccentrici come il Warhol di Pittsburgh, con le sue coraggiose esposizioni delle foto di linciaggi del Ku Klux Klan o delle istantanee delle torture di Abu Ghraib. E' il prestigioso, austero Getty Museum di Los Angeles a rompere con determinazione il muro invisibile che teneva lontane le fotografie di reportage, col loro pesante carico di realtà, dal sistema dell'arte canonizzata e sacrale.

Nella sua onnivora (e spesso controversa) politica di acquisizioni, "The Getty" ha cominciato di recente a includere gli originali di celebri scoop visuali del fotogiornalismo novecentesco. Con una certa attenzione per quelli che colgono la morte in diretta. Inaugurò la serie, nel 2003, proprio la foto del monaco buddista Quang Duc immolatosi per protesta nel 1963 davanti all'obiettivo di Malcom Browne, fotografo dell'Associated Press.

In realtà da oltre un secolo la fotografia ha sfondato le porte dei musei: cominciò nel 1893 la Kunsthalle di Amburgo con un lungimirante acquisto di bromolii pittorialisti, poi negli anni Venti fu il Metropolitan di New York ad acquisire i capolavori dei nuovi secessionisti americani.

Lo stesso Getty possiede migliaia di foto d'autore, ritratti, paesaggi, still life. Ma il destino di quelle immagini curatissime e trasudanti volontà d'arte era già in partenza il museo. La foto di reportage invece ha sudato la sua gloria sui catramosi inchiostri dei rotocalchi. Certo, anch'essa talvolta ha conquistato il "diritto di cornice": ma finora solo in spazi appositi, gallerie e musei specializzati. Persino il MoMa, pioniere nell'attenzione alla fotografia, si limitò a una sola incursione nella foto di cronaca, nel '73, trattandola più o meno come un'arte involontaria.

Eppure ai lettori quelle foto non piacevano solo sulle pagine patinate. Al massimo del successo, Life aprì una galleria a Manhattan, e l'agenzia Magnum, olimpo dei fotoreporter, offriva in vendita stampe numerate. Il momento di spostare il confine tra arte e documento doveva pur arrivare. E' arrivato.

"Non avrei pensato di acquistare queste immagini trent'anni fa", ha confessato al Los Angeles Times lo storico curatore del Getty, Weston Naef.

Il momento è tecnicamente propizio: costrette dalla rivoluzione digitale a riconvertire i propri archivi, le grandi testate si liberano a buon prezzo di pacchi di foto originali, e i grandi musei ci si tuffano. Nessuno degli acquisti del Getty è costato più di 15mila dollari, cifra ridicola per un pezzo da museo. "In realtà noi italiani siamo molto più avanti nella tutela del patrimonio fotografico", commenta Gabriella Belli, direttrice del Mart, il dinamico museo di Rovereto che ha un'attenzione particolare alla fotografia, "ma abbiamo meno coraggio di esporlo".

Nell'oceano della memoria fotografica del ventesimo secolo occorreva comunque fare scelte precise, e quelle del Getty sembrano dettate da criteri inediti. Non conta sempre la fama dell'autore: Boris Yaro, fotografo del turno di notte del LA Times, è un nome sconosciuto rispetto alla fama del suo scatto di Bob Kennedy morente sul pavimento dell'Hotel Ambassador. Neppure conta la bellezza dell'immagine: uno degli ultimi acquisti del Getty, il fotogramma più impressionante del film amatoriale di Abraham Zapruder da Dallas, quello in cui il cervello di John Kennedy schizza via colpito dal proiettile di Lee Oswald o di chissà chi, è mosso e sfocato. Forma e firma, i due pilastri dell'aura di ogni opera d'arte, cedono dunque di fronte a un requisito squisitamente fotografico: lo shock dell'attimo fatale, irripetibile, unico, l'emozione della Storia congelata in icona.

I critici radical arricciano il naso di fronte alla museificazione della foto di reportage: separate dal contesto, incorniciate e appese, le foto diventano "stazioni di una distratta passeggiata con gli amici", ha scritto Susan Sontag. La storia sterilizzata nel museo perde la sua forza? Qui sembra avvenire l'opposto: il museo in cerca di identità chiede forza all'emozione delle fotografie, quelle che hanno plasmato la coscienza storica, politica, morale del secolo dell'immagine mediatica. "Non sopporto quelle maledette mostre con le cornicette sul muro", imprecava un grande fotoreporter, W. Eugene Smith, "con le foto da guardare come pezzi d'arte. Io voglio che siano pezzi di vita". Forse è proprio un'iniezione di vita che cercano i musei del terzo millennio.

(di MICHELE SMARGIASSI, LaRepubblica.it , 9 gennaio 2007)

domenica, dicembre 31, 2006

La città-fantasma


Che ci fa una foto sgranata nella sezione delle Foto del Giorno, che solitamente contiene le immagini più spettacolari? È qui perché anch’essa ha la sua straordinarietà: questo scatto infatti coglie uno dei più grandi miraggi mai registrati al mondo. È quello che è comparso di fronte alla città cinese di Penglai il 5 maggio del 2005, ripetendosi poi in modo meno intenso nello stesso giorno del 2006.
Per diverse ore è emersa, su una sponda inesistente al di là del mare, un’intera città-fantasma con tanto di case, persone e automobili. Secondo alcuni si tratterebbe di una cittadina coreana distante qualche centinaio di chilometri e visibile grazie a un fenomeno di rifrazione atmosferica. La faccenda rimane comunque avvolta nel mistero con l’unica certezza di aver lasciato a bocca aperta migliaia di spettatori.
Per stupirvi anche voi guardate i video dei miraggi del 2005 e del 2006 (dal sito ufficiale della città di Penglai).

[Tratto da www.focus.it]

martedì, dicembre 26, 2006

25.12.2006 ore 9:47 - E' morto il re del soul James Brown

WASHINGTON - Per decenni il pubblico di tutto il mondo lo ha acclamato come il ''re'' della musica soul. Con James Brown, il cantante nero statunitense morto oggi in un ospedale di Atlanta all'eta' di 73 anni, scompare una figura leggendaria del mondo dello spettacolo. Ha saputo trasformare il gospel in ''rhythm e blues'' e creare un genere soul del tutto originale, il funk, con i suoi ritmi incalzanti. Era stato ricoverato ieri sera per una polmonite acuta.

Brown, che si era autodefinito "il padrino del soul", ha fatto scuola anche sul palcoscenico, con la sua fisicita' dirompente, che ha influenzato successivamente cantanti del calibro di Mick Jagger e Iggy Pop.

Alle spalle ha avuto un'infanzia difficile: nato da una famiglia poverissima della Carolina del Sud nel 1933, a sei anni viveva in un bordello ad Augusta, Georgia, e per pagarsi l'affitto lavorava come lustrascarpe e nelle piantagioni di cotone. A otto anni provava a rubare la sua prima macchina e finiva in un riformatorio. E' qui che avviene la sua svolta perche' conosce Bobby Byrd ed entra nel suo gruppo di gospel, prima di fondare , nel 1952, la propria band ''The Flames''.

Nel 1956 scrive "Please, Please, Please", ed e' il successo mondiale, consacrato nel 1961 con la registrazione dal vivo, nel tempio della musica nera dell'Apollo Theatre ad Harlem, di un album diventato un vero e proprio culto, con canzoni come ''I got you (I feel good) '' e ''Get up (I feel like being a sex machine)''.

Capace di suonare 350 serate all'anno, James Brown si trasforma, con la ricchezza, in un esempio di ''capitalismo nero'' , ben prima che il termine fosse inventato; apre ristoranti e negozi ed esorta i suoi concittadini di colore a vivere il ''sogno americano''.

Il giorno dell'assassinio di Martin Luther King, tiene un concerto teletrasmesso, invitando la popolazione alla calma. Il presidente Lyndon Johnson lo ringraziera' per questo. Negli anni ottanta diviene anche un volto cinematografico, interpretando il ruolo del predicatore nei 'Blues Brothers'' e cantando una delle sue canzoni piu' note "Living in America" nel film Rocky IV.

[notizia tratta da www.ansa.it]

giovedì, dicembre 21, 2006

Impossibile ripetere la stessa azione la colpa è del cervello "che improvvisa"

I risultati di una ricerca della Stanford University sui macachi
La pianificazione dei movimenti avviene sempre in modo diverso


ROMA - Quante volte ci capita, nell'arco di una giornata, di non riuscire a ripetere un'azione nello stesso identico modo? Non si tratta di mancanza di abilità. Accade anche ai campioni alle prese con il tiro libero decisivo per la partita. Allora, forse sbagliamo qualcosa nei movimenti? Secondo i ricercatori della Stanford University non è questa la spiegazione. Monitorando i circuiti cerebrali di un gruppo di macachi impegnati in test in cui dovevano afferrare degli oggetti, gli esperti hanno riscontrato delle piccole variazioni neurali nell'attività preparatoria del movimento e predittive della sua riuscita. Secondo la ricerca di Afsheen Afshar al cervello piace improvvisare cambiando i comandi ogni volta che deve eseguire un'azione.

Per quanto possiamo essere bravi ed allenati ad eseguire una mossa, questa non ci riuscirà ma nello stesso identico modo proprio perché il cervello non pianifica le azioni, anche se ripetute tante volte, sempre nello stesso modo. Questa "difficoltà", conclude lo studio - pubblicato sulla rivista Neuron - si traduce in un limite nell'esecuzione del movimento. Ecco perché nessun atleta professionista potrà mai eseguire lo stesso movimento vincente tutte le volte che vuole.


[Articolo del 20/12/2006 comparso su www.repubblica.it]


lunedì, dicembre 18, 2006

Henry Cartier-Bresson a Milano dal 30 novembre al 25 marzo 2007


Mostra da non perdere allo spazio Forma a Milano: stampe contemporanee, stampe originali d'epoca, libri, opere d'arte e oggetti personali appertenuti all'artista...


Forse il migliore, forse no, di fatto il più famoso di tutti i fotografi del mondo. Ad Henry Cartier-Bresson - a Milano dal 30 novembre al 25 marzo 2007 - è dedicata la mostra "Henri Cartier-Bresson: di chi si tratta?".
Sono 200 le stampe contemporanee - tra queste alcune inedite - e 50 le stampe d'epoca originali esposte presso il Centro Internazionale di Fotografia Forma, P.zza Tito Lucrezio Caro 1, tel. 02.5811.8067.
Oltre alle foto anche documenti e disegni originali, film documentario sul fotografo e altri film realizzati da Cartier Bresson. La mostra è arricchita da una serie di opere d'arte raccolte personalmente dall'autore, da foto di famiglia e libri.
La mostra è stata preparata - dalla fondazione Cartier Bresson e dalla leggendaria agenzia fotografica Magnum Photos - quando Cartier Bresson era ancora in vita, quindi sotto la sua diretta supervisione.

Henri Cartier-Bresson - Biografia

Cartier Bresson nasce il 22 agosto 1908 a Chanteloup, a poche decine di chilometri da Parigi, da una famiglia della ricca borghesia.
Il giovane Henry è uno spirito curioso, che si interessa di pittura e di letteratura. Frequenta i surrealisti, poi parte per un lungo viaggio, un anno in Costa d'Avorio, nel 1931.
Cartier-Bresson compra una Leica e comincia a girovagare per la Francia, la Spagna, l'Italia e il Messico. Qui, nel '33 espone la sua prima mostra fotografica importante.
Nel 1935 l'avventura americana, l'amicizia con Paul Strand e una nuova passione: il cinema.
Cartier Bresson torna in Europa e lavora come assistente del grande regista Jean Renoir.
Poi la Guerra. L'artista partecipa alla Resistenza francese. Nel '47 fonda, assieme a Robert Capa e David Seymour l'agenzia Magnum.
Cartier Bresson muore a Parigi, a 95 anni, il 2 agosto 2004.

Di Cartier Bresson e della sua inseparabile Leica si è detto e scritto di tutto. Forse meno della cosa più importante: la sua insaziabile curiosità per le cose del mondo.
In fondo la macchina fotografica è soltanto un mezzo per comunicare emozioni.

Per quanti hanno sentito tanto parlare di lui ma ancora non lo conoscono "personalmente" la mostra di Milano è un'occasione da non perdere.


Orario
tutti i giorni dalle 10 alle 20
giovedì dalle 10 alle 22
chiuso il lunedì

Prezzo biglietto
Intero: 6,50 euro
Ridotto: 5 euro
Scuole: 3 euro


[Articolo tratto da www.dphoto.it]


«Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.»

«Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento.»

[Henry-Cartier Bresson]

domenica, dicembre 17, 2006

Pictures of the year 2006


Gli editori del Time presentano il miglior fotogiornalismo del 2006. Guarda.

martedì, dicembre 12, 2006

Afterhour a Firenze

Martedì 12 e mercoledì 13 dicembre 2006 saranno nuovamente a Firenze gli Afterhour con il tour "Ballads for little hyenas" (ballate per piccole iene), stavolta in concerto - a partire dalle 21,15 - all'auditorium Flog del Poggetto. (altre date)


Afterhour
Ballate per Piccole Iene - 2005 - Mescal

E' inutile presentare la band degli Afterhours. Basti pensare al fatto che l'uscita di questo disco è stata posticipata per soddisfare la richiesta live talmente grande da diventare sold out anche per due giorni consecutivi nella stessa città. Gli Afterhours sono ormai entrati di diritto nell'olimpo delle band italiane più amate dal pubblico e le attese per il successore di "Quello che non c'è" erano sicuramente altissime.

Manuel Agnelli ha nel frattempo conosciuto Greg Dulli (ex-Afghan Whigs, ora Twilight Singers) con il quale sono prima nate collaborazioni reciproche dal vivo, poi ripetute anche in studio. "Ballate per piccole iene" è il risultato di questo lungo studio di sonorità supervisionate da un grande produttore come John Parish (P.J. Harvey, Eels, Sparklehorse, Tracy Chapman). Quello che ne è uscito è un album intenso come già gli Afterhours ci hanno abituati in passato, ma che acquista sempre più consapevolezza ed equilibrio.

Anche questa volta le emozioni vengono toccate tutte, da quelle più rabbiose a quelle più struggenti, già da "La sottile linea bianca" che apre il disco con un inciso ipnotico e feedback spinti all'estremo. Segue "Ballata per la mia piccola iena", che con il suo straordinario crescendo vocale oltre a richiamare il titolo del disco è anche il primo singolo estratto. Il rock più duro prende forma sulle potenti distorsioni di "E' la fine la più importante", mentre si smorzano i toni diventando velati sull'onda della ballata intitolata "Ci sono molti modi".

Questo disco è ricco di tutta quella passione che gli Afterhours ci hanno regalato anche nei precedenti lavori e lo si nota grazie a tracce come "La vedova bianca", "Male in polvere" o "Chissà com'è", dove il dialogo tra violino e chitarra tesse trame molto coinvolgenti. La carica emotiva di brani come "Il sangue di Giuda" o "Il compleanno di Andrea" lasciano spiazzati per l'ennesima volta, arricchendo un giardino sonoro perfetto, curato in ogni dettaglio e colorato dalle più accese sensazioni.



Tracklist
La sottile linea bianca
Ballata per la mia piccola iena
E' la fine la più importante
Ci sono molti modi
La vedova bianca
Carne fresca
Male in polvere
Chissà com'è
Il sangue di Giuda
Il compleanno di Andrea

(tratto da http://www.kdcobain.it)

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Ci Sono Molti Modi

E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani, al cuore, ai reni
lasciandoti fottere forte
per spingerti i presagi
via dal cuore su in testa, sopprimerli
non sai
non sai
che l'amore è una patologia
saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
Eroe del mio inferno privato
se in giro di routine
verso il vuoto con classe
è tutto ciò che avrai
perchè quando il dolore è più grande
poi non senti più
e per sentirti vivo
ti ucciderò
ti ucciderò
vedrai
vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
lo sò
lo sò che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora


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Tutto Fa un pò Male

Sai che la fortuna è una religione:
tu ci credi oppure no,
lo capiremo prima o poi
che non c'è modo di rinascere senza peccare.
Ma tu hai voglia di rinascere,
è solo che non sai come finire.

E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male.

Quello che sognavi ti fa ridere
da quando sai che non lo puoi più avere.
Ma l'odio è un carburante nobile
e scommetto che non è così male.
Tradirsi con rispetto, perchè vivere è reale.
E vivere così, non somiglia a morire?

E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male.

E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male

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"Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene
anche il sole sorge solo se conviene."


[Afterhour]



mercoledì, dicembre 06, 2006

PHOTOSOPHIA - Onanismi mentali su vita e fotografia


Il termine fotografia deriva da due parole greche: photos - ossia luce – e graphos – disegnare, scrivere. Disegnare con la luce, quindi, la realtà, o una realtà: quella vista dagli occhi del fotografo, che quasi sempre esalta, sottolinea, rende incisiva la realtà oggettiva.

Immaginiamo la vita come la fotografia e la nostra visione di essa come la visione che della realtà ha il fotografo. La guardiamo pertanto attraverso un mirino nel quale componiamo la scena e cerchiamo di vederla da diverse angolazioni, cercando quella più d’effetto, quella che si avvicina di più ai nostri canoni di bellezza rispettando o stravolgendo i fotèmi classici, ma non sempre ci riusciamo. La luce imprime la realtà artefatta dalla sapiente arte del fotografo sulla pellicola. Abbiamo così un negativo e una stampa esattamente opposta a quella realtà impressa sulla celluloide. La realtà nelle sue due forme, nessuna scindibile dall’altra, bensì complementare: se una non esistesse l’altra non esisterebbe di conseguenza. Lo stesso identico scatto visto in due modi diversi.

Ma come componiamo la nostra scena? Come creiamo la nostra realtà?

Possiamo decidere di inquadrare un particolare e concentrarci su quello. Possiamo curare la resa di quel singolo dettaglio fino all’ossesso, cercando di dargli un senso che però sarà scisso dal tutto.

Oppure siamo quel tipo di fotografi a cui piacciono le vedute di ampio respiro, dove tutto quello che includiamo nella scena per noi ha un senso riposto nelle segrete interconnessioni con ciò che lo circonda? Nel primo caso probabilmente ci perderemo concetti importanti, analizzando troppo il dettaglio. Nel secondo, probabilmente, se non fossimo dotati di abile regia, rischieremo di confondere la scena.

La soluzione? E’ nello zen. Il libero fluire dell’arte. Che la foto si componga da sé.

[C.F.]