“Ogni singolo uomo vede soltanto una porzione della verità complessiva; e molto spesso, in realtà quasi sempre, egli deliberatamente s'inganna anche su questo piccolo prezioso frammento" [...] [Fred/Bob Arctor – Un oscuro scrutare - P.K.Dick]
martedì, aprile 03, 2007
Aforisma del giorno
[Lev Tolstoj]
Il Simbolismo
dal 18 febbraio al 20 maggio 2007
Da Moreau a Gauguin a Klimt
Info e orari
18 febbraio - 20 maggio 2007
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso:
dalla domenica al giovedì 9.00/20.00
venerdì e sabato 9.00/22.00
Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d'Este, 21 - 44100 Ferrara
Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale.
De Chirico a Palazzo Zabarella
Negli stessi anni in cui Picasso trasformava gli aspetti visibili della cose e Kandinsky ne faceva scaturire emozioni astratte di forma e di colore, egli gettò le basi di un nuovo modo di esprimersi fondato non sull’apparenza dell’oggetto ma sulle sue possibilità di significato. Per primo si rese conto che ogni forma che vediamo trae il suo vero valore dalla nostra coscienza per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare in noi. Convinto della fondamentale mancanza di senso del mondo e dell’inesistenza di una verità unica, tanto meno di quella visibile, egli ha fatto della sua arte il mezzo per mettere a nudo il mistero delle cose. Dipingendo immagini che appaiono come un ricordo o una depurata essenza spettrale degli oggetti, e accostandole non secondo la logica ma per associazioni intuitive e simboliche, de Chirico provoca in chi guarda reazioni psichiche ed emotive di grande intensità e di profonda poesia.
Far vedere ciò che non si può vedere è stato fin dall’inizio lo scopo della sua ricerca artistica e chiamò metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che il mistero e l’enigma non stanno al di là ma dentro le cose fisiche, nella “tranquilla e insensata bellezza della materia”, nella molteplicità di sensi che sprigionano le immagini qualora vengano rotti i nessi logici di relazione tra loro.
Il mondo di de Chirico non è un mondo di forme che appaiono ma di significati che si rivelano. Egli avvia un cambiamento fondamentale nelle arti visive, che estenderà la sua influenza dal Dadaismo al Surrealismo per giungere fino alla Pop Art, mettendo a nudo l’instabilità e la relatività dei linguaggi convenzionali della comunicazione.
Questa mostra vi accompagna a capire la sua arte, un'arte difficile e intellettualmente profonda che non può essere apprezzata in pieno se non decifrandone le metafore e i complessi simbolismi, ma che è strutturata in modo da indurre nello spettatore straordinarie emozioni. Nello stesso tempo, presentandovi un corpus di opere realizzate in stili completamente diversi a seconda delle varie epoche, vi aiuterà a cogliere gli elementi di continuità di un'ispirazione artistica che procede per oltre sessant'anni tra continue fratture, ricomposizioni e ritorni.
Paolo Baldacci
Gerd Roos
La mostra di De Chirico si svolgerà a Palazzo Zabarella di Padova dal 20 gennaio al 27 maggio 2007. Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale.
lunedì, aprile 02, 2007
Francia: aperto l'archivio segreto sugli Ufo
I dossier, oltre 400 su 1600, sono consultabili on line
PARIGI (FRANCIA) - Il mistero sull'esistenza degli ufo resta, ma, almeno, è stato svelato quello sul contenuto di uno dei principali archivi del mondo in materia, archivio che contiene moltissimi resoconti di presunti avvistamenti di oggetti volanti non identificati. La Francia è infatti diventata il primo Paese al mondo ad aver aperto al pubblico il suo archivio ufficiale che documenta gli avvistamenti di Ufo. Lo ha annunciato Jacques Patenet, il direttore del «Gruppo di studio e d'informazione sui fenomeni aerospaziali non identificati» presso il «Centro nazionale per gli studi spaziali» (il Cnes) di Parigi.
CORRIERE DELLA SERA - 23 marzo 2007
giovedì, marzo 22, 2007
Aforisma del giorno
Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio.
[Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, "Memorie dal sottosuolo"]
sabato, marzo 17, 2007
Pioggia bianca
[...] Si affacciò allo spesso vetro anti-rumore e guardò fuori. Le prime note di I talk to the wind echeggiarono con infinita dolcezza ai suoi orecchi. Il cielo plumbeo assunse un colore iridescente e acceso. I rari raggi di sole che flebili filtravano dalla coltre di nubi apparivano adesso più luminosi e di un giallo vivo, sino a sembrare quasi penetrare solidi l’atmosfera. Il grigio intenso delle zone più addensate di pulviscolo si alternava a quello più chiaro delle zone dove i detriti erano meno densi nell’atmosfera creando giochi cromatici di innaturale bellezza. Abbassando lo sguardo verso terra sulle rovine della città non potè fare a meno di notare i nuovi colori che stavano assumendo, tutto era più luminoso, più vivo. Osservò le crepe incresparsi ruvide e ne immaginò la consistenza tattile. Gli uomini del regime, quelle piccole forme verde smeraldo che si muovevano al passo dell’oca, sembravano adesso più umane. La musica aveva su di lui un potere visionario mistico che gli donava la capacità di vedere le cose trascendere da ogni significato, conferendo una bellezza insolita anche a ciò che normalmente aborriva. Ogni cosa realmente era, nulla più. E nella sua quintessenza poteva finalmente ritrovare tracce di un’entità divina andata persa nel reale. La musica agiva sul suo sistema percettivo come avrebbe potuto agire
Ma non aveva solo questo effetto benefico e rigenerante (ricreazione… ), apriva le porte a nuovi schemi di pensiero. La musica induceva alla riflessione, e la riflessione era nemica dell’azione, per questo Perkins l’aveva proibita assieme alla letteratura e alla cinematografia.
Si tolse le cuffie, ripose il disco nella custodia e spense l’impianto audio, dopodichè risalì al piano superiore per prendere la sua dose giornaliera di Tumaxina in pillole. I dolori ai polmoni stavano iniziando, e il tumoxal li avrebbe calmati oltre a rallentare la corsa verso l’apoptosi cellulare. [...]
martedì, febbraio 20, 2007
Sulla Qualità..
Fedro capì che gli intellettuali sono quelli che fanno più fatica a vederla, proprio perchè non esitano un attimo a rinchiudere tutto in forme intellettuali. Chi fa meno fatica sono i bambini piccoli e la gente incolta. Ecco perchè, pensò Fedro, la squareness è una malattia così tipicamente intellettuale.
[...] Di solito gli square, diceva, a causa dei loro pregiudizi, danno poca importanza alla Qualità, cioè alla realtà preintellettuale; la ritengono un semplice periodo di transizione privo di accadimenti tra la realtà oggettiva e la sua percezione soggettiva. Non cercano neanche di scoprire se non sia per caso diversa dalla concezione intellettuale che ne hanno loro.
Invece è proprio diversa. [...]
[Tratto da: "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig]
venerdì, febbraio 09, 2007
Imagination
Imagination is funny, it makes a cloudy day sunny.
Makes a bee think of honey just as I think of you..
domenica, febbraio 04, 2007
Aforisma del giorno
L'arte è un'astrazione: spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa e preoccupatevi più della creazione che del risultato.
[Paul Gauguin]
E' finita l'estate
E' fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.
Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.
Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.
La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.
Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.
[Arsenij Tarkovskij]
Arriva il film su Lucio Battisti
giovedì, febbraio 01, 2007
Gene memoria regola il sonno
ROMA, 1 FEB - Uno dei principali geni legati alla formazione dei ricordi e all'apprendimento potrebbe essere un regolatore della profondita' del sonno. Lo scoperta e' stata fatta da Chiara Cirelli e Guido Tononi,due studiosi italiani dell' universita' del Wisconsin. Secondo lo studio il gene Bdnf regola il bisogno di dormire in quanto solo dormendo le nuove conoscenze potranno essere fissate nella memoria o perse se il cervello le giudica superflue.
[Notizia tratta da www.ansa.it]
mercoledì, gennaio 24, 2007
Aforisma del giorno
Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto?
[Tyler Durden - Chuck Palahniuk, Fight Club]
martedì, gennaio 23, 2007
Simbologia della Morte nei sogni
Tutta la nostra esistenza consta di tante piccole morti e rinascite riconducibili ad altrettanti "passaggi" da una fase all'altra della vita. In questi momenti particolari i sogni di morte sono più numerosi e suggestivi, tesi a mostrare quanto si deve lasciare di vecchio...
domenica, gennaio 21, 2007
Chet Baker
Moon And Sand [ascolta..]
Deep is the midnight sea
Warm is the fragrant night
Sweet are your lips to me
Soft as the moon and sand
Oh, when shall we meet again?
When the night has left us with a spell
We may
Though waves invade the shore
Though we may kiss no more
Night is at our command
Moon and sand
Though we may kiss no more
Night is at our command
Moon and Sand
martedì, gennaio 16, 2007
Aforisma del giorno
[Ambrose Bierce]
lunedì, gennaio 15, 2007
MUSICA, LA TOSCANA PREPARA UNA LEGGE
FIRENZE - La Toscana potrebbe essere la prima regione in Italia ad avere una legge regionale sulla musica. Tra coloro che la stanno preparando, insieme ai consiglieri regionali dei Ds, alcuni musicisti toscani come Piero Pelù, Jovanotti ed Enriquez Gretti della Bandabardò.
Valorizzare le attività musicali, favorire la formazione professionale, promuovere nuovi talenti, riconoscere e sostenere il ruolo dell'associazionismo senza fini di lucro, dare eco fuori regione all'immagine della musica popolare toscana. Sono queste alcune delle finalità che Enzo Brogi, consigliere regionale Ds, ha indicato aprendo i lavori di un convegno su 'La musica e' culturà che si svolge oggi a Firenze. All'incontro partecipano musicisti e organizzatori di eventi.
La mattinata sarà chiusa dalle relazioni del sottosegretario ai Beni Culturali Elena Montecchi e dal presidente della Regione Claudio Martini. Nel pomeriggio sono in programma quattro workshop che serviranno a preparare le linee guida della nuova legge. Le conclusioni sono affidate al presidente della Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali del Senato Vittoria Franco.
mercoledì, gennaio 10, 2007
I grandi clic della Storia nel museo. Il Getty approfitta dell'avvento del digitale.
L'ESECUZIONE sommaria di un vietcong non lontana da una crocifissione medievale. Il miliziano morente di Capa, il bonzo vietnamita in fiamme, sotto lo stesso tetto di un marmo ellenistico. Le immagini del "dolore degli altri", le dure e crude icone della storia entrano nei musei. Non più solo per iniziativa di quelli più eccentrici come il Warhol di Pittsburgh, con le sue coraggiose esposizioni delle foto di linciaggi del Ku Klux Klan o delle istantanee delle torture di Abu Ghraib. E' il prestigioso, austero Getty Museum di Los Angeles a rompere con determinazione il muro invisibile che teneva lontane le fotografie di reportage, col loro pesante carico di realtà, dal sistema dell'arte canonizzata e sacrale.
Nella sua onnivora (e spesso controversa) politica di acquisizioni, "The Getty" ha cominciato di recente a includere gli originali di celebri scoop visuali del fotogiornalismo novecentesco. Con una certa attenzione per quelli che colgono la morte in diretta. Inaugurò la serie, nel 2003, proprio la foto del monaco buddista Quang Duc immolatosi per protesta nel 1963 davanti all'obiettivo di Malcom Browne, fotografo dell'Associated Press.
In realtà da oltre un secolo la fotografia ha sfondato le porte dei musei: cominciò nel 1893 la Kunsthalle di Amburgo con un lungimirante acquisto di bromolii pittorialisti, poi negli anni Venti fu il Metropolitan di New York ad acquisire i capolavori dei nuovi secessionisti americani.
Lo stesso Getty possiede migliaia di foto d'autore, ritratti, paesaggi, still life. Ma il destino di quelle immagini curatissime e trasudanti volontà d'arte era già in partenza il museo. La foto di reportage invece ha sudato la sua gloria sui catramosi inchiostri dei rotocalchi. Certo, anch'essa talvolta ha conquistato il "diritto di cornice": ma finora solo in spazi appositi, gallerie e musei specializzati. Persino il MoMa, pioniere nell'attenzione alla fotografia, si limitò a una sola incursione nella foto di cronaca, nel '73, trattandola più o meno come un'arte involontaria.
Eppure ai lettori quelle foto non piacevano solo sulle pagine patinate. Al massimo del successo, Life aprì una galleria a Manhattan, e l'agenzia Magnum, olimpo dei fotoreporter, offriva in vendita stampe numerate. Il momento di spostare il confine tra arte e documento doveva pur arrivare. E' arrivato.
"Non avrei pensato di acquistare queste immagini trent'anni fa", ha confessato al Los Angeles Times lo storico curatore del Getty, Weston Naef.
Il momento è tecnicamente propizio: costrette dalla rivoluzione digitale a riconvertire i propri archivi, le grandi testate si liberano a buon prezzo di pacchi di foto originali, e i grandi musei ci si tuffano. Nessuno degli acquisti del Getty è costato più di 15mila dollari, cifra ridicola per un pezzo da museo. "In realtà noi italiani siamo molto più avanti nella tutela del patrimonio fotografico", commenta Gabriella Belli, direttrice del Mart, il dinamico museo di Rovereto che ha un'attenzione particolare alla fotografia, "ma abbiamo meno coraggio di esporlo".
Nell'oceano della memoria fotografica del ventesimo secolo occorreva comunque fare scelte precise, e quelle del Getty sembrano dettate da criteri inediti. Non conta sempre la fama dell'autore: Boris Yaro, fotografo del turno di notte del LA Times, è un nome sconosciuto rispetto alla fama del suo scatto di Bob Kennedy morente sul pavimento dell'Hotel Ambassador. Neppure conta la bellezza dell'immagine: uno degli ultimi acquisti del Getty, il fotogramma più impressionante del film amatoriale di Abraham Zapruder da Dallas, quello in cui il cervello di John Kennedy schizza via colpito dal proiettile di Lee Oswald o di chissà chi, è mosso e sfocato. Forma e firma, i due pilastri dell'aura di ogni opera d'arte, cedono dunque di fronte a un requisito squisitamente fotografico: lo shock dell'attimo fatale, irripetibile, unico, l'emozione della Storia congelata in icona.
I critici radical arricciano il naso di fronte alla museificazione della foto di reportage: separate dal contesto, incorniciate e appese, le foto diventano "stazioni di una distratta passeggiata con gli amici", ha scritto Susan Sontag. La storia sterilizzata nel museo perde la sua forza? Qui sembra avvenire l'opposto: il museo in cerca di identità chiede forza all'emozione delle fotografie, quelle che hanno plasmato la coscienza storica, politica, morale del secolo dell'immagine mediatica. "Non sopporto quelle maledette mostre con le cornicette sul muro", imprecava un grande fotoreporter, W. Eugene Smith, "con le foto da guardare come pezzi d'arte. Io voglio che siano pezzi di vita". Forse è proprio un'iniezione di vita che cercano i musei del terzo millennio.
(di MICHELE SMARGIASSI, LaRepubblica.it , 9 gennaio 2007)
domenica, dicembre 31, 2006
La città-fantasma
Per stupirvi anche voi guardate i video dei miraggi del 2005 e del 2006 (dal sito ufficiale della città di Penglai).
[Tratto da www.focus.it]
martedì, dicembre 26, 2006
25.12.2006 ore 9:47 - E' morto il re del soul James Brown
Brown, che si era autodefinito "il padrino del soul", ha fatto scuola anche sul palcoscenico, con la sua fisicita' dirompente, che ha influenzato successivamente cantanti del calibro di Mick Jagger e Iggy Pop.
Alle spalle ha avuto un'infanzia difficile: nato da una famiglia poverissima della Carolina del Sud nel 1933, a sei anni viveva in un bordello ad Augusta, Georgia, e per pagarsi l'affitto lavorava come lustrascarpe e nelle piantagioni di cotone. A otto anni provava a rubare la sua prima macchina e finiva in un riformatorio. E' qui che avviene la sua svolta perche' conosce Bobby Byrd ed entra nel suo gruppo di gospel, prima di fondare , nel 1952, la propria band ''The Flames''.
Nel 1956 scrive "Please, Please, Please", ed e' il successo mondiale, consacrato nel 1961 con la registrazione dal vivo, nel tempio della musica nera dell'Apollo Theatre ad Harlem, di un album diventato un vero e proprio culto, con canzoni come ''I got you (I feel good) '' e ''Get up (I feel like being a sex machine)''.
Capace di suonare 350 serate all'anno, James Brown si trasforma, con la ricchezza, in un esempio di ''capitalismo nero'' , ben prima che il termine fosse inventato; apre ristoranti e negozi ed esorta i suoi concittadini di colore a vivere il ''sogno americano''.
Il giorno dell'assassinio di Martin Luther King, tiene un concerto teletrasmesso, invitando la popolazione alla calma. Il presidente Lyndon Johnson lo ringraziera' per questo. Negli anni ottanta diviene anche un volto cinematografico, interpretando il ruolo del predicatore nei 'Blues Brothers'' e cantando una delle sue canzoni piu' note "Living in America" nel film Rocky IV.
[notizia tratta da www.ansa.it]
giovedì, dicembre 21, 2006
Impossibile ripetere la stessa azione la colpa è del cervello "che improvvisa"
I risultati di una ricerca della Stanford University sui macachi
La pianificazione dei movimenti avviene sempre in modo diverso
Per quanto possiamo essere bravi ed allenati ad eseguire una mossa, questa non ci riuscirà ma nello stesso identico modo proprio perché il cervello non pianifica le azioni, anche se ripetute tante volte, sempre nello stesso modo. Questa "difficoltà", conclude lo studio - pubblicato sulla rivista Neuron - si traduce in un limite nell'esecuzione del movimento. Ecco perché nessun atleta professionista potrà mai eseguire lo stesso movimento vincente tutte le volte che vuole.
[Articolo del 20/12/2006 comparso su www.repubblica.it]
lunedì, dicembre 18, 2006
Henry Cartier-Bresson a Milano dal 30 novembre al 25 marzo 2007
Oltre alle foto anche documenti e disegni originali, film documentario sul fotografo e altri film realizzati da Cartier Bresson. La mostra è arricchita da una serie di opere d'arte raccolte personalmente dall'autore, da foto di famiglia e libri.
La mostra è stata preparata - dalla fondazione Cartier Bresson e dalla leggendaria agenzia fotografica Magnum Photos - quando Cartier Bresson era ancora in vita, quindi sotto la sua diretta supervisione.
Henri Cartier-Bresson - Biografia
Il giovane Henry è uno spirito curioso, che si interessa di pittura e di letteratura. Frequenta i surrealisti, poi parte per un lungo viaggio, un anno in Costa d'Avorio, nel 1931.
Nel 1935 l'avventura americana, l'amicizia con Paul Strand e una nuova passione: il cinema.
Cartier Bresson torna in Europa e lavora come assistente del grande regista Jean Renoir.
Poi la Guerra. L'artista partecipa alla Resistenza francese. Nel '47 fonda, assieme a Robert Capa e David Seymour l'agenzia Magnum.
Cartier Bresson muore a Parigi, a 95 anni, il 2 agosto 2004.
Di Cartier Bresson e della sua inseparabile Leica si è detto e scritto di tutto. Forse meno della cosa più importante: la sua insaziabile curiosità per le cose del mondo.
In fondo la macchina fotografica è soltanto un mezzo per comunicare emozioni.
Per quanti hanno sentito tanto parlare di lui ma ancora non lo conoscono "personalmente" la mostra di Milano è un'occasione da non perdere.
Orario
tutti i giorni dalle 10 alle 20
giovedì dalle 10 alle 22
chiuso il lunedì
Prezzo biglietto
Intero: 6,50 euro
Ridotto: 5 euro
Scuole: 3 euro
[Articolo tratto da www.dphoto.it]
«Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.»
«Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento.»
[Henry-Cartier Bresson]
domenica, dicembre 17, 2006
martedì, dicembre 12, 2006
Afterhour a Firenze
Afterhour
Ballate per Piccole Iene - 2005 - Mescal
Manuel Agnelli ha nel frattempo conosciuto Greg Dulli (ex-Afghan Whigs, ora Twilight Singers) con il quale sono prima nate collaborazioni reciproche dal vivo, poi ripetute anche in studio. "Ballate per piccole iene" è il risultato di questo lungo studio di sonorità supervisionate da un grande produttore come John Parish (P.J. Harvey, Eels, Sparklehorse, Tracy Chapman). Quello che ne è uscito è un album intenso come già gli Afterhours ci hanno abituati in passato, ma che acquista sempre più consapevolezza ed equilibrio.
Anche questa volta le emozioni vengono toccate tutte, da quelle più rabbiose a quelle più struggenti, già da "La sottile linea bianca" che apre il disco con un inciso ipnotico e feedback spinti all'estremo. Segue "Ballata per la mia piccola iena", che con il suo straordinario crescendo vocale oltre a richiamare il titolo del disco è anche il primo singolo estratto. Il rock più duro prende forma sulle potenti distorsioni di "E' la fine la più importante", mentre si smorzano i toni diventando velati sull'onda della ballata intitolata "Ci sono molti modi".
Tracklist
La sottile linea bianca
Ballata per la mia piccola iena
E' la fine la più importante
Ci sono molti modi
La vedova bianca
Carne fresca
Male in polvere
Chissà com'è
Il sangue di Giuda
Il compleanno di Andrea
(tratto da http://www.kdcobain.it)
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Ci Sono Molti Modi
E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani, al cuore, ai reni
lasciandoti fottere forte
per spingerti i presagi
via dal cuore su in testa, sopprimerli
non sai
non sai
che l'amore è una patologia
saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
Eroe del mio inferno privato
se in giro di routine
verso il vuoto con classe
è tutto ciò che avrai
perchè quando il dolore è più grande
poi non senti più
e per sentirti vivo
ti ucciderò
ti ucciderò
vedrai
vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
lo sò
lo sò che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora
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Tutto Fa un pò Male
Sai che la fortuna è una religione:
tu ci credi oppure no,
lo capiremo prima o poi
che non c'è modo di rinascere senza peccare.
Ma tu hai voglia di rinascere,
è solo che non sai come finire.
E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male.
Quello che sognavi ti fa ridere
da quando sai che non lo puoi più avere.
Ma l'odio è un carburante nobile
e scommetto che non è così male.
Tradirsi con rispetto, perchè vivere è reale.
E vivere così, non somiglia a morire?
E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male.
E forse fa un po' male, forse fa un po' male.
Ma tutto fa un po' male, tutto fa un po' male
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"Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene
anche il sole sorge solo se conviene."
[Afterhour]
mercoledì, dicembre 06, 2006
PHOTOSOPHIA - Onanismi mentali su vita e fotografia
Il termine fotografia deriva da due parole greche: photos - ossia luce – e graphos – disegnare, scrivere. Disegnare con la luce, quindi, la realtà, o una realtà: quella vista dagli occhi del fotografo, che quasi sempre esalta, sottolinea, rende incisiva la realtà oggettiva. Immaginiamo la vita come la fotografia e la nostra visione di essa come la visione che della realtà ha il fotografo. La guardiamo pertanto attraverso un mirino nel quale componiamo la scena e cerchiamo di vederla da diverse angolazioni, cercando quella più d’effetto, quella che si avvicina di più ai nostri canoni di bellezza rispettando o stravolgendo i fotèmi classici, ma non sempre ci riusciamo. La luce imprime la realtà artefatta dalla sapiente arte del fotografo sulla pellicola. Abbiamo così un negativo e una stampa esattamente opposta a quella realtà impressa sulla celluloide. La realtà nelle sue due forme, nessuna scindibile dall’altra, bensì complementare: se una non esistesse l’altra non esisterebbe di conseguenza. Lo stesso identico scatto visto in due modi diversi.
Ma come componiamo la nostra scena? Come creiamo la nostra realtà?
Possiamo decidere di inquadrare un particolare e concentrarci su quello. Possiamo curare la resa di quel singolo dettaglio fino all’ossesso, cercando di dargli un senso che però sarà scisso dal tutto.
Oppure siamo quel tipo di fotografi a cui piacciono le vedute di ampio respiro, dove tutto quello che includiamo nella scena per noi ha un senso riposto nelle segrete interconnessioni con ciò che lo circonda? Nel primo caso probabilmente ci perderemo concetti importanti, analizzando troppo il dettaglio. Nel secondo, probabilmente, se non fossimo dotati di abile regia, rischieremo di confondere la scena.
La soluzione? E’ nello zen. Il libero fluire dell’arte. Che la foto si componga da sé.
[C.F.]martedì, settembre 26, 2006
Aforisma del giorno
La verità che rende gli uomini liberi risulta essere nella maggior parte dei casi la verità che gli uomini non vogliono ascoltare. [Herbert Agar]
lunedì, settembre 25, 2006
domenica, settembre 24, 2006
Aforisma del giorno
Ci vuole saggezza per comprendere la saggezza. La musica non è nulla se il pubblico è sordo. [Walter Lippermann]
venerdì, settembre 22, 2006
PREMIO LEGRI 2001: Graduatoria finale.
“La luce era quella di sempre, anche l’aria e i suoni erano quelli di tutti i giorni. C’era solo qualcosa di diverso, un particolare, un dettaglio: un’ombra. Niente di più di un’ombra, ma abbastanza per capire che da quel momento tutto sarebbe stato diverso...”.
I primi trenta classificati alla seconda edizione del concorso letterario “Premio Legri 2001" saranno pubblicati nel volume dal titolo "L'ombra" che sarà edito a cura della Festa dell'Unità di Legri.
CLASSIFICA:
1 classificato
2 classificato
FRANCESCA PIAZZINI Sbarre
3 classificato
STEFANO ROSSI In una notte oscura
4 -TERZA AGNOLETTI La catasta
5- DOMENICO MEDEA La chitarra di Santana
6- BENEDETTA RIGACCI Una tisana di erbe
7 -LEONARDO PETTI Autunno fragile
7 -MARCO ROSSI I gabbiani di Honfleur
7 -SERGIO TONON Onda temporale
7 - GIORGIA MONTANARI La fisarmonica rossa
11-PAOLO AMIOTTI I canarini
12-CLAUDIO FALLANI La figura nell'ombra
13-ROSINA ANGELUCCETTI L'ombra e Dio
13-MATTEO PIRINU La canzone di Maya
15-FRANCESCO CATARZI Washington 1999
15-DEBORAH BALLERINI La grane magnolia
17-MARIO BERTINI Quella falce di luna
18-LUCIA SANI Un risveglio
18-ELEONORA FILIE’ Nascere a se stessi
20-RENATO CAPINOTI L’impiegato comunale
21-GIOVANNI MANCINI Il profumo del gelsomino
22-MARIA CRISTINA BARTOLETTI Nemesi
22-LICIA ANTONIELLI Bellacoda
22-ROSSANA REGINATO Ho ucciso mio fratello
25-DAVIDE FINIZIO Per la morte della pena
25-MILA SALVINI L’ombra ed io
25-PATRIZIA ARRIGHINI L’ultima battitura
25-MARIA CRISTINA BARTOLETTI Reidratazione
25-ALESSIO MIGLIORINI Virus
30-DONATELLA DONATI L'ombra del domani
31-ELISABETTA PECCHIOLI Opere murarie
32-GIANNA BATISTONI Lo giuro
32-VALENTINA GORI 1938
32-VALENTINA GORI Il cassetto ei regali sbagliati
32-ALICE CARRADORI L'ultimo respiro
32-ALESSANDRO BONANNI I fiori di Fiorella
37-SARA ROSSI Sotto i susini qualcosa di nuovo
38-DEBORA FABRI L'ombra del nulla
38-DANIELA TINTI Ombre e fosse
40-ELENA RUGI Pensiero senile
40-GUIDO ROCCHI In ricordo dell3alluvione del 5.9.1960
42-GIAMMARIA SOTTILI Il ruolo delle ombre
43-GIANNI GNESINI Una domenica al Vanguard
44-MARCO ANDREA UGOLINI Sangue in San Frediano
44-ANDREA COVERINI Tutto mi transferisco in loro
44-AURELIO ULIVI Alta velocità
47-STEFANIA RAZZOLI L’ombra e i colori
48-DANIELA BINELLO La vita di un'altra
49-ELDA GIACHETTI Storia di una casalinga
49-ALFREDO ALTIERI La donna dei sogni
51-SIMONETTA GUARNIERI BASSI senza titolo
52-SABRINA BONAIUTI Occhi di ghiaccio
52-ILARIA CANGIOLI La scelta possibile
54-ROBERTO DI LORETO I l treno di Jenny
54DONATELLA CIOCIA NELLI Lettera da un amico di penna
54-GRAZIELLA BENCINI Un'ombra e qualcosa di nuovo sarebbe successo
57-MARY M.G. BIANCHI Nell'ombra di un possibile
58-STEFANIA MOSCATI Sensazioni
59-TANIA CONFORTI senza titolo
60-CARLA SORELLI Marina di Pisa 15 Luglio
61-MIHAELA BIFFI senza titolo
Walden (Vita nei boschi)
Andai nei boschi perché volli vivere in saggezza, Volli vivere in profondità, e succhiare tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non dover scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
[H.D. Thoreau]
Aforisma del giorno
Quando ero piccolo tutti mi chiedevano cosa volevo fare da grande. Gli altri rispondevano il dottore, il tramviere, l'astronauta…
Io dicevo: la testa di cazzo.
[Paolo Rossi]
giovedì, settembre 21, 2006
Rapidissimo ed economico. Ecco il chip che parla con il laser,
Rivestito di una membrana innovativa, trasferirà dati ad alta velocità. E' in fase di studio negli Usa. Potrebbe essere lanciato nel 2010.
La novità consentirà inoltre ai progettisti di ridisegnare i computer e di posizionare i chip a minore distanza tra loro. La nuova tecnologia, che avrà costi molto bassi, potrà essere applicata ai grandi calcolatori ma anche ai pc domestici.
Anche le connessioni a internet saranno enormemente più performanti. Secondo il sito web del quotidiano californiano San José Mercury News, si potrebbero scaricare dati a 1 Gigabit al secondo, una velocità che consentirebbe di guardare contemporaneamente numerosi canali televisivi ad alta definizione o di scaricare in pochi minuti un film in qualità dvd.
"Si tratta di un settore che ha iniziato a svilupparsi con decisione solamente negli ultimi 18 mesi - dice Eli Yablonovitch, fisico all'Università della California di Los Angeles -. Ci saranno molte più comunicazioni ottiche nei computer di quanto si sia mai immaginato".
Per la commercializzazione dei nuovi chip, potrebbe essere necessario attendere fino al 2010. Le ricerche proseguono però a grande ritmo, non solo negli Stati Uniti ma anche in Giappone. L'azienda che riuscisse a lanciarli per prima sul mercato battendo sul tempo i concorrenti otterrebbe infatti un grande vantaggio competitivo e guadagni notevolissimi.
( La Repubblica - 19 settembre 2006)
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.
[Pablo Neruda]
mercoledì, settembre 20, 2006
L'attitudine del cervelletto nel percepire le stranezze
Il cervelletto, l'organo che si trova nel cervello e che tra l'altro controlla la precisione dei nostri movimenti, opera una vera e propria distinzione tra gli stimoli a cui siamo abituati ogni giorno - per esempio il rumore quotidiano del traffico della nostra città - e uno stimolo insolito, magari uno scoppio improvviso.
Lo studio, che è appena stato pubblicato sulla rivista online Brain, ha impegnato i ricercatori italiani per due anni. Gli scienziati, che hanno collaborato con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l'IRCCS Medea di Udine, hanno studiato alcuni pazienti che avevano riportato lesioni a un solo lato del cervelletto.
"La capacità di riconoscere gli stimoli abituali dai nuovi rappresenta una funzione fondamentale del sistema nervoso e coinvolge oltre ai comportamenti quotidiani anche quelli sociali ed affettivi", spiegano gli autori dello studio. "Basti pensare che se siamo rilassati in una campagna, ascoltando il cinguettio degli uccelli, il transito inatteso di un treno ci fa trasalire, ma se viviamo in prossimità di una ferrovia non ci accorgiamo neanche più del passare dei convogli", ma magari è un altro rumore insolito a disturbare il nostro riposo. "Allo stesso modo- continuano gli studiosi- se siamo concentrati in un attività e veniamo toccati su una spalla possiamo sobbalzare; invece contatti più intensi, come quelli fra persone che viaggiano pigiate in uno stesso scompartimento, possono essere percepiti tanto attutiti da non farci interrompere la lettura o il sonno". E concludono: "A livello intuitivo siamo capaci con un solo sguardo di renderci conto che nel nostro solito gruppo di amici qualcosa non va".
Una scoperta, quindi, che ci racconta qualcosa in più su quali sono le fonti della nostra "sensibilità". Ma che, dal punto di vista strettamente scientifico e terapeutico, può aprire la strada a possibili cure per il trattamento dell'atassia, cioè la perdita della coordinazione muscolare, dell'autismo e dela schizofrenia.
(La Repubblica, 19 settembre 2006)
Aforisma del giorno
Anche se ad una mucca dai da bere del cacao non mungerai cioccolata. [Stanislaw Lec]
martedì, settembre 19, 2006
Aforisma del giorno
L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte: i suoi appetiti neri come l'erebo.
[William Shakespeare]
Esperi-mentos
Negli Usa è diventato di moda fare questi esperi-mentos. La cola più adatta a creare getti altissimi è risulata la Diet Coke.
E c’è chi, come mostra questo video, è stato in grado di consumare oltre 200 litri di Diet Coke e 500 Mentos per creare splendide fontane di schiuma.
(fonte: focus.it)
lunedì, settembre 18, 2006
Ecco il genio: una scintilla, tanto lavoro. Il talento è nulla senza applicazione.
Ad affermarlo è un libro, "The Cambdrige Handbook of Expertise and Expert Performance" (Il manuale di Cambridge della perizia e della prestazione esperta), pubblicato in questi giorni dalla Cambridge University Press, di cui il settimanale britannico New Scientist riferisce con ampio risalto nel suo ultimo numero. La tesi è che le capacità che in alcuni casi definiamo talento o addirittura genio non sono il frutto di un dono della natura con cui veniamo al mondo, bensì il risultato di una combinazione di abilità innata, istruzione di alto livello e una montagna di lavoro.
In sostanza lo studio della Cambridge University, mescolando psicologia e scienza cognitiva, ci dice di lasciar perdere l'idea che il genio, il talento o altre qualità innate creino le grandi menti della scienza e delle arti creative, le grandi scoperte e le grandi opere del pensiero o dell'arte o le grandi prestazioni dello sport: è invece una miscela di talento innato, studio e applicazione a produrre prestazioni record. Un motto variamente attribuito a Ernest Hemingway (per il campo umanistico) o a Thomas Edison (per quello scientifico) sosteneva che il genio è 1 per cento inspiration (ispirazione creativa) e 99 per cento perspiration (traspirazione, sudore, fatica). Sulla base del libro di Cambridge, il New Scientist aggiorna così la "formula della genialità": 1 per cento di ispirazione, 29 per cento di buone scuole, 70 per cento di lavoro.
La ricerca suggerisce in proposito una sorta di "regola dei 10 anni": per quanto sia solido il talento innato, occorrono almeno dieci anni di pratica, di lavoro serio ed intenso, per raggiungere la grandezza. Un'analisi su 120 atleti, attori, artisti, matematici e scienziati, condotta dal celebre psicologo Benjamin Bloom della University of Chicago, rivela per esempio che ogni singola persona esaminata ha impiegato almeno un decennio di studio ed esercizio prima di ottenere riconoscimenti internazionali. In più, solitamente, ognuno che ce l'ha fatta ha avuto un mentore, una figura chiave che lo ha aiutato e incoraggiato lungo il percorso.
La Cambridge University cita casi famosi: Mozart suonava il violino a 3 anni e componeva sinfonie a 7, ma solo nella tarda adolescenza ha prodotto la musica che lo ha reso un gigante; Einstein era uno scolaro mediocre e svogliato, solo quando si è applicato rigorosamente al campo che lo appassionava, e per cui era dotato, è esploso; Tiger Woods ha imparato a usare la mazza da golf prima che a camminare, ma è stato l'inflessibile allenamento a farne il migliore di tutti (lo stesso si può dire di Pete Sampras o Michael Jordan).
Tra i fortunati individui che nascono con una dose di talento in qualcosa, insomma, sono la qualità dello studio e l'intensità della pratica a fare la differenza: per cui uno diventa un genio e un altro solo un buon esecutore. "Scusi, da qui come si arriva alla Carnegie Hall?", tempio della musica classica a New York, era una vecchia battuta dei conservatori americani. E l'ironica risposta era: "Con tanta pratica".
ENRICO FRANCESCHINI
(La Repubblica - 18 settembre 2006)


