domenica, maggio 11, 2008

Premio Oltrecosmo III: I vincitori




Sono annunciati i risultati finali della III edizione del Premio Oltrecosmo per la narrativa breve fantascientifica in lingua italiana, in concomitanza con la pubblicazione dell’antologia relativa alla seconda edizione del Premio. Dopo aver valutato i 106 scritti pervenuti in redazione, Pregiuria e Giuria hanno stabilito la seguente classifica:







1. “Samsara, Inc.”, di Gabriella Stanchina

2. “Briganti”, di Francesco M. De Collibus
3. “L’inviato”, di Francesco Troccoli
4. “Mancanza di spazio”, di Matteo Carriero
5. “Schermi Neri”, di “ScarWeld” (pseudonimo)
6. “Seconda Nascita”, di Cristian Pavone
7. “Lo spettatore”, di Simone Faré
8. “(Un)lucky Luciano”, di Riccardo Gazzaniga
9. “Madonnina delle Macchine”, di Giulia Abbate
10. “Il mio primo romanzo”, di Mauro Contini
10. “I nanoevoluti”, di Mauro Cancian
12. “Chiudi sessione”, di Massimo Baglione
13. “La torre”, di Paola Preziati Scaglione
14. “Io mi chiamo Pluto”, di Paolo Zardi
15. “La risacca”, di Angela Loi
16. “Visioni dal futuro”, di Claudio Fallani
17. “Gli ultimi giorni di Dave Kozminsky”, di Massimo Zanicchi
18. “Unica regola bianco”, di Elisa Pessa
19. “Soglia del dolore”, di Federica Ramponi
20. “L’anima”, di Mauro Rodella
21. “Il sincrotrone”, di Giovanni Pedrani

I racconti “Il mio primo romanzo”, di Mauro Contini e “I nanoevoluti” di Mauro Cancian si classificano a pari merito al decimo posto.
Gli undici scritti così selezionati saranno pubblicati nell’antologia tematica “Racconti dal- l’Oltrecosmo - III edizione”.

[Tratto dal sito sektoralpha.it]


venerdì, aprile 11, 2008

10.04.2008 Assassin's Creed arriva in versione PC

Siamo nell’anno 1191. La Terza Crociata sta ormai dividendo la Terra Santa. Tu, Altair, intendi fermare le ostilità eliminando entrambi gli schieramenti del conflitto. Tu sei un Assassino, un guerriero avvolto nel mistero e temuto per la sua crudeltà. Le tue azioni possono condurre ogni cosa nel caos e la tua esistenza determinerà lo scorrere degli eventi durante questo cruciale periodo storico.




VAI AL SITO UFFICIALE

venerdì, aprile 04, 2008

Il terzo occhio del fotografo cieco

È nato in Slovenia 59 anni fa, parla sei lingue, vive a Parigi. Evgen Bavcar è un famoso fotografo d’arte ma ha perso definitivamente la vista quando aveva dodici anni.
“Non
chiedetemi come faccio ma perché lo faccio... le immagini non le fa la macchina, sono la materializzazione di un’idea, di un desiderio... l’immagine alla fine ci viene dal buio dell’ignoto”


Amore rosso
L’ultima cosa che ho
visto è sta
ta la gonna
rossa di una ragazza e la

stella sul berrett
o dei
soldati. Mi piace il rosso





Arpa nel vento
Ho toccato i capelli di
una donna: come u
n’arpa
sostenuta dal
vento. Ho
sfiorato la
sua bocca: una
ciliegia a maggio


Parigi


O
cchi azzurri. Dice: «Attenzione al gradino». Cappello nero. Indica: «Il bar è dell’altra parte della strada». Sciarpa rossa. Invita: «Questo è un bel posto per sedersi». Sembra il ritratto di Aristide Bruant nel quadro dipinto da Toulouse-Lautrec. Cammina spedito anche sulle scale. Si scusa: «Il mio appartamento è grande come un armadio». Una stanza piena di cartelle, di buste, di libri.

Alle pareti piccoli specchi. Una confusione, ma ordinata.
«Si sposti, le devo far vedere una cosa sul secondo scaffale».
Tocca e trova, lui. Evgen Bavcar ha 59 anni, è un fotografo d’arte famoso. Ha ritratto le attrici Hanna Schygulla, Kristin Scott Thomas, lo scrittore Umberto Eco, ma si è anche dedicato ai paesaggi. Parla benissimo e in maniera colta un misto di lingue. «Sono nato a Lokavec, in Slovenia, a 27 chilometri da Gorizia. Imiei genitori, austriaci, nel ’18 sono diventati italiani e nel ’45 jugoslavi. Mio padre è morto, soldato a Kiev, avevo sette anni. Mi sono laureato in filosofia a Lubiana, e ho un dottorato ottenuto alla Sorbona con una tesi sull’estetica in Adorno e Bloch. Ho studiato e parlo tedesco, croato, francese, ita
liano, spagnolo e da autodidatta il portoghese. Il mio sogno è andare a Napoli, fotografare ragazze stupende, mettermi i loro ritratti in borsa e passeggiare davanti al museo di Capodimonte in attesa di essere scippato. L’idea che la bellezza venga rubata e acquisita la trovo una performance artistica notevole».


Il buio poco a poco

Bavcar è un ossimoro. Fotografa, ma è cieco. Vede, ma vive nel buio. «Ho perso definitivamente la vista a 12 anni, dopo due incidenti. Prima mi ha ferito un ramo d’albero, poi un detonatore abbandonato. Da bambini giocavamo con fucili e armi, il fronte dell’Isonzo, della prima guerra mondiale, è stato il nostro campo giochi. La tragedia dell’Europa centrale è sotto i nostri piedi, i cimiteri sono la comunità europea sotto la terra». Il buio non è arrivato all’improvviso, ma poco a poco, la luce si è spenta lentamente, e tutto è stato più struggente. Non c’è nulla come il tramonto per capire come il tempo porta via le cose. «L’ultima cosa che ho visto è stata la gonna rossa di un ragazza e lastella sul berretto dei soldati, forse per questo mi piace tanto il rosso». Tira fuori la stella dalla tasca, il suo lecca-lecca, gusto nostalgia. Dice, senza sospirare: «Per me la pittura ha gli occhi chiusi». Racconta una favola: «In un villaggio di ciechi arriva un elefante. Alla sera, di fronte al fuoco ognuno descrive l’elefante. Chi ha toccato il naso dice: è come un lungo tubo. Chi ha toccato le orecchie: è come un tappeto. Chi ha toccato una gamba: è una colonna. Ognuno ha una versione diversa per quello che ha toccato. Anche noi siamo così: tutti ciechi di fronte all’universo.

Quanti veramente vedono?».

Una sua mostra si intitolava Il terzo occhio. Quello interiore: l’occhio del cervello, dell’immaginario, dello spirito. «Alcune donne, prima di essere fotografate, mi chiedono: sono bella? Io porgo loro questo specchietto e rispondo: guardati. La gente vive con i fantasmi. La notte è il luogo della nascita della luce: Eros e Psiche hanno vissuto nel buio, poi Psiche cercando la luce ha tradito. Io sono in quel buio arcaico e originale».

Molte immagini di Bavcar sono paesaggi notturni: una strada che si perde nel bosco, una città anonima, di notte, dall’alto, un cancello nel quale uno stormo di rondini è bloccato dalle inferriate. «Quand’ero bimbo associavo la luce del giorno con il volo delle rondini». Ci vuole astuzia contro il mondo, se sei cieco. «Se non avessi una cultura filosofica e psicanalitica non potrei difendermi. I ciechi nel mondo sono fragili, non hanno diritto all’immagine.

Quando fotografo devo ricordarmi di pulire sempre il vetro dell’obiettivo, nessuna macchina è fatta per i ciechi, ho messo delle tacche, bisogna trovare e darsi dei riferimenti che aiutino a sconfiggere il buio. E ora ho una causa in Slovenia per un documentario con il mio nome, che io non ho autorizzato».

Al buio si perde la memoria di cosa vuol dire correre: «Me ne sarei dimenticato se alcuni bambini non mi avessero domandato un giorno perché cammino così lentamente». Poi si perde lo spazio: «Si è ristretto, devo toccarlo per conoscerlo o sottrarlo al suo rumore». Poi la spontaneità: «Vado sempre negli stessi posti, precisi come luoghi geometrici, mentre ho spesso la voglia di perdermi in una foresta di cui non conoscerei i sentieri». Poi si smarrisce la musica: «La amo e la detesto. Quando penso che hanno voluto farla passare per la sola felicità dei ciechi, mentre era in realtà la loro unica possibilità di esistenza sociale. Ci hanno dato una cosa, che già avevamo». Quella che non si perde è la rabbia: «I cristiani hanno duemila anni di storia, eppure non mi risulta abbiano mai nominato un parroco cieco, i buddisti devono ringraziare una signora tedesca che è andata a Lhasa e ha tradotto in braille il sanscrito. Io non critico la religione, a me interessa il divino.

Ma devo parlare con un teologo per affrontare il tema dell’handicap. Io credo che quando Dio ha fatto il mondo era tutto troppo perfetto e ha dovuto creare la morte. L’handicap la ricorda. La morte inevitabile dello sguardo fisico è il cieco. Il protestantesimo si è evoluto e ha le donne pastore, spero che un cieco un giorno sarà rabbino».


Toccare per capire


Chiama nomi di donna: Isabel, Chantal, ma c’è anche Pascal. Sono i nomi che ha dato alla tecnologia che lo assiste: la macchinetta che traduce i colori, la bilancia che parla, l’orologio che dice l’ora, il termometro che avvisa della temperatura, il computer che legge i messaggi. «L’astronomia mi interessa perché è una materia dove ogni vedente è cieco e ogni cieco è un po’ vedente. Queste macchine che vanno sui pianeti sono moderni bastoni da ciechi, mandano segnali più perfezionati, ma anche loro devono toccare per capire.

L’immagine alla fine ci viene dal buio dell’ignoto. Una volta se lo schiavo guardava verso l’alto veniva ucciso, tutti abbiamo bisogno dell’invisibile».

Chiede: posso fare una foto? Sicuro, c’è bisogno di spogliarsi? «No, andiamo in terrazza». Un suo libro si intitola Le voyeur Absolu. Bel doppio senso, perché «voyeur» significa «guardone», anche e soprattutto in francese.

Bavcar fotografa nudi,ma solo di donne. «E non mi piacciono quelle con i capelli corti, perché assomigliano ai militari. Niente uomini, non ce la faccio. Gli uomini fanno la guerra, gli uomini mi hanno fatto male. In Germania quando un rabbino ha saputo che ritraevo donne nude mi ha detto: “Questo è grave”. Ma non sono foto alla Cicciolina, guardi qui sul computer, questa mia amica brasiliana». Evgen, ma che corpo ha la sua amica? «Oddio, magari l’immagine è capovolta». Sì, allora torna.

Bacar vi mette una mano in testa, vi tocca il mento, poi si allontana e scatta.

Vi chiede anche com’è il tempo, cosa vedete, cosa sentite. «Grazie, per non aver chiesto. È una vita che mi tormentano con la domanda: come fai? Ma chiedetemi: perché lo fai? Visione, cecità, invisibilità. Scoprire il piacere di possedere qualcosa che gli occhi non hanno inquadrato, ma la mente sì. Non considero la fotografia un pezzo di realtà, sono più vicino a Man Ray. La cecità fisica non può essere simbolica, c’è la capacità di vedere e il desiderio di vedere. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Quando scatto, dico sempre: io non ti vedo, ma ti faccio vedere agli altri... Poi scelgo le foto facendomi consigliare da amici con lo sguardo libero e da mia nipote Veronica. L’ha scritto anche Lacan: amare è dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole. Io lavoro con l’autofocus e con gli infrarossi, perché il buio è lo spazio della mia esistenza, un’altra forma della luce. La mia prima macchina è stata una Zorki sei, una Leica comunista, regalo di mia sorella. Mi sarebbe piaciuto ritrarre Brigitte Bardot, l’avrei baciata sulla bocca, Marlon Brando e Liz Taylor. Davanti a Vittorio Gassman ho sentito la forza del suo spirito».

Le foto sono strane, magiche, giochi di contorni luminescenti contro sfondi scuri. Un’atmosfera surreale un po’ alla Zavattini. Sembrano dire: così vedono i ciechi, nel modo in cui si sfiora un fiore. O forse siamo sempre lì: abbiamo fatto dell’arte di vedere il mestiere della nostra vita, ma la realtà ci sfugge, e i sentimenti rendono più confusa la nostra visione.

Saramago, nel suo romanzo Cecità scrive di un’epidemia che fa sprofondare nelle tenebre la popolazione di un paese immaginario, e proprio nel mondo delle ombre i protagonisti scoprono aspetti sconosciuti di se stessi e del mondo che credevano di conoscere.

Bavcar insiste: «Impedire a me di fotografare perché sono cieco significherebbe affermare che le immagini le fa la macchina, e non la materializzazione di un’idea, di un desiderio. Un giorno il destino mi ha portato una donna, un amico mi ha chiesto di descriverla. Ho

toccato i suoi capelli e ho pensato: è come un’arpa sostenuta dal vento. Ho accarezzato il suo volto: un orologio, rotondo, preciso, perfetto. Ho sfiorato la sua bocca, una ciliegia nel mese di maggio». Nessuno di noi vede mai tutto.

Bavcar è stato anche in un altro tipo di buio, disperato e infernale. «Nell’anniversario della liberazione dei campi di concentramento sono andato con un mio amico, invalido di guerra, Boris Pakor, 91 anni, scrittore, a Struthof in Alsazia. Toccare il forno, per me è stato terribile. Lui mi ha sussurrato: io qui ho portato i cadaveri. In quel momento lui mi ha dato un’autorizzazione etica a fotografare. Sono tornato al campo di notte, ma le due ragazze che mi accompagnavano non ce l’hanno fatta, sono scappate. È dai lati più oscuri della terra che bisogna cercare la luce. Perché comunque anche se debole e fragile una luce c’è sempre. Di mattina mi hanno portato a pranzo, lì vicino. “Non posso”, ho detto.
Si sogna ad occhi chiusi. Si ritorna nei luoghi visti, senza poterli più vedere.
Bavcar guarda e ti guarda. Occhi azzurri. La vita è carogna, come la nostalgia.
Allora capisci: la luce si perde, ma non si dimentica. Evgen, per favore, scatta.

[ La domenica di Repubblica del 20 febbraio 2005. Articolo di Emanuela Audisio]

Il sito di Evgen Bavcar




lunedì, marzo 24, 2008

mercoledì, marzo 19, 2008

Repubblica popolare cinese: 15 monaci tibetani in carcere

A seguito delle proteste scoppiate lunedì 10 marzo in Tibet durante le quali sono stati arrestati numerosi monaci tibetani, Amnesty International ha lanciato oggi un'azione urgente in favore di 15 monaci arrestati e scomparsi.

Si tratta di Samten, Trulku Tenpa Rig sang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup, Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa, in carcere dal 10 marzo per aver preso parte a una manifestazione pacifica a Barkhor, Lhasa, la capitale della Regione autonoma tibetana. Non si hanno ulteriori informazioni sul luogo in cui sono detenuti nè su eventuali accuse formulate nei loro confronti e Amnesty International teme il rischio di torture e altri maltrattamenti.

Firma l'appello per la loro scarcerazione cliccando QUA.

BACKGROUND:

Le proteste sono scoppiate lunedì 10 quando circa 400 monaci hanno marciato dal monastero di Drepung verso Lhasa, chiedendo la fine della campagna governativa che costringe i monaci ad abiurare il Dalai Lama e a subire propaganda politica. Oltre 50 di loro sono stati arrestati nel corso della marcia. I monaci di altri monasteri sono scesi in strada chiedendo la scarcerazione degli arrestati. Le proteste hanno dato vita a disordini a Lhasa e in altre zone del paese.

La polizia e i soldati hanno lanciato gas lacrimogeni, hanno assalito i dimostranti e hanno esploso proiettili nel tentativo di disperdere la folla. Venerdì le proteste a Lhasa hanno assunto un carattere violento.
Fonti ufficiali cinesi hanno annunciato la morte di 10 persone, per lo più uomini d'affari di Lhasa. Voci non confermate hanno riferito di un numero maggiore di vittime.

A Lhasa vige il coprifuoco e i negozi sono chiusi. La città è stata isolata tramite posti di blocco, mentre il centro è presidiato da veicoli blindati e mezzi della polizia. Le forze di sicurezza hanno anche circondato tre importanti monasteri di Lhasa, costringendo i monaci a serrarsi all'interno e picchiando chi tentava di uscire. I monaci del monastero di Sera hanno iniziato uno sciopero della fame per costringere i militari cinesi a sciogliere l'assedio.

Proteste pacifiche di tibetani si sono svolte anche in Nepal e in India.
Qui, i dimostranti che intendevano marciare verso il confine cinese sonos tati fermati e arrestati.
A Kathmandu, la capitale nepalese, le manifestazioni sono state sciolte con violenza e alcune persone sono state trattenute in carcere per breve tempo, picchiate e sottoposte a ulteriori maltrattamenti.

[Amnesty International, Sezione Italiana]

Addio ad Arthur Clarke, gigante della fantascienza

Londra, 19 mar. (Adnkronos/Ign) - Lo scrittore inglese Arthur C. Clarke, uno dei giganti della fantascienza insieme a Isaac Asimov e Ray Bradbury, celeberrimo per il film '2001 Odissea nello Spazio' di Stanely Kubrick tratto dal suo racconto 'La sentinella', è morto ieri sera nell'ospedale Apollo di Colombo, la capitale dello Sri Lanka.

Aveva 90 anni e dallo scorso dicembre era stato ricoverato a più riprese per complicazioni respiratorie. ''Sir Arthur si è spento per una crisi cardio-respiratoria'', ha annunciato il suo segretario personale, Rohan da Silva. Clarke viveva in Sri Lanka dalla metà degli anni Cinquanta.

Scrittore di fantascienza tecnologica, Clarke è riesciuto mirabilmente a riversare in narrativa le idee scientifiche alla base dei suoi studi: è autore di oltre 50 libri, tradotti in 30 lingue diverse, stampati in decine di milioni di copie. Ed è anche lo studioso, lo scienziato, il geniale ideatore dei satelliti geostazionari, il teorico degli ascensori orbitali, delle coltivazioni sottomarine, del cavo cristallino monomolecolare.

Arthur Charles Clarke nasce il 16 dicembre 1917 a Minehead, una cittadina balneare del Somerset, in Inghilterra. A 21 anni si trasferisce a Londra, viene assunto dalla British Interplanetary Society, e comincia a interessarsi delle nascenti ricerche aerospaziali. Durante la Seconda Guerra Mondiale combatte nelle fila della Raf, l'aeronautica inglese, con i gradi da ufficiale. Partecipa anche agli esperimenti con i primi radar e i pionieristici sistemi di atterraggio cieco. Racconta in seguito quest'esperienza nel suo libro (non fantascientifico) 'Sentiero di discesa', e la ricorda anche più tardi, forse inconsciamente, nella stesura del romanzo 'Ombre sulla Luna'.

Al termine della guerra, Clarke pubblica l'articolo tecnico 'Extra-terrestrial Relays', discutendo della possibilità di posizionare satelliti in orbita geostazionaria per le comunicazioni. Per l'epoca si tratta di un'intuizione assolutamente straordinaria. Passano infatti 25 anni prima che essa venga realizzata, e Clarke ha rimpianto a lungo che, se solo avesse brevettato la sua idea, sarebbe diventato miliardario. Comunque, essa gli frutta in seguito grandi riconoscimenti nel mondo della ricerca scientifica (medaglia d'oro del Franklin Institute, Premio Lindbergh, Borsa di Studio del King's College di Londra). Ma la massima gratificazione gli viene concessa dall'Associazione Astronomica Internazionale, che battezza ufficialmente l'orbita geostazionaria a 42.000 chilometri Orbita di Clarke. Curiosamente, la carriera di scrittore procede di pari passo con quella di scienziato. Infatti, nello stesso 1945, Clarke pubblica anche il suo primo racconto di fantascienza. Si tratta di 'Rescue Party', scritta nel marzo di quell'anno ed apparsa nel maggio dell'anno successivo su 'Astounding Science'.

Nel 1948 Clarke ottiene il First Class Honor (importante titolo accademico inglese) in matematica e fisica presso il King's College di Londra. Il 15 giugno 1953 sposa l'americana Marilyn Mayfield, da cui divorzia appena sei mesi dopo. Interrogato a tale proposito, lo scrittore confessa: "Sapevo già di non essere tipo da matrimonio, ma pensavo che ogni uomo dovesse sposarsi almeno una volta nella vita".

Negli anni successivi Clarke-scienziato si interessa di meteorologia (profetizzando come i satelliti ed i razzi meteorologici siano destinati a rivoluzionare questa branca della scienza) e di esplorazione oceanica. Clarke scrittore, invece, in questo periodo scrive i suoi più importanti romanzi di fantascienza, nonché opere di saggistica e di divulgazione. Nel 1962 termina il libro 'Profiles of the Future', in cui si sforza di estrapolare con precisione e rigore scientifico le principali caratteristiche del mondo di domani. Nel 1964 egli inizia la collaborazione con il regista Stanley Kubrick per la realizzazione di una pellicola liberamente tratta dal suo racconto 'The Sentinel' (La Sentinella). Da questa collaborazione nascerà il capolavoro cinematografico '2001: Odissea nello Spazio' (1968).

Nel 1969 Clarke, insieme con Walter Cronkite e Wally Schirra, partecipa alla radiocronaca delle missioni dell'Apollo 11, 12 e 13 per la rete televisiva americana CBS. Negli anni '80 realizza due serie televisive, trasmesse in numerosi paesi, tra cui anche l'Italia: si tratta di 'Arthur C. Clarke's Mysterious World' (1981) e 'Arthur C. Clarke's World of Strange Powers' (1984). Prende parte anche ad altre trasmissioni televisive con tema lo Spazio, ad esempo la serie 'Universo' di Walter Cronkite nel 1981.

Il successo del film '2001: Odissea nello Spazio' produce una fioritura di sequel letterari. Nel 1985 Clarke pubblica '2010: Odyssey Two', e collabora con Peter Hyams per la versione cinematografica del romanzo. Poiché già da tempo Clarke si è stabilito a Sri Lanka, lui e Hyams (che invece vive a Los Angeles) lavorano insieme esclusivamente via modem. Clarke trova il modo di raccontare persino quest'esperienza scrivendo un ennesimo libro: 'The Odyssey File - The Making of 2010'.

[Tratto da Adnkronos.com]

lunedì, marzo 03, 2008

lunedì, febbraio 25, 2008

Premio Oltrecosmo III


















Alcuni giorni fa si è concluso il lungo processo di selezione dei racconti da parte della Pregiuria. I risultati sono visibili da questa pagina: http://www.oltrecosmo.org/classifica.php

In particolare, come potete vedere, i pregiurati hanno selezionato: un racconto con 5 voti positivi, due con 4, e 18 con 3, per un totale di 21 racconti. I titoli e i rispettivi voti sono elencati qui di seguito:

#1 - "Chiudi Sessione", 3/5
#3 - "L'anima", 3/5
#6 - "Samsara, Inc.", 3/5
#12 - "Visioni dal futuro", 3/5
#16 - "Gli ultimi giorni di Dave Kozminsky", 3/5
#24 - "Il sincrotrone", 3/5
#30 - "Schermi Neri", 3/5
#41 - "(Un) lucky Luciano", 3/5
#46 - "La torre", 3/5
#53 - "Briganti", 3/5
#54 - "Il mio primo romanzo", 3/5
#75 - "L'inviato", 3/5
#79 - "Soglia del dolore", 3/5
#84 - "Io mi chiamo Pluto", 3/5
#85 - "Lo spettatore", 5/5
#86 - "Madonnina delle Macchine", 4/5
#89 - "Unica regola bianco", 3/5
#90 - "Mancanza di spazio", 3/5
#99 - "Seconda Nascita", 3/5
#101 - "I nanoevoluti", 3/5
#104 - "La risacca", 4/5

Questi racconti saranno ora passati alla Giuria, che provvederà a stilare una classifica tra i selezionati e a dichiarare il racconto vincitore, che sarà pubblicato (insieme agli altri 9 meglio classificati) nell'antologia del Premio.

Nel frattempo, nel forum ( http://www.oltrecosmo.org/forum/ ) è possibile leggere e commentare i primi racconti scartati, che verranno inoltrati a intervalli regolari. Gli autori vengono avvisati via e-mail quando il loro scritto viene pubblicato, per cui leggeranno con ogni probabilità i vostri commenti.

domenica, febbraio 17, 2008

Venerdì 12 Omnibus














































Dal 28 febbraio 2008 sarà in edicola Venerdì 12 Omnibus al prezzo di 9.00 euro. Il volume è una raccolta di tutte le storie di Venerdì 12 già pubblicate in Ratman e ristampate successivamente in quattro volumi.

Le Origini, La Solitudine, Il Risveglio e La Conclusione sono i capitoli contenuti in Omnibus che trattano le esilaranti (dis)avventure amorose di Aldo e il suo fedele servitore Giuda.


VENERDÌ 12 OMNIBUS
VOLUME UNICO 18x26, B., 320 pp., col. Euro 9,00
Dal 28 Febbraio in edicola, fumetteria e online.


sabato, febbraio 16, 2008

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Rat Man - La cosa venuta da Marte

venerdì, febbraio 15, 2008

N.A.S.F.4: Il Bando di Concorso









Bando di concorso di www.nuoviautori.org per racconti di fantascienza

quarta edizione

a cura di

Carlo Trotta e Massimo Baglione
in collaborazione con la rivista letteraria “Nugae”


Il bando

Rosa / Nero


La quarta edizione di Nuovi Autori Science Fiction, dopo varie discussioni sul nostro forum di sci-fi con molti autori delle edizioni precedenti (autori che ringraziamo per la partecipazione!), vede come tema la contrapposizione tra due generi letterari: il Rosa e il Noir.

Le opere devono avere come tema una storia di fantascienza ambientata in uno dei seguenti scenari:

Rosa:
“ viene detto romanzo rosa quel genere di romanzo che narra vicende amorose e passionali a lieto fine venate di romanticismo e dedicate soprattutto a un pubblico femminile." questa è la definizione di rosa che si trova su Wikipedia. Beh, vediamo di sfatarla! Una bella storia d'amore, soprattutto se ambientata nello Spazio, o sulla Terra del futuro, può interessare anche lettori maschi, non necessariamente romantici. Nel nostro caso, inoltre, il lieto fine non è d'obbligo... scoprire che la nostra amata è in realtà un venusiano non è infatti detto che sia piacevole!

Noir:
il noir è un sottogenere del giallo. Giorgio Gosetti: “il noir non è un genere: è un colore, uno stato d’animo, una sensazione. Il noir più che indicare un genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri". Nel nostro caso la distinzione tra noir e giallo è, quindi, di "atmosfera". Saranno dunque privilegiati i racconti più cupi e inquietanti, che contengano le caratteristiche del giallo: omicidi, rapine, colpevoli da stanare, indizi sparsi... il tutto in uno sfondo di corruzione, di umanità spietata, di delinquenza ormai sempre più dilagante, anche al di là dei confini delle colonie terrestri...

A partire da questa edizione abbiniamo al concorso letterario anche un concorso parallelo per la realizzazione grafica della copertina e delle sezioni interne della raccolta. Il disegno per la copertina dovrà in qualche modo riassumere tutti i temi proposti dal bando letterario, mentre i disegni per le sezioni interne dovranno descrivere solo uno dei suddetti argomenti. A questo concorso parallelo parteciperanno anche i precedenti illustratori, quindi sarà lotta dura!
Gli autori dei disegni selezionati avranno in premio la raccolta ed entreranno a far parte dell'albo d'oro dei disegnatori di NASF (vedere sito). Cosa aspettate?

L’opera, anche più di una e per più temi, deve essere inviata in una cartella contenente la seguente documentazione:

il racconto
in formato .odt, .rtf o .doc (OpenOffice, Word), non superiore alle 20.000 battute (spazi inclusi), con carattere Times New Roman 12, tutto in nero, interlinea singola, formato pagina A4, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto);

il disegno
in qualsiasi formato grafico ed eseguito con qualunque tecnica;

un breve riassunto

dichiarazione di proprietà e di unicità dell’opera
Il sottoscritto “…” dichiara che l’opera in allegato intitolata “…” è inedita e di mia esclusiva proprietà. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore);

note personali e breve biografia
dati anagrafici, e-mail ed eventuale sito personale che, in caso di pubblicazione nell’opera, saranno inseriti sotto il nome dell’autore. La biografia è obbligatoria;

autorizzazione a pubblicare l'opera
in caso di valutazione positiva da parte della commissione interna, l’opera sarà inclusa nella raccolta cartacea NASF 4.
Autorizzo la pubblicazione dell’opera intitolata “…” per i soli fini del concorso di letteratura fantascientifica NuoviAutori.org Science Fiction, quarta edizione. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore).

Il materiale deve essere inviato entro il 30 agosto 2008 a nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

A differenza delle scorse edizioni, i testi contenenti gravi errori grammaticali e/o formali saranno respinti, sperando in questo modo di instillare la buona abitudine di rileggere con calma l’opera prima di spedirla, soprattutto perché possono essere lette da figure meno pazienti di noi.

Alcuni consigli per migliorare il testo:

Dialoghi
ognuno ha le proprie preferenze riguardo la sintassi di un dialogo tra i personaggi, noi preferiamo usare il trattino. Di seguito un piccolo esempio, fate attenzione agli spazi:
- Sei sicuro? - chiese Mario.
- Certo che sì! - rispose l’altro, poi aggiunse: - Perché non dovrei?
- Va bene, ho capito, non ti scaldare!

“ d” eufoniche
è preferibile evitare l’uso della “d” eufonica tra vocali non uguali. Per esempio ”ed ora, ad unire, od altro” è meglio trasformarle in “e ora, a unire, o altro”.
Ovviamente, “ed era, ad amare, od oltre” restano invariati;

Punteggiatura
il punto, la virgola, l’esclamativo e l’interrogativo non vogliono spazi prima, ma ne esigono uno dopo.

Tra le virgolette (“queste qui”) non ci devono essere spazi tra esse e il testo che contengono, invece è obbligatorio tra esse e il resto del testo (così “forse” è più chiaro);

Puntini di sospensione
i puntini di sospensione… sono sempre tre, nessuno spazio prima… e solo uno dopo;

Spazi
evitare di inserire spazi inutili, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo;

Tabulazioni
evitare di usarli, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo.

I testi selezionati saranno inseriti nell’antologia cartacea NASF 4 che uscirà orientativamente entro ottobre 2008. Il racconto vincitore assoluto sarà, inoltre, pubblicato sulle pagine della rivista letteraria trimestrale “Nugae” e una copia omaggio del numero contenente l’elaborato verrà spedita all’autore. Ogni autore può partecipare a tutti i temi previsti, ma solo una delle opere sarà scelta per l’eventuale pubblicazione. I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi “in prestito” esclusivamente per questa pubblicazione. Per gli autori selezionati saranno previsti sconti sulle copie e, benché non vi sia alcun obbligo di acquisto, contiamo molto sulla vostra riconoscenza verso questo difficile e impegnativo progetto letterario. Il costo di una raccolta è sicuramente inferiore al costo di un qualsiasi concorso a pagamento, che pagate a prescindere dall'essere selezionati o meno e, considerando anche che non avete affrontato spese di spedizione per inviarci le vostre opere, potrete certamente concedervi un regalo fantascientifico.
Ogni autore sarà periodicamente informato sull’andamento del concorso, o su aggiornamenti a esso correlati, presso l’email fornita con i dati personali. E’ altresì possibile consultare la pagina online di NASF sulla quale saranno costantemente riportati gli aggiornamenti, oppure visitare il forum dedicato a questo concorso.

La partecipazione al concorso è gratuita.

I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra www.nuoviautori.org e l’autore stesso.

La commissione è formata da:

Carlo Trotta, web master di www.nuoviautori.org;
Massimo Baglione, collaboratore e co-responsabile;
Lettori volontari e competenti, scelti per la loro dedizione al progetto, ai quali saranno sottoposte le opere in modo anonimo.

Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

Sito: www.assonuoviautori.org/NASF/NASF.htm
Forum: www.assonuoviautori.org/forumnasf/
Blog di “Nugae”: http://rivistanugae.blogspot.com

Ci auguriamo di ripetere il discreto successo delle precedenti edizione, convinti di riuscire a fare ancora meglio!

Cordialmente,
lo Staff di nuoviautori.org.

domenica, febbraio 03, 2008

I will survive - Igudesman & Joo



http://www.igudesmanandjoo.com/igujoo.htm

venerdì, febbraio 01, 2008

Quello che non c'è - Afterhour



Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è

Spesso il male di vivere ho incontrato



Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



[Eugenio Montale, da Ossi di seppia, 1925]

martedì, gennaio 29, 2008

sabato, gennaio 26, 2008

Call of Duty 4 - Modern Warfare

GAME INFORMER:
“Dall'inizio alla fine, online o offline, Call of Duty 4 è un gioco d'oro. Alcuni potrebbero lamentarsi per il breve single player, ma la sua qualità migliore è la modalità Arcade. Infinity Wars ha creato un gioco ottimo su tutti i fronti e non vi è, secondo me, alcun dubbio sul fatto che questo sia il miglior FPS a cui abbia mai giocato.”
[Leggi la recensione completa]

GAME ALMIGHTY:
“Ogni obiettivo ha qualcosa di nuovo, e maledettamente caotico, perché, più di ogni altra cosa, Modern Warfare mostra quello che succede in una vera zona di guerra.”
[Leggi la recensione completa]

GAMESURF:
“COD4 è il miglior FPS che abbia avuto la possibilità di giocare negli ultimi cinque anni, Half Life 2, Halo 3 e F.E.A.R. inclusi. Brilla per i comparti grafico e sonoro, impeccabili, per il livello mai visto d'immersività della trama, per la qualità sbalorditiva dell'IA e per molte altre ragioni.”
[Leggi la recensione completa]

THE GAMES MACHINE:
“A un gameplay brutale e intenso nel ricreare le meccaniche del combattimento moderno, si affiancano uno scripting eccezionale e una grafica di altissimo livello"
[Dicembre 2007, pag. 60]

COMPUTERSGAMES.RO:
“Call of Duty 4 è indubbiamente una pietra miliare nel genere, e ci vorrà qualcosa di veramente speciale in futuro che possa comperete con le sensazioni trasmette a tutti coloro che ci hanno giocato.”
[Leggi la recensione completa]




martedì, gennaio 22, 2008

Funkyman - Dafank (2001)





Dafank: Chitarre 1,2,3, basso, mix
contiene sample di batteria di Bernard Purdie
sample di voce tratto dal brano "Outro" di Herbaliser

domenica, gennaio 20, 2008

Dimitri from Paris




giovedì, gennaio 17, 2008

Io sono leggenda - Francis Lawrence, 2008

Questa di Francis Lawrence è la terza trasposizione cinematografica del famoso romanzo omonimo di Richar Matheson edito nel 1954.
Ripensando al Dracula di Todd Browning, Matheson immaginò di rovesciarne la situazione base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi.
Il romanzo racconta dello scienziato Robert Neville l’unico uomo vivo rimasto sulla terra a non essere stato contagiato da un virus portato dal vento che ha trasformato gli uomini in una sorta di vampiri.
Di giorno Neville si dedica alla ricerca di cibo, acqua, medicinali, e tutto quanto possa permettergli la sopravvivenza in quel mondo ormai stravolto.
La sua routine quotidiana prevede anche la caccia dei superstiti contaminati (che di giorno sono inattivi a causa della loro forte fotosensibilità) e il rogo dei cadaveri.
Di notte è lui ad essere la preda. Barricato nella sua casa cerca di non pensare alla folla di persone che fuori chiedono la sua pelle. Così procede il romanzo tra claustrofobia, solitudine e terrore, mentre Neville indaga sulle cause della sua immunità per riuscire a creare un antidoto adatto a debellare il virus. Ma un giorno si accorgerà di non essere il solo a non aver contratto il virus e…

Il primo remake italiano intitolato L’ultimo uomo della terra del 1964 fu diretto da Ubaldo Ragona e interpretato da Vincent Price e Franca Bettoia. Questa è la trasposizione cinematografica più vicina al romanzo di Matheson. Sebbene per certi versi un po’ ingenua (oggi vedere Neville che appende dell’aglio alla porta per tenere lontano i vampiri, o vedere i vampiri stessi che avanzano lentamente con la faccia spiritata e bianca in perfetto stile zombesco del Romero sessantottino fa un po’ sorridere. Ma dobbiamo considerare che questo film uscì nei primi anni sessanta!) questa versione resta senza dubbio la migliore. Mentre la seconda del 1971 intitolata 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (titolo originale the Omega man) diretta da Boris Sagal e interpretata da Charlton Eston, oltre che differire dal soggetto originale, scade in momenti di pura ilarità ai limiti del trash.
Il nuovo Io sono leggenda di Lawrence vede Willy Smith nei panni del dottor Robert Neville alle prese con una New York deserta. Il virus questa volta non è portato dal vento, ma creato accidentalmente dall’uomo. Sebbene le scene in solitudine siano ben concepite e convincenti, il film non brilla né per contenuti, né per originalità, per molti motivi. L’eccessivo uso di (pessima) computer grafica per le scene in cui i “vampiri” (che poi sono niente altro che uomini affamati di carne umana, affetti da una sorta di rabbia che modifica geneticamente anche il loro aspetto fisico), e la loro eccessiva forza e agilità, fa sembrare tutto tremendamente falso. La forzata spettacolarizzazione dell’azione in perfetto stile hollywoodiano è un’altra pecca che poteva essere evitata. Per fortuna che di queste scene non ce ne sono poi molte.
Cambia però il senso di ribaltamento presente nel romanzo: Neville (impegnato ogni giorno nel cacciare metodicamente gli infetti proprio nel momento in cui sono più deboli piantando paletti nel cuore dei malcapitati), solo, in un mondo di vampiri, è il mostro che semina paura e deve essere ucciso. E’ una leggenda. I vampiri lo temono e lo vogliono uccidere senza troppo interessarsi di capirlo come uomo, proprio come lui fa con loro di giorno.
Il film di Lawrence perde questo relativismo. La caccia metodica di Neville è solo vagamente accennata e sembra quasi accidentale. Della paura provata dai vampiri non c’è traccia.
Ne resta un banale film sci-fi/ horror con un fastidioso ed eccessivamente rimarcato messaggio del regista (fortunatamente assente nel romanzo di Matheson, più cinico e nichilista) che insiste sulla capacità dell’uomo e della scienza di distruggere l’intera umanità e inneggia l’abbraccio di Dio come unica salvezza del mondo.
Nel complesso è un film godibile, almeno per chi è appassionato del genere fantascienza-horror. In un giorno di pioggia, se proprio non avete altro da fare e non c’è niente altro che vi interessa al cinema…



L'ultimo uomo della terra (Ubaldo Ragona, Italia 1964)




1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The Omega man - Boris Sagal, Usa 1971)



Io sono leggenda (I am a Legend - Francis Lawrence, Usa 2008)





Vai al sito ufficiale.

venerdì, gennaio 11, 2008

Mad world - Gary Jules

domenica, novembre 11, 2007

Consumismo o follia?


Dopo l'inaugurazione del centro commerciale ad Empoli dove si sono verificati bivacchi notturni in attesa dell'apertura dei cancelli, con tanto di ressa e feriti per accaparrarsi televisori venduti ad un euro al pollice (offerta che poi si è rivelata inesistente), si è verificato un altro fatto di cronaca che fa pensare.

Leggi l'articolo.

domenica, novembre 04, 2007

L'incipit


«Io sono fatto di acqua. Non ve ne potete accorgere perchè faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti di acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.»

[Confessioni di un'artista di merda - Philip K. Dick]

venerdì, novembre 02, 2007

domenica, ottobre 28, 2007

L'articolo 7 della Levi-Prodi

L'arzillo vecchietto Levi non molla. Ha infatti modificato l'articolo 7 della Levi-Prodi con un comma aggiuntivo invece di cancellare l'articolo. Ecco il comma:
"Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro? Chi propone pubblicità dal suo sito, come ad esempio Google AdSense, ricade in questo caso? Chi vende un prodotto on line è un imprenditore del lavoro?
Levi cancella questo c...o di articolo 7 e non se ne parli più. Basta con le prese per il culo.
Il mondo ride di noi. Il Times in un articolo dal titolo: "Assalto geriatrico ai bloggers italiani" ci definisce come: "una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati".
No all'articolo 7, libertà per la Rete. Non molliamo!

[Tratto dal blog di Beppe Grillo]

Firma la petizione contro il DDL Levi-Prodi

giovedì, ottobre 25, 2007

Dafank goes to Springfield








































lunedì, ottobre 22, 2007

Ddl editoria, Gentiloni ammette "Un errore la registrazione dei siti"

Il ministro delle Comunicazioni riconosce sul suo blog che la norma va cambiata"L'allarme è giustificato. Avrei dovuto controllare il testo parola per parola"

ROMA - "Un errore da correggere". Con queste parole Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, ammette sul suo blog che è giustificato l'allarme suscitato dalla norma sulla registrazione dei siti internet inserita nel disegno di legge di riforma dell'editoria proposto da palazzo Chigi. Una presa di posizione che segue le assicurazioni date ieri dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Levi sul fatto che l'esecutivo non intende in alcun modo censurare internet.
"L'allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato", scrive Gentiloni, aggiungendo che la correzione è necessaria perché la norma in questione "non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive".
Il ministro riconosce poi, come ha fatto anche il titolare delle Infrastrutture Antonio Di Pietro nel suo blog, la propria fetta di responsabilità nell'accaduto "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri". Il disegno di legge è stato approvato la settimana scorsa dal governo e già nei prossimi giorni dovrebbe essere preso in esame alla Camera.
"Pensavo - prosegue Gentiloni - che la nuova legge sull'editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull'editoria".
Per il ministro delle Comunicazioni, dunque, "va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog. Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in Parlamento che nei dibattiti pubblici, anche martedì scorso, rispondendo a una domanda del verde Fiorello Cortiana (in occasione del Festival Eurovisioni di Roma, ndr). Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l'attività di molti siti e blog". In definitiva, "meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l'errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare".

[La Repubblica.it, 20 ottobre 2007]

sabato, ottobre 20, 2007

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.

[Tratto dal blog di Beppe Grillo]

mercoledì, ottobre 17, 2007

Philip K. Dick: Genio e Follia.


«La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce. »
[Philip Kindred Dick - 16 Dicembre 1928 / 2 Febbraio 1982]



Attualmente sono due i film che prendono spunto da i racconti del visionario scrittore di fantascienza Philip Kindred Dick, il padre di romanzi come Ma gli androidi sognano le pecore elettriche (più noto come blade runner o cacciatore di androidi), L’uomo nell’alto castello (the man in the high Castle, noto anche come La svastica sul sole), un oscuro scrutare (a scanner darkly) e altri capolavori.
Il primo è Next, tratto dal racconto The golden man interpretato da Nicolas Cage e Jessica Biel e diretto da John Woo.

Il secondo (come afferma Fanucci nell’intervista che potete ascoltare ciccando sul link riportato sotto questo articolo), sarà un famoso quanto misterioso regista a firmarlo, che ha acquistato i diritti del romanzo di fantascienza Ubik per farne una trasposizione cinematografica.

Due sono anche le biografie: Quella di Bill Pullman, che interpreterà una pellicola sull’autore, e più precisamente un film che racconterà quello che passava dalla sua fervida e visionaria mente, in bilico tra genio e follia, droga e dissociazione, quando Dick era ancora in vita.

E quella di Paul Giamatti, che produrrà e interpreterà il film con la sua nuova casa di produzione Touchy Feely in collaborazione con la fondazione Philip K. Dick Estate (attraverso la casa di produzione interna Electric Sheep), con uno sviluppo più classico rispetto al film interpretato da Pullman.

Nonostante Dick sia stato definito autore di romanzi fantascientifici, questa definizione va a lui stretta. Egli infatti usa il futuro, la tecnologia, e tutti quegli artefici appartenenti a tal genere per indagare nel profondo dell’essere umano, della teologia, della metafisica, della politica e la psiche.

Le domande che spesso ricorrono nei suoi scritti sono: Cosa è umano? Cosa è reale?

E sempre scopriamo che niente è reale, che non esiste una realtà, ma un multiverso di infinite realtà ognuna vera quanto l’altra dove l’umanità non si trova mai dove ci si aspetta, ma sempre dove in teoria non dovrebbe trovarsi. L’uomo descritto da Dick è in eterna contraddizione e lotta con se stesso, l’antieroe per antonomasia (con qualche rara situazionale eccezione), mai completamente buono, né totalmente malvagio, che spesso si muove lungo il confine sottile tra normalità e follia.

L’uomo protagonista dei racconti di Philip K. Dick si muove in un mondo negativo, in un futuro spesso distopico, che si sfalda sotto gli occhi dello sbalordito lettore, oltre che a quelli del protagonista che vive in prima persona questa apocalittica entropia che si muove dal suo interno per avvolgere tutto ciò che gli sta attorno.

Il cinema, invece, tende alla spettacolarizzazione delle immagini in stile holliwoodiano (come nel pessimo Paychek interpretato da Ben Affleck e Uma Thurman tratto da I labirinti della memoria o dal brutto Minority report di Spielberg), facendo delle peripezie dei protagonisti e degli effetti speciali la colonna portante del film, a scapito dello spessore dei personaggi, alle prese con il loro mondo interiore e delle tematiche tanto care al nostro Dick.

Due sono le eccezioni che mi sento di fare: Il bellissimo Blade runner di Ridley Scott, tratto da Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?, che nonostante le sostanziali differenze della sceneggiatura rispetto alla trama del romanzo, riesce a mantenere le atmosfere e il significato dell'opera originale.

Seconda eccezione va fatta per il fedelissimo A scanner Darkly (Un oscuro scrutare, tratto dal romanzo omonimo) di Richard Linklater con Keanu Reeves, Winona Rider e Robert Downey Jr. girato e poi rielaborato con la tecnica Rotoscope.

Nell’attesa che gli ultimi riadattamenti cinematografici escano nelle sale, possiamo leggere la maggior parte delle opere che la casa editrice Fanucci ha ristampato per il venticinquesimo anniversario dalla morte del famoso scrittore.



Ascolta la puntata di “La storia in giallo” dedicata a Philip K. Dick andata in onda su radio 3 il 13.10.2007



«Quel che mi importa è scrivere, l'atto di produzione del romanzo, perchè mentre lo sto compiendo, in quel momento particolare, vivo davvero nel mondo di cui sto scrivendo. Diventa assolutamente reale, per me. Poi, quando ho finito e devo fermarmi, ritirarmi da quel mondo per sempre, sto malissimo.»
(Philip K. Dick)

Bibliografia http://www.geocities.com/fictionpub/autori/dickbib.htm
Sito ufficiale http://www.philipkdick.com/
Fan site http://www.pkdickbooks.com/

martedì, ottobre 16, 2007

Psicologia: le regole per gestire i diverbi


Meglio «aiutare» l’interlocutore nervoso

Un esperto di comunicazione illustra le sette regole per uscire indenni da un diverbio, evitando di trascendere in lite

WASHINGTON - Il vostro prossimo è nervoso? Colleghi, amici, conviventi, vigili urbani e parenti possono guastare le giornate anche del buon Samaritano, per questo secondo Sartre “l’inferno è l’altro” (inteso appunto come il prossimo), per uscire vivi e possibilmente senza troppi danni da una conversazione che si fa troppo accesa, un guru della comunicazione ha stilato i suoi personali comandamenti.

Si tratta di Stephen J. Hopson, già broker a Wall Street che dall’anno scorso si è trasformato in un motivational speaker, una sorta di motivatore della comunicazione interpersonale. In base alla sua inveterata esperienza a trattare soprattutto con gli uomini d’affari incravattati e, spesso, sull’orlo di una crisi di nervi, Hopson propone sette semplici regole cui attenersi in caso di imminente litigio.

LE 7 REGOLE:

1. Restate calmi: regola d’oro in quasi tutte le situazioni, secondo Hopson quando il diverbio è in atto meglio tacere e lasciare sfogare l’arrabbiato.

2. Lasciate che l’altro conduca la conversazione: premessa al primo punto, se l’altro gestisce la conversazione sarà più facile tacere durante lo sfogo. Nella maggior parte dei casi l’interlocutore disputante ha solo voglia di sfogarsi un po’ e di essere ascoltato.

3. Tenete in considerazione il punto di vista altrui: altrimenti state parlando da soli.

4. Riconoscete le ragioni dell’interlocutore: altrimenti state di nuovo parlando da soli, oppure siete passati dalla parte dell’interlocutore arrabbiato. Hopson consiglia la seguente formula per dichiarare all’altro la vostra attenzione: «Sì, sì, capisco quello che intendi».

5. Se gli insulti sono sulla punta della lingua, andatevene: quando butta proprio male, fate presente che l’ira è cattiva consigliera e cambiate momentaneamente aria.

6. Se siete in errore ammettetelo: facile a dirsi, quando accade l’interlocutore probabilmente vi amerà per il resto della vita.

7. Usate l’immaginazione: se proprio non potete calmare, blandire, coccolare e scappare, usate l’immaginazione e trasformate il tiranno che vi sta innanzi in un orco buono, in un personaggio delle favole, con una psicologia semplice e burbera. Sarà più facile tollerare l’attacco e uscirne indenni.
Chissà cosa ne penserebbe Sartre.

Gabriele De Palma
28 settembre 2007

[Tratto dal Corriere.it]


giovedì, ottobre 11, 2007

IAT (Implicit Association Test) e Autostima

Che cosa è lo IAT? L’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e Schwartz, 1998) per studiare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria.
Per esempio, lo IAT può essere efficacemente utilizzato per rispondere alla domanda: il concetto di sé (ossia la rappresentazione che le persone hanno di se stesse) è associato maggiormente al concetto di ‘positività’ o a quello di ‘negatività’?
Questo strumento ha avuto ed ha un successo enorme nella ricerca psicologica. E’ importante evidenziare che non si tratta di un singolo test standardizzato, ma di unformato procedurale’ (Lane, Banaji, Nosek e Greenwald, 2007). In altre parole lo IAT è una procedura, utilizzabile per indagare diversi tipi di concetti psicologici. Sebbene le applicazioni iniziali di questo strumento riguardassero soprattutto l’indagine del pregiudizio, il suo uso è stato esteso successivamente anche all’indagine degli stereotipi, dell’identificazione sociale, degli atteggiamenti verso il cibo e esistono applicazioni nell’ambito clinico, per esempio nello studio delle fobie.
E' possibile eseguire il test dal sito-Laboratorio web di Cognizione sociale gestito da Cristina Zogmaister dell'Università di Padova.
Le informazioni raccolte verranno trattate in maniera anonima per scopi di ricerca e non verranno mai divulgate in nessun modo.

Clicca qui per ulteriori informazioni sullo IAT.
Clicca qui per svolgere il test. (per il test è necessario scaricare il plug-in del software inquisit dal link presente nella pagina sia per firefox che per Explorer)



martedì, ottobre 02, 2007

Blow up the outside world - Soundgarden



Nothing seems to kill me no matter how hard I try
Nothing is closing my eyes
Nothing can beat me down for your pain or delight
And nothing seems to break me
No matter how hard I fall nothing can break me at all
Not one for giving up though not invincible I know

Ive givin everything I need
Id give you everything I own
Id give in if it could at least be ours alone
Ive given everything I could
To blow it to hell and gone
Burrow down in and
Blow up the outside world

Someone tried to tell me something
Dont let the world get you down
Nothing will do me in before I do myself
So save it for your own and the ones you can help

Want to make it understood
Wanting though I never would
Trying though I know its wrong
Blowing it to hell and gone
Wishing though I never could
Blow up the outside world