mercoledì, agosto 27, 2008

PHILIP K. DICK - The Double: Bill Symposium: risposte a un questionario per scrittori ed editori di SF professionisti (1969)


Domanda 1: Per quale/i ragione/i, lei scrive fantascienza, preferendola ad altri generi di letteratura?


Il pubblico della fantascienza non è vittima dei pregiudizi della classe media e presta ascolto alle idee autenticamente nuove. Si pone meno l’accento sullo stile e più sul contenuto, o almeno così dovrebbe essere. E’ un genere maschile, e dunque il finale positivo non è richiesto, come invece succede nei generi narrativi dominati dalle donne. E’ una delle poche diramazioni della narrativa seria in cui lo humour giochi ancora un ruolo importante (rendendo dunque la SF ancor più completa, come l’opera di Shakespeare). Essendo uno dei più vecchi generi narrativi del mondo occidentale, dà corpo ad alcuni tra i sogni, i pensieri e gli aneliti più raffinati, antichi e lungimiranti di cui l’uomo è capace. In sostanza, è il genere narrativo più vasto e consente l’uso delle idee più potenti e avanzate a disposizione: nessuna idea può essere esclusa dalla SF; sono tutte pertinenti.



Domanda 2: Qual è, secondo lei, la ragion d’essere, il valore fondante della fantascienza?


Presentare in forma narrativa nuove idee ancora troppo difficili o troppo vaghe per essere presentate come fatti scientifici (p. es., la parapsicologia). Le idee non riducibili a un fatto scientifico non lo saranno mai, ma restano pur sempre affascinanti congetture – cioè, in altre parole, sistemi scientifici possibili o alternativi. Visioni del mondo cui non possiamo “credere” ma che ci interessano (così come, per esempio, troviamo interessante la visione medievale del mondo, pur non potendo più considerarla “vera”). Dunque, la SF ci presenta, oltre alla visione del mondo che adottiamo nella realtà, una vasta gamma di visioni “ipotetiche” [“as if” views]: queste visioni rendono la nostra mente flessibile. Siamo in grado di prendere in considerazione punti di vista alternativi o equivalenti al nostro.


Domanda 3: Come valuta la fantascienza in rapporto alla letteratura mainstream?


La SF non esplora le profondità delle relazioni interpersonali e umane: questo è il suo difetto; d’altra parte, su un piano puramente intellettuale, è molto più ricca di idee e visioni, risultando perciò superiore, da questo punto di vista, alla letteratura mainstream o di qualità. Inoltre (vedi sopra), non ha bisogno di far leva sullo stile, perché può svariare molto di più in termini di contenuto. Ma la SF (a eccezione di Bradbury) si addice ai giovani, più ottimisti, che non hanno ancora veramente sperimentato le durezze della vita; la narrativa di qualità invece – giustamente – preferisce occuparsi degli sconfitti, di quelli che hanno già perso qualche occasione… Dunque, la narrativa di qualità è più matura… ahimè!


Domanda 4: Crede che gli aspiranti scrittori possano trarre un beneficio dal fatto di essere appassionati del genere, intervenire sulle fantine e partecipare alle convention?


Un piccolo beneficio. Sarebbe utile se gli appassionati li facessero parlare, invece di tentare di istruirli. Parlare è compito dello scrittore: questi non deve mai trasformarsi in ascoltatore. Le idee della SF, però, non provengono dagli appassionati o, comunque, dall’ambiente: derivano – o almeno dovrebbero derivare – dal vasto mondo e, in particolare, dai suoi lidi più lontani. Da qualsiasi luogo, ma non dal giro degli appassionati.


Domanda 5: In base alla sua esperienza personale, quale/i fonte/i indicherebbe a uno scrittore principiante come la/e più feconda/e di idee per produrre storie di fantascienza?


Giornali che trattano delle più avanzate ricerche nel campo della psicologia clinica e, in particolare la scuola europea dell’analisi esistenzialista. C.G.Jung. Testi orientali come quelli sul buddismo zen, il taoismo ecc. Opere storiche realmente autorevoli – non le volgarizzazioni – come The Brutal Friendship. Opere medievali, soprattutto quelle che trattano di arti, come quella del soffiatore di vetro, e scienza, alchimia, religione ecc. La filosofia greca e la letteratura latina di ogni genere. Testi religiosi persiani. Studi rinascimentali di teoria dell’arte. Drammi tedeschi dell’epoca romantica.


Domanda 6: Crede che uno scrittore di fantascienza principiante dovrebbe concentrarsi sui racconti brevi invece che su romanzi, o viceversa? Perché?


Prima i racconti brevi, per imparare a padroneggiare questa forma più semplice. Poi, molto lentamente, lavorare a pezzi più lunghi – sulle venticinquemila parole, diciamo. Solo allora, affrontare un romanzo vero e proprio (circa sessantamila parole), basato sulla struttura di uno scrittore prescelto. Io, per esempio, per il mio primo romanzo mi sono basato su una struttura di A.E. Van Vogt. In seguito, acquistata più fiducia in me stesso, me ne sono allontanato. Assicurarsi, in ogni caso, di scegliere un autore esperto della forma romanzo (per esempio, non scegliete Ray Bradbury).


Domanda 7: Che suggerimenti può dare a uno scrittore principiante per quanto riguarda lo sviluppo di personaggi “realistici” e la scrittura di dialoghi efficaci?


Leggere scrittori moderni “di qualità”, soprattutto lavori brevi di Algren, Styron, Herb Gold e gli scrittori della cosiddetta New School, nonché gli ottimi scrittori di sinistra degli anni trenta come Dos Passos e Richard Wright, per risalire fino a Dreiser e Hawthorne, cercando di limitarsi agli scrittori americani (inclusi, ovviamente, Hemingway e Gertrude Stein), perché sono loro che hanno sviluppato il dialogo realistico. Provare anche i realisti francesi, come Flaubert, per la trama e la caratterizzazione. Evitare Proust e altri scrittori soggettivisti. Infine, studiare approfonditamente tutto James Joyce, dai suoi primi racconti brevi fino a Finnegans Wake.


Domanda 8: Crede che un romanzo efficace abbia bisogno di un messaggio o di una morale? Perché?


Assolutamente no! L’idea che un romanzo abbia bisogno di una morale o di un messaggio è profondamente borghese. Ai tempi dell’aristocrazia si riconosceva che non era compito dell’arte edificare o elevare: poteva avere successo grazie alla semplice capacità di impressionare. I quartetti d’archi di Mozart non sono edificanti, e ditemi quale sarebbe, per esempio, il messaggio o la morale dell’ultimo Beethoven. La musica è pura; anche la letteratura può esserlo, e tanto più lo diviene quanto più abbandona gli intenti edificanti o didascalici. Lo scrittore non ha alcuna autorità morale; non più del pubblico, comunque, e spesso meno di questo. Quale morale può mai insegnare? Quel che può fare è presentare le proprie idee.


Domanda 9: In che misura crede sia possibile determinare il punto di vista politico, religioso e morale di uno scrittore sulla base dell’esame delle sue storie?


Nel caso di un bravo scrittore, quest’operazione è impossibile. Solo un cattivo scrittore descrive il proprio punto di vista nei suoi lavori di narrativa. Comunque, è pur sempre possibile trovare pagine ben scritte in un testo “didascalico”. Al momento, però, non saprei citare un titolo (si pensi a Ray Bradbury: non c’è modo, leggendo le sue opere di capire quali ne siano le convinzioni personali; lo scrittore, in questo caso, scompare completamente e la storia si presenta da sé. Così, almeno, dovrebbe succedere). Credere che le convinzioni di un autore siano deducibili dai suoi scritti è uno degli errori capitali della critica letteraria: Freud, per esempio, compie ripetutamente questo terribile errore. Uno scrittore abile può adottare qualsiasi punto di vista richiesto dai suoi personaggi: su questo si misura la sua arte, la sua abilita nel liberare la propria opera dai pregiudizi personali.


Domanda 10: Nella realizzazione dei suoi scritti formativi, quale autore l’ha influenzata di più? Quali altri fattori – retroterra, istruzione ecc. – hanno avuto un’influenza rilevante?


L’autore che più mi ha influenzato è Van Vogt. Ma anche Tony Boucher (le sue osservazioni critiche, non i suoi scritti di narrativa). E mi ha influenzato anche l’interesse per i romanzieri giapponesi del dipartimento di francese dell’Università di Tokyo attivi dopo la seconda guerra mondiale. E l’interesse per la psicologia del profondo e le droghe. E quello per lo “strema of consciousness” à la Joyce. Oltre a questo – ma non lo raccomando agli aspiranti scrittori – l’”esaurimento nervoso”, che ho avuto a diciannove anni, a ventiquattro e poi ancora a trentatrè. Sofferenze di questo genere formano il tuo punto di vista, a spese, però, del tuo istinto di conservazione: si può migliorare come scrittori, ma il prezzo è troppo alto.


Domanda 11: Qual è, oggi, a suo parere, il limite più consistente della fantascienza?


L’incapacità di esplorare le sottili, intricate relazioni tra i sessi. Gli uomini, nel rapporto che instaurano con le donne, si cacciano nelle situazioni più complicate, e la SF ignora – o è incapace di affrontare questo fondamentale aspetto della vita adulta. Per questo motivo, la SF resta “pre-adulta” e dunque attira – più o meno – i “pre-adulti”. Se la SF esplorasse questo aspetto della vita non perderebbe i suoi lettori, quando questi raggiungono la maturità. La SF deve assolutamente risolvere questo problema o sarà sempre in ritardo, come lo è ora. Un’eccezione è costituita da Piano Meccanico, e io consiglio a tutti gli appassionati e soprattutto agli aspiranti scrittori di studiare approfonditamente, nel dettaglio, questo stupendo romanzo, che affronta esplicitamente la relazione tra il protagonista e la moglie.


[Tratto dal libro: "Philip K. Dick. Vita breve e felice di uno scrittore di fantascienza" - Universale Economica Feltrinelli, 1995]


domenica, agosto 17, 2008

venerdì, agosto 08, 2008

Baz 2.0: Shining

giovedì, luglio 31, 2008

Aforisma del giorno



















"C'è gente che vede la foto - che so? - di una bella ragazza e dice: "Che bella foto!". Capito che fesseria?"
[Letizia Battaglia]

martedì, luglio 22, 2008

Un giorno dopo l'altro - Luigi Tenco



Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire e' ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai e' un'abitudine.

sabato, luglio 19, 2008

La mia nuova fotogallery















Dafank's photogallery si rinnova con nuova grafica e nuove immagini.

http://www.dafank.it/home.html


venerdì, luglio 18, 2008

Illusione ottica


Clicca QUA e una volta arrivata la pagina sposta con il tasto sinistro del mouse le bande nere verticali molto lentamente sull'immagine da sinistra verso destra.

[Tratto da: Psicocafè.it]
http://psicocafe.blogosfere.it/2008/07/galop-illusione-ottica.html

martedì, luglio 15, 2008

La fantascienza di Marc Caro torna al cinema con Dante 01


A diversi anni dagli esordi in tandem con Jean-Pierre Jeunet, torna al cinema Marc Caro, con un'opera sci-fi che prosegue un preciso percorso nello sviluppo della creazione di un universo completo e coerente.





Tredici anni dopo La città perduta, realizzato insieme all'amico Jean-Pierre Jeunet come l'esordio Delicatessen, si rivede al cinema Marc Caro, con una nuova opera sci-fi che prosegue un preciso percorso nello sviluppo della creazione di un universo completo e coerente. Con Dante 01 il regista e illustratore francese dirige per la prima volta da solo, raccontando la storia di un gruppo di criminali, prigionieri in una stazione spaziale che ruota in un'atmosfera tossica attorno al pianeta ostile Dante, vittime di esperimenti genetici. A portare scompiglio tra queste cavie umane è un uomo misterioso che rivelerà presto i suoi poteri miracolosi, nonostante le ostilità dei compagni e il tentativo da parte dei dottori di renderlo inoffensivo. Il budget limitato ha costretto Caro e l'altro sceneggiatore Pierre Bordage a cercare sempre nuove idee per rendere credibile questa storia dalle forti implicazioni metafisiche e religiose. Tra gli interpreti Lambert Wilson e Dominique Pinon, attore feticcio suo e di Jeunet. Dante 01 sarà distribuito dal 25 luglio nelle nostre sale in 40 copie. Nel frattempo, Marc Caro ha incontrato la stampa alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma.

Marc Caro, com'è giunto a realizzare questo suo nuovo film che continua a muoversi nell'ambito della fantascienza?

Marc Caro: Ho cominciato come disegnatore di fumetti di fantascienza per varie riviste, tra cui l'italiana Frigidaire, e i miei film precedenti si muovevano sempre in questo ambito. Ho avuto molte difficoltà nella realizzazione di Dante 01 per via del budget risicato che avevamo, ma ho voluto continuare comunque per la mia strada. Per ridurre i costi siamo stati costretti a trovare idee sempre nuove. All'inizio, per esempio, volevo fare una base circolare, ma i soldi che avevamo a disposizione non ce l'hanno permesso e abbiamo ripiegato su una base quadrata, a forma di croce. In precedenza, avevo cercato di fare altri film prima di questo, ma costavano tutti troppo. Poi ho puntato su Dante 01 che richiedeva meno sforzo in questo senso, poteva essere girato in interni, con pochi personaggi e un universo con una sua coerenza e una finestra sull'esterno. Vedo molti film in cui gli attori dicono tre parole e già si sa come andrà a finire. Io ho cercato di dare ambiguità e complessità alla storia per proporre qualcosa di diverso, ho usato la simbologia nei nomi e nei colori. I nomi dei vari personaggi rappresentano tutti un peccato. Ho quindi cercat di creare un universo simbolico e iniziato per restare nel budget basso.

A quali pellicole si è ispirato nella realizzazione di Dante 01?

L'influenza maggiore è stata la fantascienza degli anni '60 e '70. Mi sono ispirato a film come 2001: Odissea nello spazio, al primo film diretto da George Lucas, cioè L'uomo che fuggì dal futuro, e ancora ai film sovietici come quelli di Andrei Tarkovsky. Adoro naturalmente anche i film di fantascienza americani più recenti, ma a me interessava proporre qualcosa di nuovo, di alternativo rispetto a quello che c'è in giro. Del cinema americano ho preso la figura dell'eroe, anche se il mio non è un cowboy spaziale, ma una sorta di Cristo che aiuta gli altri. Importanti punti di riferimento sono stati anche i film di animazione giapponesi come Ghost in the Shell, Akira e quelli di registi come Satoshi Kon. Inoltre, un'altra importante fonte di ispirazione è venuta da quel cinema in cui si fa un attento uso della musica, accostandola alle immagini. Penso a Rota, a Morricone e a Fellini. Io volevo esprimere cose attraverso la musica legandole alle immagini, come per esempio il senso dell'angoscia. Infine, altre influenze sono state Luigi Russolo e naturalmente Dante.

In che modo si è ispirato a Dante?

Purtroppo ho letto una sola volta versione della Divina Commedia tradotta in francese, con le illustrazioni di Gustave Doré, e perciò confesso che spesso ho guardato più le immagini rispetto alla storia. Nel film ho cercato di rappresentare i diversi cerchi dell'inferno, ma visti i fondi che avevamo mi sono dovuto accontentare solo di tre gironi dell'inferno. Magari chissà, in futuro girerò i restanti.

In un film come Dante 01 quanto è importante lo storyboard?

Non ho disegnato io lo storyboard, se ne sono accupati altri due disegnatori. C'è questo bisogno naturale di visualizzare il film prima di partire con le riprese. Lo storyboard è quindi uno strumento molto utile per la realizzazione del film, perché ci sono informazioni importanti sulle luci, sui costumi, sulla posizione degli attori, ecc. Per me rappresenta un supporto necessario.

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ci dobbiamo aspettare ancora film di fantascienza?

Continuerò sicuramente con la fantascienza perché è quello che mi piace. Amo il cinema mitico, astratto e simbolico. I miei antenati Melies e Cocteau rimangono comunque delle grandi influenze per me. Forse ho un aspetto masochista perché tra Lumiere e Melies scelgo sempre la strada del soprannaturale, rispetto a quella più razionale.

Perché secondo lei l'ambito fantascientifico è spesso utilizzato per esplorare l'ambito metafisico?

Ho la sensazione che la fantascienza sia una letteratura di speculazione, in cui ci si chiede sempre "cosa succederebbe se". Inoltre, tratta di argomenti come l'immortalità e di quello che succederà dopo la morte, quindi fantascienza e metafisica sono due cose strettamente collegate. C'è un problema in Francia con l'irrazionalità, forse perché il nostro pensiero è dominato dalle teorie di Cartesio, dal razionalismo, e anche se spieghiamo l'irrazionalità con la scienza e i numeri non viene mai percepita come possibile.

Cosa ci dice invece dei temi della disumanizzazione e della tecnologia che tornano spesso in questo tipo di pellicole?

Per quel che riguarda la fantascienza parliamo sempre di ciò che ci circonda nella realtà. Non ho niente contro la scienza, se si usasse per migliorare l'umanità andrebbe bene, ma spesso se ne fa un uso sconsiderato per distruggere l'uomo. Da quando esiste, la tecnologia è sempre stata utilizzata per distruggere, piuttosto che per migliorare.

Perché si è concluso il suo sodalizio con Jeunet?

Ho profonda ammirazione per i film realizzati da Jean-Pierre Jeunet, ma non sono cose che voglio fare ora. In una coppia creativa ci sono gusti differenti e quelli che sono simili spesso vanno messi da parte per crescere. L'aspetto fantastico per me è indispensabile ed è su questo punto che è avvenuta la separazione. Poi avevo anche voglia di esplorare aspetti metafisici, strani, più scuri e perciò sono andato per la mia strada, perché fondamentalmente sono un taoista punk e voglio continuare a esserlo. Comunque, io e Jeunet siamo rimasti grandi amici e lui ha finanziato la scrittura di una mia nuova sceneggiatura, un film intitolato Maitre Cube, che sarà caratterizzato da un maggior umorismo e sarà a metà strada tra Buster Keaton e Jacques Tati.

[Tratto da: www.movieplayer.it]

Amore, fermati

sabato, luglio 05, 2008

venerdì, luglio 04, 2008

Io negli occhi degli altri, storie di microscopi e di satelliti


[...]Leggere nella mente degli altri è vitale per la nostra esistenza: il frutto di tale lettura ci orienta nel mondo, calibra i nostri atteggiamenti e modifica i nostri comportamenti nella direzione di un perfezionamento positivo della nostra immagine ai loro occhi. [...]

[leggi tutto l'articolo su psicocafè.it]

lunedì, giugno 09, 2008

Ridley Scott torna alla fantascienza con "Il Mondo Nuovo"


Ridley Scott torna alla fantascienza: sedici anni dopo 'Blade Runner' il regista portera' sullo schermo l'adattamento di 'Il mondo nuovo' di Aldous Huxley. Lo rivela il Los Angeles Times, spiegando che il protagonista del film, Bernard Max, sara' interpretato da Leonardo Di Caprio e che la sceneggiatura sara' affidata alla penna di Andrew Nichols. 'Ho aspettato venti anni per tornare a questo genere di film - aveva dichiarato nei mesi scorsi Scott - Cercavo un libro adatto, ora capisco di averlo trovato'. (AGI) - Los Angeles, 6 giu. -


[fonte: www.agi.it]

Sono come tu mi vuoi - Mina (1967)

domenica, maggio 11, 2008

Close Up














Canon Eos 400d - Sigma 105mm f2.8 Macro - 1/50 sec f2.8 Iso 400 Manuale

Premio Oltrecosmo III: I vincitori




Sono annunciati i risultati finali della III edizione del Premio Oltrecosmo per la narrativa breve fantascientifica in lingua italiana, in concomitanza con la pubblicazione dell’antologia relativa alla seconda edizione del Premio. Dopo aver valutato i 106 scritti pervenuti in redazione, Pregiuria e Giuria hanno stabilito la seguente classifica:







1. “Samsara, Inc.”, di Gabriella Stanchina

2. “Briganti”, di Francesco M. De Collibus
3. “L’inviato”, di Francesco Troccoli
4. “Mancanza di spazio”, di Matteo Carriero
5. “Schermi Neri”, di “ScarWeld” (pseudonimo)
6. “Seconda Nascita”, di Cristian Pavone
7. “Lo spettatore”, di Simone Faré
8. “(Un)lucky Luciano”, di Riccardo Gazzaniga
9. “Madonnina delle Macchine”, di Giulia Abbate
10. “Il mio primo romanzo”, di Mauro Contini
10. “I nanoevoluti”, di Mauro Cancian
12. “Chiudi sessione”, di Massimo Baglione
13. “La torre”, di Paola Preziati Scaglione
14. “Io mi chiamo Pluto”, di Paolo Zardi
15. “La risacca”, di Angela Loi
16. “Visioni dal futuro”, di Claudio Fallani
17. “Gli ultimi giorni di Dave Kozminsky”, di Massimo Zanicchi
18. “Unica regola bianco”, di Elisa Pessa
19. “Soglia del dolore”, di Federica Ramponi
20. “L’anima”, di Mauro Rodella
21. “Il sincrotrone”, di Giovanni Pedrani

I racconti “Il mio primo romanzo”, di Mauro Contini e “I nanoevoluti” di Mauro Cancian si classificano a pari merito al decimo posto.
Gli undici scritti così selezionati saranno pubblicati nell’antologia tematica “Racconti dal- l’Oltrecosmo - III edizione”.

[Tratto dal sito sektoralpha.it]


venerdì, aprile 11, 2008

10.04.2008 Assassin's Creed arriva in versione PC

Siamo nell’anno 1191. La Terza Crociata sta ormai dividendo la Terra Santa. Tu, Altair, intendi fermare le ostilità eliminando entrambi gli schieramenti del conflitto. Tu sei un Assassino, un guerriero avvolto nel mistero e temuto per la sua crudeltà. Le tue azioni possono condurre ogni cosa nel caos e la tua esistenza determinerà lo scorrere degli eventi durante questo cruciale periodo storico.




VAI AL SITO UFFICIALE

venerdì, aprile 04, 2008

Il terzo occhio del fotografo cieco

È nato in Slovenia 59 anni fa, parla sei lingue, vive a Parigi. Evgen Bavcar è un famoso fotografo d’arte ma ha perso definitivamente la vista quando aveva dodici anni.
“Non
chiedetemi come faccio ma perché lo faccio... le immagini non le fa la macchina, sono la materializzazione di un’idea, di un desiderio... l’immagine alla fine ci viene dal buio dell’ignoto”


Amore rosso
L’ultima cosa che ho
visto è sta
ta la gonna
rossa di una ragazza e la

stella sul berrett
o dei
soldati. Mi piace il rosso





Arpa nel vento
Ho toccato i capelli di
una donna: come u
n’arpa
sostenuta dal
vento. Ho
sfiorato la
sua bocca: una
ciliegia a maggio


Parigi


O
cchi azzurri. Dice: «Attenzione al gradino». Cappello nero. Indica: «Il bar è dell’altra parte della strada». Sciarpa rossa. Invita: «Questo è un bel posto per sedersi». Sembra il ritratto di Aristide Bruant nel quadro dipinto da Toulouse-Lautrec. Cammina spedito anche sulle scale. Si scusa: «Il mio appartamento è grande come un armadio». Una stanza piena di cartelle, di buste, di libri.

Alle pareti piccoli specchi. Una confusione, ma ordinata.
«Si sposti, le devo far vedere una cosa sul secondo scaffale».
Tocca e trova, lui. Evgen Bavcar ha 59 anni, è un fotografo d’arte famoso. Ha ritratto le attrici Hanna Schygulla, Kristin Scott Thomas, lo scrittore Umberto Eco, ma si è anche dedicato ai paesaggi. Parla benissimo e in maniera colta un misto di lingue. «Sono nato a Lokavec, in Slovenia, a 27 chilometri da Gorizia. Imiei genitori, austriaci, nel ’18 sono diventati italiani e nel ’45 jugoslavi. Mio padre è morto, soldato a Kiev, avevo sette anni. Mi sono laureato in filosofia a Lubiana, e ho un dottorato ottenuto alla Sorbona con una tesi sull’estetica in Adorno e Bloch. Ho studiato e parlo tedesco, croato, francese, ita
liano, spagnolo e da autodidatta il portoghese. Il mio sogno è andare a Napoli, fotografare ragazze stupende, mettermi i loro ritratti in borsa e passeggiare davanti al museo di Capodimonte in attesa di essere scippato. L’idea che la bellezza venga rubata e acquisita la trovo una performance artistica notevole».


Il buio poco a poco

Bavcar è un ossimoro. Fotografa, ma è cieco. Vede, ma vive nel buio. «Ho perso definitivamente la vista a 12 anni, dopo due incidenti. Prima mi ha ferito un ramo d’albero, poi un detonatore abbandonato. Da bambini giocavamo con fucili e armi, il fronte dell’Isonzo, della prima guerra mondiale, è stato il nostro campo giochi. La tragedia dell’Europa centrale è sotto i nostri piedi, i cimiteri sono la comunità europea sotto la terra». Il buio non è arrivato all’improvviso, ma poco a poco, la luce si è spenta lentamente, e tutto è stato più struggente. Non c’è nulla come il tramonto per capire come il tempo porta via le cose. «L’ultima cosa che ho visto è stata la gonna rossa di un ragazza e lastella sul berretto dei soldati, forse per questo mi piace tanto il rosso». Tira fuori la stella dalla tasca, il suo lecca-lecca, gusto nostalgia. Dice, senza sospirare: «Per me la pittura ha gli occhi chiusi». Racconta una favola: «In un villaggio di ciechi arriva un elefante. Alla sera, di fronte al fuoco ognuno descrive l’elefante. Chi ha toccato il naso dice: è come un lungo tubo. Chi ha toccato le orecchie: è come un tappeto. Chi ha toccato una gamba: è una colonna. Ognuno ha una versione diversa per quello che ha toccato. Anche noi siamo così: tutti ciechi di fronte all’universo.

Quanti veramente vedono?».

Una sua mostra si intitolava Il terzo occhio. Quello interiore: l’occhio del cervello, dell’immaginario, dello spirito. «Alcune donne, prima di essere fotografate, mi chiedono: sono bella? Io porgo loro questo specchietto e rispondo: guardati. La gente vive con i fantasmi. La notte è il luogo della nascita della luce: Eros e Psiche hanno vissuto nel buio, poi Psiche cercando la luce ha tradito. Io sono in quel buio arcaico e originale».

Molte immagini di Bavcar sono paesaggi notturni: una strada che si perde nel bosco, una città anonima, di notte, dall’alto, un cancello nel quale uno stormo di rondini è bloccato dalle inferriate. «Quand’ero bimbo associavo la luce del giorno con il volo delle rondini». Ci vuole astuzia contro il mondo, se sei cieco. «Se non avessi una cultura filosofica e psicanalitica non potrei difendermi. I ciechi nel mondo sono fragili, non hanno diritto all’immagine.

Quando fotografo devo ricordarmi di pulire sempre il vetro dell’obiettivo, nessuna macchina è fatta per i ciechi, ho messo delle tacche, bisogna trovare e darsi dei riferimenti che aiutino a sconfiggere il buio. E ora ho una causa in Slovenia per un documentario con il mio nome, che io non ho autorizzato».

Al buio si perde la memoria di cosa vuol dire correre: «Me ne sarei dimenticato se alcuni bambini non mi avessero domandato un giorno perché cammino così lentamente». Poi si perde lo spazio: «Si è ristretto, devo toccarlo per conoscerlo o sottrarlo al suo rumore». Poi la spontaneità: «Vado sempre negli stessi posti, precisi come luoghi geometrici, mentre ho spesso la voglia di perdermi in una foresta di cui non conoscerei i sentieri». Poi si smarrisce la musica: «La amo e la detesto. Quando penso che hanno voluto farla passare per la sola felicità dei ciechi, mentre era in realtà la loro unica possibilità di esistenza sociale. Ci hanno dato una cosa, che già avevamo». Quella che non si perde è la rabbia: «I cristiani hanno duemila anni di storia, eppure non mi risulta abbiano mai nominato un parroco cieco, i buddisti devono ringraziare una signora tedesca che è andata a Lhasa e ha tradotto in braille il sanscrito. Io non critico la religione, a me interessa il divino.

Ma devo parlare con un teologo per affrontare il tema dell’handicap. Io credo che quando Dio ha fatto il mondo era tutto troppo perfetto e ha dovuto creare la morte. L’handicap la ricorda. La morte inevitabile dello sguardo fisico è il cieco. Il protestantesimo si è evoluto e ha le donne pastore, spero che un cieco un giorno sarà rabbino».


Toccare per capire


Chiama nomi di donna: Isabel, Chantal, ma c’è anche Pascal. Sono i nomi che ha dato alla tecnologia che lo assiste: la macchinetta che traduce i colori, la bilancia che parla, l’orologio che dice l’ora, il termometro che avvisa della temperatura, il computer che legge i messaggi. «L’astronomia mi interessa perché è una materia dove ogni vedente è cieco e ogni cieco è un po’ vedente. Queste macchine che vanno sui pianeti sono moderni bastoni da ciechi, mandano segnali più perfezionati, ma anche loro devono toccare per capire.

L’immagine alla fine ci viene dal buio dell’ignoto. Una volta se lo schiavo guardava verso l’alto veniva ucciso, tutti abbiamo bisogno dell’invisibile».

Chiede: posso fare una foto? Sicuro, c’è bisogno di spogliarsi? «No, andiamo in terrazza». Un suo libro si intitola Le voyeur Absolu. Bel doppio senso, perché «voyeur» significa «guardone», anche e soprattutto in francese.

Bavcar fotografa nudi,ma solo di donne. «E non mi piacciono quelle con i capelli corti, perché assomigliano ai militari. Niente uomini, non ce la faccio. Gli uomini fanno la guerra, gli uomini mi hanno fatto male. In Germania quando un rabbino ha saputo che ritraevo donne nude mi ha detto: “Questo è grave”. Ma non sono foto alla Cicciolina, guardi qui sul computer, questa mia amica brasiliana». Evgen, ma che corpo ha la sua amica? «Oddio, magari l’immagine è capovolta». Sì, allora torna.

Bacar vi mette una mano in testa, vi tocca il mento, poi si allontana e scatta.

Vi chiede anche com’è il tempo, cosa vedete, cosa sentite. «Grazie, per non aver chiesto. È una vita che mi tormentano con la domanda: come fai? Ma chiedetemi: perché lo fai? Visione, cecità, invisibilità. Scoprire il piacere di possedere qualcosa che gli occhi non hanno inquadrato, ma la mente sì. Non considero la fotografia un pezzo di realtà, sono più vicino a Man Ray. La cecità fisica non può essere simbolica, c’è la capacità di vedere e il desiderio di vedere. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Quando scatto, dico sempre: io non ti vedo, ma ti faccio vedere agli altri... Poi scelgo le foto facendomi consigliare da amici con lo sguardo libero e da mia nipote Veronica. L’ha scritto anche Lacan: amare è dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole. Io lavoro con l’autofocus e con gli infrarossi, perché il buio è lo spazio della mia esistenza, un’altra forma della luce. La mia prima macchina è stata una Zorki sei, una Leica comunista, regalo di mia sorella. Mi sarebbe piaciuto ritrarre Brigitte Bardot, l’avrei baciata sulla bocca, Marlon Brando e Liz Taylor. Davanti a Vittorio Gassman ho sentito la forza del suo spirito».

Le foto sono strane, magiche, giochi di contorni luminescenti contro sfondi scuri. Un’atmosfera surreale un po’ alla Zavattini. Sembrano dire: così vedono i ciechi, nel modo in cui si sfiora un fiore. O forse siamo sempre lì: abbiamo fatto dell’arte di vedere il mestiere della nostra vita, ma la realtà ci sfugge, e i sentimenti rendono più confusa la nostra visione.

Saramago, nel suo romanzo Cecità scrive di un’epidemia che fa sprofondare nelle tenebre la popolazione di un paese immaginario, e proprio nel mondo delle ombre i protagonisti scoprono aspetti sconosciuti di se stessi e del mondo che credevano di conoscere.

Bavcar insiste: «Impedire a me di fotografare perché sono cieco significherebbe affermare che le immagini le fa la macchina, e non la materializzazione di un’idea, di un desiderio. Un giorno il destino mi ha portato una donna, un amico mi ha chiesto di descriverla. Ho

toccato i suoi capelli e ho pensato: è come un’arpa sostenuta dal vento. Ho accarezzato il suo volto: un orologio, rotondo, preciso, perfetto. Ho sfiorato la sua bocca, una ciliegia nel mese di maggio». Nessuno di noi vede mai tutto.

Bavcar è stato anche in un altro tipo di buio, disperato e infernale. «Nell’anniversario della liberazione dei campi di concentramento sono andato con un mio amico, invalido di guerra, Boris Pakor, 91 anni, scrittore, a Struthof in Alsazia. Toccare il forno, per me è stato terribile. Lui mi ha sussurrato: io qui ho portato i cadaveri. In quel momento lui mi ha dato un’autorizzazione etica a fotografare. Sono tornato al campo di notte, ma le due ragazze che mi accompagnavano non ce l’hanno fatta, sono scappate. È dai lati più oscuri della terra che bisogna cercare la luce. Perché comunque anche se debole e fragile una luce c’è sempre. Di mattina mi hanno portato a pranzo, lì vicino. “Non posso”, ho detto.
Si sogna ad occhi chiusi. Si ritorna nei luoghi visti, senza poterli più vedere.
Bavcar guarda e ti guarda. Occhi azzurri. La vita è carogna, come la nostalgia.
Allora capisci: la luce si perde, ma non si dimentica. Evgen, per favore, scatta.

[ La domenica di Repubblica del 20 febbraio 2005. Articolo di Emanuela Audisio]

Il sito di Evgen Bavcar




lunedì, marzo 24, 2008

mercoledì, marzo 19, 2008

Repubblica popolare cinese: 15 monaci tibetani in carcere

A seguito delle proteste scoppiate lunedì 10 marzo in Tibet durante le quali sono stati arrestati numerosi monaci tibetani, Amnesty International ha lanciato oggi un'azione urgente in favore di 15 monaci arrestati e scomparsi.

Si tratta di Samten, Trulku Tenpa Rig sang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup, Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa, in carcere dal 10 marzo per aver preso parte a una manifestazione pacifica a Barkhor, Lhasa, la capitale della Regione autonoma tibetana. Non si hanno ulteriori informazioni sul luogo in cui sono detenuti nè su eventuali accuse formulate nei loro confronti e Amnesty International teme il rischio di torture e altri maltrattamenti.

Firma l'appello per la loro scarcerazione cliccando QUA.

BACKGROUND:

Le proteste sono scoppiate lunedì 10 quando circa 400 monaci hanno marciato dal monastero di Drepung verso Lhasa, chiedendo la fine della campagna governativa che costringe i monaci ad abiurare il Dalai Lama e a subire propaganda politica. Oltre 50 di loro sono stati arrestati nel corso della marcia. I monaci di altri monasteri sono scesi in strada chiedendo la scarcerazione degli arrestati. Le proteste hanno dato vita a disordini a Lhasa e in altre zone del paese.

La polizia e i soldati hanno lanciato gas lacrimogeni, hanno assalito i dimostranti e hanno esploso proiettili nel tentativo di disperdere la folla. Venerdì le proteste a Lhasa hanno assunto un carattere violento.
Fonti ufficiali cinesi hanno annunciato la morte di 10 persone, per lo più uomini d'affari di Lhasa. Voci non confermate hanno riferito di un numero maggiore di vittime.

A Lhasa vige il coprifuoco e i negozi sono chiusi. La città è stata isolata tramite posti di blocco, mentre il centro è presidiato da veicoli blindati e mezzi della polizia. Le forze di sicurezza hanno anche circondato tre importanti monasteri di Lhasa, costringendo i monaci a serrarsi all'interno e picchiando chi tentava di uscire. I monaci del monastero di Sera hanno iniziato uno sciopero della fame per costringere i militari cinesi a sciogliere l'assedio.

Proteste pacifiche di tibetani si sono svolte anche in Nepal e in India.
Qui, i dimostranti che intendevano marciare verso il confine cinese sonos tati fermati e arrestati.
A Kathmandu, la capitale nepalese, le manifestazioni sono state sciolte con violenza e alcune persone sono state trattenute in carcere per breve tempo, picchiate e sottoposte a ulteriori maltrattamenti.

[Amnesty International, Sezione Italiana]

Addio ad Arthur Clarke, gigante della fantascienza

Londra, 19 mar. (Adnkronos/Ign) - Lo scrittore inglese Arthur C. Clarke, uno dei giganti della fantascienza insieme a Isaac Asimov e Ray Bradbury, celeberrimo per il film '2001 Odissea nello Spazio' di Stanely Kubrick tratto dal suo racconto 'La sentinella', è morto ieri sera nell'ospedale Apollo di Colombo, la capitale dello Sri Lanka.

Aveva 90 anni e dallo scorso dicembre era stato ricoverato a più riprese per complicazioni respiratorie. ''Sir Arthur si è spento per una crisi cardio-respiratoria'', ha annunciato il suo segretario personale, Rohan da Silva. Clarke viveva in Sri Lanka dalla metà degli anni Cinquanta.

Scrittore di fantascienza tecnologica, Clarke è riesciuto mirabilmente a riversare in narrativa le idee scientifiche alla base dei suoi studi: è autore di oltre 50 libri, tradotti in 30 lingue diverse, stampati in decine di milioni di copie. Ed è anche lo studioso, lo scienziato, il geniale ideatore dei satelliti geostazionari, il teorico degli ascensori orbitali, delle coltivazioni sottomarine, del cavo cristallino monomolecolare.

Arthur Charles Clarke nasce il 16 dicembre 1917 a Minehead, una cittadina balneare del Somerset, in Inghilterra. A 21 anni si trasferisce a Londra, viene assunto dalla British Interplanetary Society, e comincia a interessarsi delle nascenti ricerche aerospaziali. Durante la Seconda Guerra Mondiale combatte nelle fila della Raf, l'aeronautica inglese, con i gradi da ufficiale. Partecipa anche agli esperimenti con i primi radar e i pionieristici sistemi di atterraggio cieco. Racconta in seguito quest'esperienza nel suo libro (non fantascientifico) 'Sentiero di discesa', e la ricorda anche più tardi, forse inconsciamente, nella stesura del romanzo 'Ombre sulla Luna'.

Al termine della guerra, Clarke pubblica l'articolo tecnico 'Extra-terrestrial Relays', discutendo della possibilità di posizionare satelliti in orbita geostazionaria per le comunicazioni. Per l'epoca si tratta di un'intuizione assolutamente straordinaria. Passano infatti 25 anni prima che essa venga realizzata, e Clarke ha rimpianto a lungo che, se solo avesse brevettato la sua idea, sarebbe diventato miliardario. Comunque, essa gli frutta in seguito grandi riconoscimenti nel mondo della ricerca scientifica (medaglia d'oro del Franklin Institute, Premio Lindbergh, Borsa di Studio del King's College di Londra). Ma la massima gratificazione gli viene concessa dall'Associazione Astronomica Internazionale, che battezza ufficialmente l'orbita geostazionaria a 42.000 chilometri Orbita di Clarke. Curiosamente, la carriera di scrittore procede di pari passo con quella di scienziato. Infatti, nello stesso 1945, Clarke pubblica anche il suo primo racconto di fantascienza. Si tratta di 'Rescue Party', scritta nel marzo di quell'anno ed apparsa nel maggio dell'anno successivo su 'Astounding Science'.

Nel 1948 Clarke ottiene il First Class Honor (importante titolo accademico inglese) in matematica e fisica presso il King's College di Londra. Il 15 giugno 1953 sposa l'americana Marilyn Mayfield, da cui divorzia appena sei mesi dopo. Interrogato a tale proposito, lo scrittore confessa: "Sapevo già di non essere tipo da matrimonio, ma pensavo che ogni uomo dovesse sposarsi almeno una volta nella vita".

Negli anni successivi Clarke-scienziato si interessa di meteorologia (profetizzando come i satelliti ed i razzi meteorologici siano destinati a rivoluzionare questa branca della scienza) e di esplorazione oceanica. Clarke scrittore, invece, in questo periodo scrive i suoi più importanti romanzi di fantascienza, nonché opere di saggistica e di divulgazione. Nel 1962 termina il libro 'Profiles of the Future', in cui si sforza di estrapolare con precisione e rigore scientifico le principali caratteristiche del mondo di domani. Nel 1964 egli inizia la collaborazione con il regista Stanley Kubrick per la realizzazione di una pellicola liberamente tratta dal suo racconto 'The Sentinel' (La Sentinella). Da questa collaborazione nascerà il capolavoro cinematografico '2001: Odissea nello Spazio' (1968).

Nel 1969 Clarke, insieme con Walter Cronkite e Wally Schirra, partecipa alla radiocronaca delle missioni dell'Apollo 11, 12 e 13 per la rete televisiva americana CBS. Negli anni '80 realizza due serie televisive, trasmesse in numerosi paesi, tra cui anche l'Italia: si tratta di 'Arthur C. Clarke's Mysterious World' (1981) e 'Arthur C. Clarke's World of Strange Powers' (1984). Prende parte anche ad altre trasmissioni televisive con tema lo Spazio, ad esempo la serie 'Universo' di Walter Cronkite nel 1981.

Il successo del film '2001: Odissea nello Spazio' produce una fioritura di sequel letterari. Nel 1985 Clarke pubblica '2010: Odyssey Two', e collabora con Peter Hyams per la versione cinematografica del romanzo. Poiché già da tempo Clarke si è stabilito a Sri Lanka, lui e Hyams (che invece vive a Los Angeles) lavorano insieme esclusivamente via modem. Clarke trova il modo di raccontare persino quest'esperienza scrivendo un ennesimo libro: 'The Odyssey File - The Making of 2010'.

[Tratto da Adnkronos.com]

lunedì, marzo 03, 2008

lunedì, febbraio 25, 2008

Premio Oltrecosmo III


















Alcuni giorni fa si è concluso il lungo processo di selezione dei racconti da parte della Pregiuria. I risultati sono visibili da questa pagina: http://www.oltrecosmo.org/classifica.php

In particolare, come potete vedere, i pregiurati hanno selezionato: un racconto con 5 voti positivi, due con 4, e 18 con 3, per un totale di 21 racconti. I titoli e i rispettivi voti sono elencati qui di seguito:

#1 - "Chiudi Sessione", 3/5
#3 - "L'anima", 3/5
#6 - "Samsara, Inc.", 3/5
#12 - "Visioni dal futuro", 3/5
#16 - "Gli ultimi giorni di Dave Kozminsky", 3/5
#24 - "Il sincrotrone", 3/5
#30 - "Schermi Neri", 3/5
#41 - "(Un) lucky Luciano", 3/5
#46 - "La torre", 3/5
#53 - "Briganti", 3/5
#54 - "Il mio primo romanzo", 3/5
#75 - "L'inviato", 3/5
#79 - "Soglia del dolore", 3/5
#84 - "Io mi chiamo Pluto", 3/5
#85 - "Lo spettatore", 5/5
#86 - "Madonnina delle Macchine", 4/5
#89 - "Unica regola bianco", 3/5
#90 - "Mancanza di spazio", 3/5
#99 - "Seconda Nascita", 3/5
#101 - "I nanoevoluti", 3/5
#104 - "La risacca", 4/5

Questi racconti saranno ora passati alla Giuria, che provvederà a stilare una classifica tra i selezionati e a dichiarare il racconto vincitore, che sarà pubblicato (insieme agli altri 9 meglio classificati) nell'antologia del Premio.

Nel frattempo, nel forum ( http://www.oltrecosmo.org/forum/ ) è possibile leggere e commentare i primi racconti scartati, che verranno inoltrati a intervalli regolari. Gli autori vengono avvisati via e-mail quando il loro scritto viene pubblicato, per cui leggeranno con ogni probabilità i vostri commenti.

domenica, febbraio 17, 2008

Venerdì 12 Omnibus














































Dal 28 febbraio 2008 sarà in edicola Venerdì 12 Omnibus al prezzo di 9.00 euro. Il volume è una raccolta di tutte le storie di Venerdì 12 già pubblicate in Ratman e ristampate successivamente in quattro volumi.

Le Origini, La Solitudine, Il Risveglio e La Conclusione sono i capitoli contenuti in Omnibus che trattano le esilaranti (dis)avventure amorose di Aldo e il suo fedele servitore Giuda.


VENERDÌ 12 OMNIBUS
VOLUME UNICO 18x26, B., 320 pp., col. Euro 9,00
Dal 28 Febbraio in edicola, fumetteria e online.


sabato, febbraio 16, 2008

Screen Cleaner

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Rat Man - La cosa venuta da Marte

venerdì, febbraio 15, 2008

N.A.S.F.4: Il Bando di Concorso









Bando di concorso di www.nuoviautori.org per racconti di fantascienza

quarta edizione

a cura di

Carlo Trotta e Massimo Baglione
in collaborazione con la rivista letteraria “Nugae”


Il bando

Rosa / Nero


La quarta edizione di Nuovi Autori Science Fiction, dopo varie discussioni sul nostro forum di sci-fi con molti autori delle edizioni precedenti (autori che ringraziamo per la partecipazione!), vede come tema la contrapposizione tra due generi letterari: il Rosa e il Noir.

Le opere devono avere come tema una storia di fantascienza ambientata in uno dei seguenti scenari:

Rosa:
“ viene detto romanzo rosa quel genere di romanzo che narra vicende amorose e passionali a lieto fine venate di romanticismo e dedicate soprattutto a un pubblico femminile." questa è la definizione di rosa che si trova su Wikipedia. Beh, vediamo di sfatarla! Una bella storia d'amore, soprattutto se ambientata nello Spazio, o sulla Terra del futuro, può interessare anche lettori maschi, non necessariamente romantici. Nel nostro caso, inoltre, il lieto fine non è d'obbligo... scoprire che la nostra amata è in realtà un venusiano non è infatti detto che sia piacevole!

Noir:
il noir è un sottogenere del giallo. Giorgio Gosetti: “il noir non è un genere: è un colore, uno stato d’animo, una sensazione. Il noir più che indicare un genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri". Nel nostro caso la distinzione tra noir e giallo è, quindi, di "atmosfera". Saranno dunque privilegiati i racconti più cupi e inquietanti, che contengano le caratteristiche del giallo: omicidi, rapine, colpevoli da stanare, indizi sparsi... il tutto in uno sfondo di corruzione, di umanità spietata, di delinquenza ormai sempre più dilagante, anche al di là dei confini delle colonie terrestri...

A partire da questa edizione abbiniamo al concorso letterario anche un concorso parallelo per la realizzazione grafica della copertina e delle sezioni interne della raccolta. Il disegno per la copertina dovrà in qualche modo riassumere tutti i temi proposti dal bando letterario, mentre i disegni per le sezioni interne dovranno descrivere solo uno dei suddetti argomenti. A questo concorso parallelo parteciperanno anche i precedenti illustratori, quindi sarà lotta dura!
Gli autori dei disegni selezionati avranno in premio la raccolta ed entreranno a far parte dell'albo d'oro dei disegnatori di NASF (vedere sito). Cosa aspettate?

L’opera, anche più di una e per più temi, deve essere inviata in una cartella contenente la seguente documentazione:

il racconto
in formato .odt, .rtf o .doc (OpenOffice, Word), non superiore alle 20.000 battute (spazi inclusi), con carattere Times New Roman 12, tutto in nero, interlinea singola, formato pagina A4, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto);

il disegno
in qualsiasi formato grafico ed eseguito con qualunque tecnica;

un breve riassunto

dichiarazione di proprietà e di unicità dell’opera
Il sottoscritto “…” dichiara che l’opera in allegato intitolata “…” è inedita e di mia esclusiva proprietà. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore);

note personali e breve biografia
dati anagrafici, e-mail ed eventuale sito personale che, in caso di pubblicazione nell’opera, saranno inseriti sotto il nome dell’autore. La biografia è obbligatoria;

autorizzazione a pubblicare l'opera
in caso di valutazione positiva da parte della commissione interna, l’opera sarà inclusa nella raccolta cartacea NASF 4.
Autorizzo la pubblicazione dell’opera intitolata “…” per i soli fini del concorso di letteratura fantascientifica NuoviAutori.org Science Fiction, quarta edizione. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore).

Il materiale deve essere inviato entro il 30 agosto 2008 a nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

A differenza delle scorse edizioni, i testi contenenti gravi errori grammaticali e/o formali saranno respinti, sperando in questo modo di instillare la buona abitudine di rileggere con calma l’opera prima di spedirla, soprattutto perché possono essere lette da figure meno pazienti di noi.

Alcuni consigli per migliorare il testo:

Dialoghi
ognuno ha le proprie preferenze riguardo la sintassi di un dialogo tra i personaggi, noi preferiamo usare il trattino. Di seguito un piccolo esempio, fate attenzione agli spazi:
- Sei sicuro? - chiese Mario.
- Certo che sì! - rispose l’altro, poi aggiunse: - Perché non dovrei?
- Va bene, ho capito, non ti scaldare!

“ d” eufoniche
è preferibile evitare l’uso della “d” eufonica tra vocali non uguali. Per esempio ”ed ora, ad unire, od altro” è meglio trasformarle in “e ora, a unire, o altro”.
Ovviamente, “ed era, ad amare, od oltre” restano invariati;

Punteggiatura
il punto, la virgola, l’esclamativo e l’interrogativo non vogliono spazi prima, ma ne esigono uno dopo.

Tra le virgolette (“queste qui”) non ci devono essere spazi tra esse e il testo che contengono, invece è obbligatorio tra esse e il resto del testo (così “forse” è più chiaro);

Puntini di sospensione
i puntini di sospensione… sono sempre tre, nessuno spazio prima… e solo uno dopo;

Spazi
evitare di inserire spazi inutili, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo;

Tabulazioni
evitare di usarli, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo.

I testi selezionati saranno inseriti nell’antologia cartacea NASF 4 che uscirà orientativamente entro ottobre 2008. Il racconto vincitore assoluto sarà, inoltre, pubblicato sulle pagine della rivista letteraria trimestrale “Nugae” e una copia omaggio del numero contenente l’elaborato verrà spedita all’autore. Ogni autore può partecipare a tutti i temi previsti, ma solo una delle opere sarà scelta per l’eventuale pubblicazione. I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi “in prestito” esclusivamente per questa pubblicazione. Per gli autori selezionati saranno previsti sconti sulle copie e, benché non vi sia alcun obbligo di acquisto, contiamo molto sulla vostra riconoscenza verso questo difficile e impegnativo progetto letterario. Il costo di una raccolta è sicuramente inferiore al costo di un qualsiasi concorso a pagamento, che pagate a prescindere dall'essere selezionati o meno e, considerando anche che non avete affrontato spese di spedizione per inviarci le vostre opere, potrete certamente concedervi un regalo fantascientifico.
Ogni autore sarà periodicamente informato sull’andamento del concorso, o su aggiornamenti a esso correlati, presso l’email fornita con i dati personali. E’ altresì possibile consultare la pagina online di NASF sulla quale saranno costantemente riportati gli aggiornamenti, oppure visitare il forum dedicato a questo concorso.

La partecipazione al concorso è gratuita.

I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra www.nuoviautori.org e l’autore stesso.

La commissione è formata da:

Carlo Trotta, web master di www.nuoviautori.org;
Massimo Baglione, collaboratore e co-responsabile;
Lettori volontari e competenti, scelti per la loro dedizione al progetto, ai quali saranno sottoposte le opere in modo anonimo.

Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

Sito: www.assonuoviautori.org/NASF/NASF.htm
Forum: www.assonuoviautori.org/forumnasf/
Blog di “Nugae”: http://rivistanugae.blogspot.com

Ci auguriamo di ripetere il discreto successo delle precedenti edizione, convinti di riuscire a fare ancora meglio!

Cordialmente,
lo Staff di nuoviautori.org.

domenica, febbraio 03, 2008

I will survive - Igudesman & Joo



http://www.igudesmanandjoo.com/igujoo.htm

venerdì, febbraio 01, 2008

Quello che non c'è - Afterhour



Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è

Spesso il male di vivere ho incontrato



Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



[Eugenio Montale, da Ossi di seppia, 1925]

martedì, gennaio 29, 2008

sabato, gennaio 26, 2008

Call of Duty 4 - Modern Warfare

GAME INFORMER:
“Dall'inizio alla fine, online o offline, Call of Duty 4 è un gioco d'oro. Alcuni potrebbero lamentarsi per il breve single player, ma la sua qualità migliore è la modalità Arcade. Infinity Wars ha creato un gioco ottimo su tutti i fronti e non vi è, secondo me, alcun dubbio sul fatto che questo sia il miglior FPS a cui abbia mai giocato.”
[Leggi la recensione completa]

GAME ALMIGHTY:
“Ogni obiettivo ha qualcosa di nuovo, e maledettamente caotico, perché, più di ogni altra cosa, Modern Warfare mostra quello che succede in una vera zona di guerra.”
[Leggi la recensione completa]

GAMESURF:
“COD4 è il miglior FPS che abbia avuto la possibilità di giocare negli ultimi cinque anni, Half Life 2, Halo 3 e F.E.A.R. inclusi. Brilla per i comparti grafico e sonoro, impeccabili, per il livello mai visto d'immersività della trama, per la qualità sbalorditiva dell'IA e per molte altre ragioni.”
[Leggi la recensione completa]

THE GAMES MACHINE:
“A un gameplay brutale e intenso nel ricreare le meccaniche del combattimento moderno, si affiancano uno scripting eccezionale e una grafica di altissimo livello"
[Dicembre 2007, pag. 60]

COMPUTERSGAMES.RO:
“Call of Duty 4 è indubbiamente una pietra miliare nel genere, e ci vorrà qualcosa di veramente speciale in futuro che possa comperete con le sensazioni trasmette a tutti coloro che ci hanno giocato.”
[Leggi la recensione completa]




martedì, gennaio 22, 2008

Funkyman - Dafank (2001)





Dafank: Chitarre 1,2,3, basso, mix
contiene sample di batteria di Bernard Purdie
sample di voce tratto dal brano "Outro" di Herbaliser

domenica, gennaio 20, 2008

Dimitri from Paris




giovedì, gennaio 17, 2008

Io sono leggenda - Francis Lawrence, 2008

Questa di Francis Lawrence è la terza trasposizione cinematografica del famoso romanzo omonimo di Richar Matheson edito nel 1954.
Ripensando al Dracula di Todd Browning, Matheson immaginò di rovesciarne la situazione base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi.
Il romanzo racconta dello scienziato Robert Neville l’unico uomo vivo rimasto sulla terra a non essere stato contagiato da un virus portato dal vento che ha trasformato gli uomini in una sorta di vampiri.
Di giorno Neville si dedica alla ricerca di cibo, acqua, medicinali, e tutto quanto possa permettergli la sopravvivenza in quel mondo ormai stravolto.
La sua routine quotidiana prevede anche la caccia dei superstiti contaminati (che di giorno sono inattivi a causa della loro forte fotosensibilità) e il rogo dei cadaveri.
Di notte è lui ad essere la preda. Barricato nella sua casa cerca di non pensare alla folla di persone che fuori chiedono la sua pelle. Così procede il romanzo tra claustrofobia, solitudine e terrore, mentre Neville indaga sulle cause della sua immunità per riuscire a creare un antidoto adatto a debellare il virus. Ma un giorno si accorgerà di non essere il solo a non aver contratto il virus e…

Il primo remake italiano intitolato L’ultimo uomo della terra del 1964 fu diretto da Ubaldo Ragona e interpretato da Vincent Price e Franca Bettoia. Questa è la trasposizione cinematografica più vicina al romanzo di Matheson. Sebbene per certi versi un po’ ingenua (oggi vedere Neville che appende dell’aglio alla porta per tenere lontano i vampiri, o vedere i vampiri stessi che avanzano lentamente con la faccia spiritata e bianca in perfetto stile zombesco del Romero sessantottino fa un po’ sorridere. Ma dobbiamo considerare che questo film uscì nei primi anni sessanta!) questa versione resta senza dubbio la migliore. Mentre la seconda del 1971 intitolata 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (titolo originale the Omega man) diretta da Boris Sagal e interpretata da Charlton Eston, oltre che differire dal soggetto originale, scade in momenti di pura ilarità ai limiti del trash.
Il nuovo Io sono leggenda di Lawrence vede Willy Smith nei panni del dottor Robert Neville alle prese con una New York deserta. Il virus questa volta non è portato dal vento, ma creato accidentalmente dall’uomo. Sebbene le scene in solitudine siano ben concepite e convincenti, il film non brilla né per contenuti, né per originalità, per molti motivi. L’eccessivo uso di (pessima) computer grafica per le scene in cui i “vampiri” (che poi sono niente altro che uomini affamati di carne umana, affetti da una sorta di rabbia che modifica geneticamente anche il loro aspetto fisico), e la loro eccessiva forza e agilità, fa sembrare tutto tremendamente falso. La forzata spettacolarizzazione dell’azione in perfetto stile hollywoodiano è un’altra pecca che poteva essere evitata. Per fortuna che di queste scene non ce ne sono poi molte.
Cambia però il senso di ribaltamento presente nel romanzo: Neville (impegnato ogni giorno nel cacciare metodicamente gli infetti proprio nel momento in cui sono più deboli piantando paletti nel cuore dei malcapitati), solo, in un mondo di vampiri, è il mostro che semina paura e deve essere ucciso. E’ una leggenda. I vampiri lo temono e lo vogliono uccidere senza troppo interessarsi di capirlo come uomo, proprio come lui fa con loro di giorno.
Il film di Lawrence perde questo relativismo. La caccia metodica di Neville è solo vagamente accennata e sembra quasi accidentale. Della paura provata dai vampiri non c’è traccia.
Ne resta un banale film sci-fi/ horror con un fastidioso ed eccessivamente rimarcato messaggio del regista (fortunatamente assente nel romanzo di Matheson, più cinico e nichilista) che insiste sulla capacità dell’uomo e della scienza di distruggere l’intera umanità e inneggia l’abbraccio di Dio come unica salvezza del mondo.
Nel complesso è un film godibile, almeno per chi è appassionato del genere fantascienza-horror. In un giorno di pioggia, se proprio non avete altro da fare e non c’è niente altro che vi interessa al cinema…



L'ultimo uomo della terra (Ubaldo Ragona, Italia 1964)




1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The Omega man - Boris Sagal, Usa 1971)



Io sono leggenda (I am a Legend - Francis Lawrence, Usa 2008)





Vai al sito ufficiale.

venerdì, gennaio 11, 2008

Mad world - Gary Jules

domenica, novembre 11, 2007

Consumismo o follia?


Dopo l'inaugurazione del centro commerciale ad Empoli dove si sono verificati bivacchi notturni in attesa dell'apertura dei cancelli, con tanto di ressa e feriti per accaparrarsi televisori venduti ad un euro al pollice (offerta che poi si è rivelata inesistente), si è verificato un altro fatto di cronaca che fa pensare.

Leggi l'articolo.

domenica, novembre 04, 2007

L'incipit


«Io sono fatto di acqua. Non ve ne potete accorgere perchè faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti di acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.»

[Confessioni di un'artista di merda - Philip K. Dick]